La Germania limita il welfare per gli altri Europei

17/10/2016

Il governo tedesco ha preparato un disegno di legge che, se approvato dal parlamento, permetterà alla Germania di negare l’indennità di disoccupazione a cittadini di altri paesi UE residenti in Germania, dopo alcuni anni di disoccupazione. È un passo verso il ritorno alla situazione antecedente il trattato di Maastricht del 1992, che istituì la cittadinanza europea. Da allora i cittadini di qualunque paese dell’Unione hanno diritto a godere tutti i servizi e i benefici previsti dal paese di residenza in favore dei propri cittadini, incluso il welfare (sanità, sussidi sociali). Prima dell’implementazione del trattato di Maastricht i cittadini dei paesi della Comunità Europea potevano risiedere e lavorare liberamente in qualunque altro paese della Comunità, ma senza avere automaticamente accesso al welfare.

Sono circa 14 milioni i cittadini europei residenti in paesi europei diversi da quelli di cui sono cittadini. Circa il 30% di questi non ha una occupazione stabile. Poiché il welfare è molto più generoso in alcuni paesi che in altri, è piuttosto diffuso il fenomeno del ‘welfare shopping’, cioè l’andare a vivere senza lavorare in paesi in cui il welfare (sanità, sussidi) è più generoso.

Le regole europee attualmente dicono che nei primi tre mesi di residenza non è dovuto nessun welfare ai cittadini di altri paesi europei, in quanto visitatori temporanei. Dopo tre mesi chi intende rimanere deve dimostrare di aver qualifiche sufficienti a trovare lavoro per avere il permesso di residenza, che dà automaticamente diritto al welfare. Studenti e pensionati debbono dimostrare di avere sufficienti mezzi di sostentamento propri. Secondo la Commissione Europea in Germania, Finlandia, Francia, Olanda e Svezia fino al 5% dei sussidi di disoccupazione sono corrisposti a cittadini di altri paesi. Nei paesi più poveri, che offrono meno benefici, la percentuale raggiunge al massimo l’1%.

La richiesta (bocciata) di poter negare i benefici sociali ai cittadini di altri paesi europei dopo un periodo di disoccupazione è stata una delle ragioni fondamentali che ha portato la Gran Bretagna alla Brexit. Però una sentenza recente della Corte Europea di Giustizia ha aperto la strada alla possibilità di limitare il welfare per i residenti che non sono cittadini nazionali. Così ora la Germania è il primo paese UE ad adottare formalmente un provvedimento in tal senso.

In Germania l’opinione pubblica è molto ostile agli immigrati che ‘sfruttano’ il generoso welfare tedesco. Secondo l’Agenzia per l’Impiego tedesca il 12% dei 440.00 cittadini europei residenti in Germania riceve sussidi perché disoccupata o con reddito inferiore al minimo. L’arrivo di centinaia di migliaia di rifugiati dal Medio Oriente richiede un ulteriore drenaggio di fondi per l’assistenza sociale. Il successo del partito AFD (Alternativa per la Germania) alle recenti elezioni amministrative ha mostrato quanto sia forte l’opposizione dell’opinione pubblica a pagare i costi dell’accoglienza.

Nelle negoziazioni sulla Brexit l’Unione Europea ha già dichiarato che la Gran Bretagna non potrà godere dei benefici del mercato comune se non accetterà il principio della libera circolazione delle persone (anche se queste persone non avranno automaticamente diritto a godere del welfare riservato ai cittadini). La Gran Bretagna invece pare orientata a chiedere di scegliere chi accogliere e chi non accogliere fra i cittadini europei, in base a propri criteri, mirati alla protezione dei propri cittadini anche sul piano economico.

Sono circa 14 milioni i cittadini europei residenti in paesi europei diversi da quelli di cui sono cittadini. Circa il 30% di questi non ha una occupazione stabile. Poiché il welfare è molto più generoso in alcuni paesi che in altri, è piuttosto diffuso il fenomeno del ‘welfare shopping’, cioè l’andare a vivere senza lavorare in paesi in cui il welfare (sanità, sussidi) è più generoso

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