La Romania
fra passato e presente

08/12/2010

Il punto di vista controcorrente di  George Friedman, in un saggio apparso il 16 novembre 2010 su Strategic Forecast.

Molti di noi a scuola hanno imparato la poesia ‘Invictus’, che termina con i versi: ‘Io sono il padrone del mio destino: io sono il capitano della mia anima’. […] Questi versi non si addicono alla Romania. Nella storia rumena nulla testimonia che i Rumeni siano i ‘padroni’ del loro destino e i ‘capitani’ della propria anima. In Romania vale il contrario: è il destino a dominare i Romeni, la loro anima è nelle mani della storia. […]

Io li capisco: i miei genitori sopravvissero alla deportazione nazista, ritornarono in Ungheria e tentarono di rifarsi una vita. Ben presto però furono costretti a fuggire dai comunisti. Quando arrivarono in America volevano soltanto vivere al sicuro, alzarsi la mattina, andare a lavorare e guadagnarsi da vivere. Non ebbero mai l’impressione di essere padroni del proprio destino.

La Romania ha un problema: altri popoli si sono immischiati nei suoi affari, o meglio, altri stati si sono ripetutamente scontrati fra di loro in territorio romeno. Oggi le cose sono indubbiamente migliorate, ma gli stati che circondano la Romania sono di nuovo in  ascesa, e la Romania sta ritornando al centro della loro attenzione . […] I Romeni credono di potersi nascondere alle spalle dell’Unione Europea, e forse hanno ragione. La storia però è alle porte e presto investirà di nuovo la Romania.

Geopolitica dell’automutilazione.

Iniziamo dalla geografia. I Carpazi […] invece di proteggere il paese lo dividono in tre parti: a Sud si trova la Valacchia, il cuore economico dell’attuale Romania dove sorge la capitale, Bucarest; a Est c’è la pianura moldava; infine a Nordovest si trova la Transilvania, montuosa e inospitale. La tragedia della Romania è che nessuna di queste tre aree è facile da difendere. La Transilvania fu sotto il dominio ungherese nell’XI secolo, passò poi sotto il dominio ottomano e quello asburgico.  La Valacchia fu sottomessa dagli ottomani, la Moldavia fu contesa fra l’impero ottomano e quello russo. […]

La nazione rumena esiste da molto tempo, ma non è stata quasi mai un unico stato nazionale. Anche dopo l’unificazione – alla fine dell’Ottocento – ha sempre dovuto districarsi fra l’Impero Austroungarico, l’Impero Ottomano, la Russia e, benché distante, la Germania. Nel periodo fra le due guerre cercò un equilibrio fra monarchia, fascismo e autoritarismo, senza trovarlo. Tentò di mettersi al sicuro alleandosi con Hitler, ma finì dalla padella nella brace ritrovandosi in prima linea nella guerra contro i Sovietici. E appena i Sovietici iniziarono a contrattaccare a Stalingrado furono i primi – insieme agli Ungheresi – a essere colpiti. […]

Nonostante l’occupazione sovietica la Romania tentò di trovare la propria strada. Gli Ungheresi si ribellarono ai Russi (1956) e vennero duramente repressi, i Cecoslovacchi tentarono di creare un regime comunista liberale, pur nella sfera sovietica, e vennero ugualmente schiacciati (1968). I Romeni riuscirono a mantenere una certa autonomia dai Sovietici costruendo un regime ancora più oppressivo di quello sovietico: […] Mosca era disposta a tollerare un certo livello di autonomia purché Bucarest tenesse la popolazione a bada. La Romania quindi conservò una certa autonomia in politica estera e mantenne la propria identità nazionale, ma con grave danno delle libertà personali e del benessere dei cittadini.

La Romania moderna non si capisce senza capire Nicolae Caucescu. Si faceva chiamare ‘il genio dei Carpazi’. […] Il governo comunista di Bucarest era costituito dai resistenti comunisti che durante la Seconda Guerra Mondiale erano rimasti in Romania – chi nascosto, chi in galera. Fu un caso unico: Stalin non amava la ‘resistenza’, preferiva i comunisti scappati a Mosca negli anni ’30, che si erano mostrati fedeli al leader georgiano tradendo anche i propri ‘compagni’ in patria, all’occorrenza. Questi furono nominati capi dei regimi comunisti dei paesi satelliti. In Romania la situazione fu diversa; dopo la morte del fondatore del partito comunista romeno Gheorghe Gheorghiu-Dej, il potere passò nelle mani di un altro resistente comunista rimasto in patria: Ceausescu. […]

Ceausescu decise di ripagare il debito estero della Romania per non subire interferenze esterne, e decise quindi di esportare all’estero quasi tutto ciò che veniva prodotto in Romania. Il paese si impoverì rapidamente: l’elettricità e il riscaldamento erano beni rari, e anche il cibo era piuttosto scarso – nonostante la grande produzione alimentare. La Securitate, la polizia segreta, era molto efficiente e si dedicò a reprimere il dissenso. […]

Herta Muller, un’autrice romena di lingua tedesca, premio Nobel per la Letteratura nel 2009, ne ‘L’appuntamento’ – ambientato in epoca comunista – descrive la realtà romena all’ombra della Securitate. La protagonista, una donna con un lavoro normale che vive con un marito alcolizzato, vive nel terrore de ‘l’appuntamento’ con la polizia segreta, che presto o tardi dovrà affrontare. Proprio come nei romanzi di Kafka, non si capisce che cosa nasconda e che cosa stia cercando. Ma il senso d’angoscia è pervasivo e intacca la coscienza. Leggendo questo libro si capisce bene come l’anima dei Romeni sia stata calpestata dalla Securitate – fino al 1989. […]

Anche il crollo del comunismo in Romania fu diverso rispetto agli altri paesi: non si ebbe una rivoluzione di velluto, ma una serie di scontri sanguinosi fra la Securitate e gli anti-comunisti – emersi in circostanze ancora piuttosto oscure. Alla fine Ceausescu e la moglie Elena […] furono assassinati, e la Securitate si confuse nella società civile mischiandosi alla criminalità organizzata. […]

Dopo settant’anni di catastrofe la Romania voleva rifarsi una vita, senza l’illusione di cancellare il passato in quattro e quattr’otto, […] e pensò – come la maggior parte dei paesi dell’Est - che per riscattarsi sarebbe dovuta entrare nella NATO e nell’UE. […]

Il riscatto europeo.

Purtroppo non è assolutamente detto che queste due organizzazioni possano risolvere i problemi della Romania.

La NATO oggi sta cercando di tracciare una nuova ed ambiziosa strategia: per ora si tratta soltanto di parole al vento dato che molti paesi – compresa la Germania – non hanno i mezzi per metterla in pratica, sempre che si riesca a trovare un accordo. Le decisioni della NATO sono prese all’unanimità, ogni singolo membro ha il potere di bloccare una missione: in un’organizzazione così grande, composta da membri i cui interessi sono tutt’altro che unanimi, ci sarà sempre qualcuno pronto a porre il veto. E quindi per ora la NATO non è in grado di offrire grandi vantaggi alla Romania.

L’UE è in preda a una crisi strutturale. La maggiore potenza economica dell’Unione è la Germania, che ha un’economia basata sulle esportazioni – è il secondo maggior esportatore al mondo. Per crescere la Romania, come tutti i paesi in via di sviluppo, deve puntare sulla manodopera a basso costo per attrarre investimenti stranieri e aumentare le esportazioni. Ma lungo questo percorso si scontra con la competizione tedesca. A differenza del secondo dopoguerra, quando gli Stati Uniti assorbirono le importazioni di Germania e Giappone anziché entrare in competizione con loro, la Germania preme per esportare prodotti all’estero – anche in Romania – limitando le possibilità di sviluppo dell’economia romena.

In questa fase la Romania dovrebbe poter contare su un surplus commerciale, specialmente con la Germania, ma non è così. Nel 2007 le esportazioni romene furono di $40 miliardi contro $70 miliardi di importazioni! La Romania commercia soprattutto con Germania, Francia e Italia, i maggiori partner europei – che rappresentano  il 40% degli scambi commerciali. I problemi ci sono soprattutto la Germania, anche perché la Romania esporta in Germania soprattutto merci prodotte da aziende di proprietà tedesca.

Nel periodo fra il 1991 e il 2008 la prosperità economica dell’UE fece passare in secondo piano i problemi strutturali. Ma la crisi del 2008 li portò alla luce. Non è chiaro se e quando l’Unione riprenderà a crescere. Al momento l’economia tedesca ha ripreso a crescere, quella romena è ferma. […]

Le regole dell’Unione Europea sono state studiate per i paesi sviluppati – ad esempio in base alle leggi sull’impiego le aziende non assumono semplicemente i propri dipendenti, bensì li ‘adottano’ a tutti gli effetti. […] Essere imprenditori comporta la possibilità di fare errori e di cambiare rapidamente strategie per rimettersi in carreggiata, ma viste le garanzie dei lavoratori in Europa gli imprenditori hanno le mani legate. […]

La Romania è un paese di piccole e medie imprese che violano abitualmente le regole di Bruxelles – e di Bucarest. Questa situazione ha causato un aumento dell’illegalità e della corruzione. Ma la Germania sarebbe arrivata al livello in cui si trova oggi se nel 1955 – in pieno boom economico – avesse dovuto applicare alla lettera le regole di cui si fa paladina oggi? […]

Ho incontrato un imprenditore romeno che vende prodotti industriali. Gli ho fatto domande sulle norme relative all’industria e su come facesse a rispettarle. Mi rispose che c’erano ‘regole’ e ‘amicizie’, e che di solito le ‘amicizie’ potevano allentare le ‘regole’. A Berlino questa si chiama corruzione, in Romania sopravvivenza: un imprenditore romeno che seguisse alla lettera tutte le regole dell’UE andrebbe immediatamente in fallimento. Forse la Romania ha una certa tendenza alla corruzione, ma con le regole imposte dall’UE l’evasione è l’unica strategia possibile.

Mi è difficile vedere i vantaggi che possano offrire NATO e UE alla Romania oggi. […]

La scelta della Romania.

Con l’attacco alla Georgia del 2008 Mosca mandò un chiaro messaggio ai paesi vicini: la NATO non ha i mezzi – né l’intenzione – di intervenire in questa regione. A distanza di pochi mesi, dopo lo scoppio della crisi finanziaria del 2008, la Germania dichiarò che la sua responsabilità nei confronti dei paesi dell’Est non era illimitata. Dunque nell’arco di poco tempo tutto ciò in cui avevano riposto la propria fiducia i paesi dell’Est – NATO e UE – batteva in ritirata.

Chiacchierando con i Romeni di ogni livello  ho avuto la stessa impressione:

1)    non c’è dubbio che la NATO e l’UE non sono d’aiuto alla Romania al momento;

2)    tuttavia si tratta di un momento difficile, e non c’è motivo di adottare un’altra strategia.

C’è nel paese una minoranza di estrema destra schierata contro l’Unione Europea. […] Il fatto che al momento i partner occidentali non riescano a ‘prendersi cura’ della Romania non cancella comunque i fattori positivi: la NATO e l’UE hanno arginato i movimenti antidemocratici, e questo basta. Entrando a far parte di queste due organizzazioni, per la prima volta Bucarest ha affermato con orgoglio il proprio legame con valori quali modernità e democrazia. […] In quest’ottica gli svantaggi economici – ad esempio la bilancia commerciale in deficit – rappresentano un prezzo modesto da pagare. […]

I Romeni sono preoccupati dall’ascesa della Russia, soprattutto per quanto riguarda la situazione della Moldavia – una volta parte della Romania – occupata dai Sovietici dopo il patto con Hitler e controllata da Mosca fino ai primi anni ’90. Nel 1991 la Moldavia ottenne l’indipendenza, anche se continuò ad avere governi comunisti fino a pochi anni fa. Alle recenti elezioni il partito comunista è uscito di nuovo vincitore (seppur con una maggioranza risicata) e ora Bucarest teme che i Russi riprendano i contatti con la Moldavia inviando truppe alla sua immediata periferia.

Le autorità romene hanno portato la questione alla NATO, ma i Tedeschi vogliono evitare di incrinare i rapporti con i Russi, soprattutto ora che stanno tentando di coinvolgere il Cremlino nella NATO. L’Europa Occidentale non ha nessuna intenzione di ripiombare nella paranoia degli strateghi  nostalgici che vorrebbero ravvivare la Guerra Fredda.

Ho provato a suggerire un’alternativa alle autorità romene: l’Intermarium. Si tratterebbe di un’alleanza (anche interna alla NATO) fra Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria. Un funzionario mi ha detto che Romania e Ungheria hanno aumentato la cooperazione militare, e che attualmente sono in corso trattative con la Polonia. […]

I Romeni ora devono decidere l’acquisto dei cacciabombardieri. La scelta è fra i Gripen svedesi, gli Eurofighter e gli F-16 usati degli Stati Uniti. Ma la Romania non ha il denaro per comprare questi aerei e probabilmente – secondo me – non ne ha nemmeno bisogno: gli Americani infatti possono fornire la protezione aerea di cui necessitano […] A mio avviso la Romania dovrebbe dotarsi invece di una forza agile ed efficiente per proteggere il fronte orientale.

Bucarest medita di acquistare navi militari per contrastare la marina russa sul Mar Nero. Ma se Bucarest non ha i mezzi per acquistare 24 aerei da guerra, anche l’ipotesi dell’acquisto di navi da guerra non potrà che sfumare. […] Il Mar Nero è  un punto delicato, ma sarà interessante vedere l’evoluzione dei rapporti fra i vari stati che vi si affacciano, ora che la Turchia sta diventando il leader regionale. La Turchia è il quarto maggior importatore di prodotti rumeni, ed è uno dei pochi paesi che importi più di quanto esporti in Romania. Ho fatto notare ai Romeni che la Turchia è stata fortunata a non essere ammessa nell’UE: la sua economia è cresciuta del 12% nel primo quarto del 2010 e non ha mai smesso di crescere negli ultimi anni.

La Turchia è diventata la locomotiva economica della regione e, a differenza di Germania, Francia e Italia, ha molto in comune con la Romania. Inoltre è una potenza militare di rilievo e, per quanto non stia cercando un confronto con la Russia, non ha nessuna intenzione di mantenere un basso profilo. Fa parte della NATO e potrebbe unirsi all’Intermarium e contrastare eventuali minacce sul Mar Nero. […]

Per crescere la Romania non può contare esclusivamente sulla NATO e sull’UE. […] Bucarest deve andare oltre, capire che l’equilibrio degli ultimi vent’anni non regge più,  soprattutto rendersi conto che la Romania è libera, responsabile del proprio futuro e ‘padrona del proprio destino’.

Ma è proprio questo il punto dolente della Romania e degli ex paesi satelliti – che hanno ancora in mente la tragedia della Prima Guerra Mondiale e le disastrose imprese di Hitler. […] I Romeni sono appena riemersi da un mondo di orrore e di morte, che avevano contribuito a creare.  Probabilmente hanno più paura di se stessi che degli altri. La scelta di diventare Europei è una sorta di terapia, che ha il potere di liberare i Romeni dai demoni del passato. […]

I Romeni credono davvero che solo entrando a pieno titolo in Europa potranno liberarsi del peso della storia. Io sono più scettico. […]

Traduzione: Davide Meinero

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