L'alleanza franco-tedesca
e il futuro dell'Europa

17/05/2012

La partnership franco-tedesca è stata la pietra miliare della costruzione europea, che è stata la forza trainante della ricostruzione del continente. Ma se l’alleanza franco-tedesca è centrale per il presente dell’Europa, è la demografia a essere cruciale nel lungo periodo.

L’Europa, così come è stata costruita nel dopoguerra, può funzionare solo fino a quando gli interessi tedeschi e quelli francesi restano allineati, o per lo meno non entrano in aperto contrasto. Per la Francia l’Unione Europea rappresenta uno strumento di controllo e al contempo di stimolo per il potere tedesco. La Francia ha concepito le strutture comunitarie in modo da sposare il potenziale economico della Germania con la leadership politica della Francia, nella speranza di unire il continente e rendere la rottura con il resto d’Europa una scelta politicamente e finanziariamente insostenibile per la Germania. Ma il progetto francese ha avvantaggiato così tanto la Germania che il dominio economico di Berlino ha finito per erodere l’autorità politica di Parigi e mandare in frantumi la percezione, costruita con cura, di un equilibrio di potere tra i due leader europei. Il problema della Germania è che ha bisogno della collaborazione della Francia perché le sue politiche non vengano percepite come il tentativo di esercitare un controllo autoritario su tutta l’Europa.

La Merkel e l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy hanno interpretato i loro ruoli con grande efficacia, ma la campagna vittoriosa di Hollande ha messo in luce la divergenza di interessi tra i due paesi. Dato che negli ultimi anni il deficit commerciale della Francia con la Germania è esploso, la priorità francese - lo sviluppo della propria economia – oggi contrasta nettamente con il bisogno della Germania che i paesi europei continuino a importare merci tedesche, piuttosto che produrle all’interno. Tensioni e incertezze hanno circondato le relazioni franco-tedesche fin dall’inizio della campagna presidenziale francese, quando la Merkel ha apertamente sostenuto Sarkozy, percepito come il suo alleato nella battaglia contro i problemi finanziari europei. Hollande, al contrario, ha improntato la sua campagna su posizioni opposte. Il punto più critico in tal senso è l’impegno di Hollande a rinegoziare il fiscal compact, vero e proprio fulcro della strategia della Merkel per istituzionalizzare la disciplina fiscale tra i paesi della zona euro.  Hollande ha invece insistito sul fatto che occorre concentrare gli sforzi su iniziative per stimolare la crescita, piuttosto che sulle misure di austerità proposte dalla Merkel. L’incontro di ieri è stato inconcludente: entrambi i leader hanno cercato di minimizzare le tensioni, ma senza fare marcia indietro dalle rispettive posizioni, né accennare ad alcun compromesso. Hanno dichiarato che continueranno a collaborare per la causa comune dell’Europa, ma senza una parvenza di consenso sarà  ben difficile individuare quale sia la causa comune.

La futura crescita economica in Europa deve però fare i conti con un problema fondamentale che va al di là della portata di qualsivoglia proposta politica. Le prospettive demografiche dell’Europa non delineano infatti un futuro radioso per il continente: gli attuali problemi di bilancio dei paesi europei non sono nulla in confronto a quelli che dovremo affrontare tra 20 o 30 anni. Uno dei problemi basilari dell’Europa è che la popolazione sta invecchiando rapidamente. In tutte le società, sono le persone tra i 20 e i 40 anni ad alimentare la maggior parte dei consumi e quindi a influenzare la crescita economica. Le economie moderne dipendono in primo luogo dai consumi di questo segmento della popolazione, che si sta rapidamente restringendo in Europa (in particolar modo in Italia, Grecia, Spagna e Germania). Per questi stati l’epoca dei consumi stimolati dalla crescita interna è già finita; restano quindi le esportazioni come fonte primaria di crescita, ma nessuno può competere con la macchina da esportazione tedesca.

Il problema economico dell’Europa non è semplicemente una questione di bilancio, o di tirare la cinghia. Il ripristino di una demografia normale richiede un aumento massiccio del tasso di natalità per un intero decennio, cui si deve aggiungere il tempo sufficiente perché i bambini crescano. Nella migliore delle ipotesi, si tratta di un processo di almeno trenta anni, se non 60.

Il declino demografico dell’Europa comporterà problemi economici di portata ben maggiore della crisi attuale, a prescindere delle iniziative di crescita, dalle misure di austerità o dalla cooperazione franco-tedesca. Ma un atteggiamento collaborativo e la ricerca del consenso tra Parigi e Berlino è fondamentale se l’Europa ha intenzione di provare a ritardare questo triste declino il più a lungo possibile.

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