L'Europa in cambiamento
verso che cosa?

31/05/2012

Fino a due anni fa, l’Europa appariva  stabile e sicura: la NATO poteva facilmente contenere il possibile espansionismo russo a livello militare, l'Unione Europea poteva fare altrettanto a livello economico. Dal 2010, però, l'UE non ha più abbastanza fondi da destinare agli stati dell’Est Europa, mentre al contrario la Russia vanta un surplus di 600 miliardi di dollari grazie alla vendita di energia, più riserve di altri 500 miliardi.

Ora stiamo assistendo a una duplice trasformazione:

·      la Germania sta emergendo come potenza egemone nell’Unione Europea, con conseguenze potenzialmente distruttive della coesione europea;

·      la Russia continua l’avanzata nell’immediata periferia, nell’Est europeo.

Sul fronte della difesa, la NATO è priva di una politica coerente, perciò ottiene risultati mediocri sul terreno – come dimostra la situazione in Afghanistan. Si aggiungono poi altre complicazioni: ad esempio la Francia in Libia si è posta a capo di operazioni che esulavano dai diretti obiettivi della NATO, mentre i paesi dell’Est continuano a servirsi della NATO per avere l’aiuto degli USA contro l’ascesa russa.

I paesi dell’est si sentono meno al sicuro: i Russi hanno aumentato considerevolmente (si parla di decine di migliaia di uomini) il numero di militari dislocati lungo i confini occidentali, specialmente nella regione di San Pietroburgo.  osca inoltre ha un accordo con la Bielorussia che le consente di dispiegare liberamente truppe sul suo territorio in caso di minaccia bellica. I russi hanno già schierato sistemi missilistici antiaerei S-400 presso Kalilingrad, a due passi dalla Polonia, cui hanno intenzione di aggiungere l'anno prossimo il sistema missilistico di offesa Iskander.

Il Cremlino ha avviato una campagna di acquisti di beni strategici nei paesi europei che importano energia dalla Russia – Germania, Paesi Bassi, Italia, Austria e Slovacchia. Si tratta soprattutto di reti di distribuzione elettrica, raffinerie di petrolio e gas, aziende di trasporto. In Europa centrale e orientale le banche sono sull’orlo del baratro e i Russi sono pronti ad acquistarle a prezzi di liquidazione – anche se dovranno poi ricapitalizzarle e rimetterle in sesto.

La Russia inoltre può aiutare o danneggiare le disastrate economie dell'Europa centrale e orientale manovrando il prezzo del gas naturale che fornisce. Si tratta di un punto di forza soltanto per l’immediato, perché nei paesi dell’est stanno crescendo le importazioni di gas liquefatto, che renderanno quelle regioni meno dipendenti dal gas russo.

Fra i paesi baltici, la Lettonia ha una importante minoranza russa all’interno, l'Estonia è schiacciata tra Lettonia e Russia, solo la Lituania può dare del filo da torcere a Mosca.

La Russia sta consolidando posizioni egemoniche in Ucraina,  grazie sia all’instabilità politica sia ai legami culturali e linguistici. Dopo aver rinegoziato nel 2010 un accordo per estendere di 42 anni l’utilizzo della base navale in Crimea, sul mar Nero, la Russia ora vuole acquisire le infrastrutture energetiche ucraine. L'Ucraina è il centro degli interessi russi: senza l'Ucraina infatti la Russia resterebbe un ‘impero’ prevalentemente asiatico,  senza sbocchi sui mari caldi, sempre a rischio di essere coinvolta in conflitti con stati caucasici e centro asiatici. Un’alleanza fra Russia ed Unione Europea darebbe vita a un’entità geografica tentacolare, tenuta insieme da interessi commerciali, ma con zone grigie governate da regimi pseudo-democratici e nazionalisti vicini a Vladimir Putin.

Il futuro dell’Europa è a un bivio: la sua sopravvivenza come centro di potere economico, politico e morale non è affatto scontata, come si credeva fino a pochi anni fa. La crisi che sta vivendo l'Unione Europea è solo all'inizio, e potrebbe avere conseguenze geopolitiche epocali

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