La strategia della Gran Bretagna
nel contesto mondiale

11/05/2012

Alla vigilia della seconda guerra mondiale la Gran Bretagna controllava circa un quarto della superficie terrestre e governava un quinto della popolazione. A soli 50 anni di distanza, i suoi confini si limitano alle isole britanniche e a pochi altri territori di scarso  rilievo.

L’ascesa della Gran Bretagna a ruolo di superpotenza mondiale  nel XIX secolo  fu senz’altro favorito da Napoleone,  che nella prima fase del suo regno sconfisse tutte le flotte navali capaci di contrastare la potenza inglese.

Poi con la vittoria di Trafalgar (1805) Londra eliminò l’unico forte rivale europeo rimasto – la Francia  stessa – diventando potenza egemone del Nord Atlantico. Il caos in cui precipitò l’Europa con le guerre napoleoniche offrì alla Gran Bretagna un’opportunità unica di  espansione indisturbata sui mari.

In piena Rivoluzione Industriale, l’Inghilterra importò grandi quantità di materie prime dalle colonie, costellando le rotte commerciali di porti per lo stoccaggio delle merci. L’egemonia  inglese si estese in tutto  il pianeta. L’impero inglese, come l’impero romano nell’antichità, fu un impero commerciale: Londra integrava gli sconfitti all’interno della propria rete commerciale,  con beneficio  delle popolazioni sottomesse, che in più occasioni parteciparono alla difesa dell’impero pur di non perdere la posizione economica privilegiata ormai raggiunta.  

La decadenza inglese

Alla fine del 1800 due fattori contribuirono ad alterare gli equilibri mondiali:

1)l’unificazione tedesca (1871) stravolse gli equilibri europei: la Germania divenne la potenza industriale più forte del vecchio continente ed entrò in competizione con la Gran Bretagna;

2)gli USA, sviluppatisi rapidamente grazie ai capitali inglesi, raggiunsero un alto livello di industrializzazione che gli permise di dotarsi della marina militare più forte del mondo – superiore anche a quella inglese.

Ma furono le due guerre mondiali a mettere la parola ‘fine’ al vecchio ordine mondiale: la Gran Bretagna, duramente provata dal conflitto, perse a poco a poco il controllo su tutte le colonie oltreoceano.

I rapporti con gli USA e con l’Europa

Nel 1956 il leader egiziano Nasser nazionalizzò il canale di Suez, per il 44% di proprietà inglese, provocando una dura reazione di Londra, che attaccò l’Egitto coalizzandosi con Francia e Israele.

Gli USA, che avevano duramente criticato l’invasione dell’Ungheria da parte dell’URSS, si opposero all’intervento inglese e imposero il cessate il fuoco alla Gran Bretagna,  minacciando di vendere tutte le riserve che detenevano in sterline,  facendone crollare il valore. A questo punto Londra non ebbe scelta e accettò le decisioni degli USA rinunciando ad ogni ambizione imperiale. 

Da allora la Gran Bretagna adottò la cosiddetta ‘strategia del luogotenente’: consapevole di non avere la forza militare degli USA, si limitò a svolgere il ruolo di ‘vice’, mantenendo comunque un esercito forte che prese parte a tutte le missioni militari statunitensi per continuare a svolgere un ruolo preminente nel panorama internazionale e influenzare la politica  dell’alleato. Gli USA hanno spesso aiutato gli Inglesi, ad esempio fornendo informazioni di intelligence sui terroristi dell’Ulster e appoggiandoli durante la guerra delle Falkland (o isole Malvinas) nel 1982.

Orbitando nella sfera di influenza USA, la Gran Bretagna rischiava di perdere la propria libertà d’azione e di trasformarsi de facto nel 51° stato americano – come temeva la Francia di de Gaulle, che fece di tutto per tenere Londra fuori dalla CEE  al fine di contrastare l’ingerenza americana negli affari europei. Londra negli ultimi decenni  si è sempre tenuta in equilibrio fra l’Europa e gli USA, partecipando  marginalmente alla costruzione dell’Unione Europea  e rifiutando di entrare nell’eurozona. 

I vantaggi della strategia inglese

La Gran Bretagna ora temporeggia in attesa dei cambiamenti, senza schierarsi apertamente. È la strategia più congeniale per la sua posizione geografica:

·      nel caso in cui l’UE andasse in frantumi, la Gran Bretagna potrebbe sfruttarne le divisioni a proprio vantaggio e legarsi maggiormente agli USA;

·      nel caso di declino degli USA, potrebbe invece avvicinarsi all’Europa rinunciando – almeno in parte – alla relazione privilegiata con gli USA;

·      nel caso in cui sia gli USA sia l’UE cadessero in grande crisi, potrebbe pur sempre ritagliarsi uno spazio nel panorama internazionale, in completa autonomia.

Il temporeggiare e mantenersi in equilibrio ha sempre permesso all’Inghilterra di mantenere la propria autonomia e di adattarsi alle diverse situazioni, influenzando gli eventi a proprio vantaggio. Non v’è ragione che Londra cambi rotta proprio ora.

 

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