La Germania alla ricerca
di una politica estera

17/02/2014

L’opinione di George Friedman, di Strategic Forecasting.

 

Durante i recenti scontri in Ucraina fra i manifestanti pro-UE e le forze di sicurezza, Berlino ha chiaramente preso posizione a favore dei gruppi filo-europeisti contro il presidente filo-russo Viktor Yanukovich, destando l’ira dei Russi. È una novità assoluta: dal 1945 in poi la Germania ha sempre mantenuto un basso profilo in politica estera. Che cosa c’è alla base di questo atteggiamento più assertivo, e in particolar modo verso la Russia? La risposta riguarda solo in parte l’Ucraina, che durante questa crisi politico-economica non ha possibilità di entrare nell’UE.

La Germania ha sempre cercato di mantenere buoni rapporti con la Russia, sia perché dipende dalle forniture di gas russo, sia perché vede la Russia come un ottimo mercato per le esportazioni tedesche e una riserva di manodopera per il futuro. Le ragioni di questa svolta nell’atteggiamento tedesco sono profonde e hanno a che fare con il ruolo della Germania nell’attuale contesto europeo.

Ora che la NATO si sta sfilacciando e la Russia appare potenzialmente pericolosa per la determinazione con cui persegue una politica di espansione nei paesi dell’Europa dell’est, Berlino sta timidamente muovendo i primi passi verso la creazione di un nuovo ordine regionale.

Berlino non può lasciare all’egemonia russa paesi come la Polonia, la Repubblica Ceca e la Slovacchia, dove ha delocalizzato gran parte della sua produzione industriale, grazie alla presenza di manodopera qualificata e relativamente economica.

C’è poi un altro elemento. La disoccupazione nel Sud Europa non accenna a scendere, le divergenze fra Francia e Germania sulla gestione della crisi si stanno accentuando e molti degli ex paesi comunisti non si sentono sufficientemente “al sicuro” dalle mire espansionistiche russe. La rigidità dei Tedeschi nella gestione della crisi dell’eurozona ha alienato la simpatia dei paesi periferici e inizia ad avere effetti sulla stessa Germania: l’economia tedesca, basata sull’export, soffre per il calo dei consumi europei, e l’incremento delle esportazioni verso gli altri continenti inizia a non essere sufficiente per supplire alla mancata domanda europea. Per questo occorre un cambio di marcia.

Berlino forse ha capito che l’unione monetaria, invece di essere un collante per i paesi dell’UE, ha dato vita a pericolose spinte centrifughe. Per questo pare aver deciso di cambiare strategia e utilizzare l’arma politico-militare per uscire dall’isolamento in cui si è cacciata, cercando di tenere insieme i paesi dell’Unione. Recentemente la Germania ha dichiarato di voler partecipare a operazioni militari internazionali. Anche questa è un novità: dal 1945 in poi i Tedeschi hanno sempre evitato ruoli militari di qualche rilievo. Il ricordo dell’aggressività militare tedesca ha lasciato profonde paure in tutta Europa. Ma partecipare a operazioni militari internazionali sarà uno strumento di riavvicinamento alla Francia, che da tempo chiede più collaborazione militare da parte della Germania. I due paesi insieme potrebbero costruire il nucleo di un sistema di difesa europeo, che ora non esiste al di fuori della NATO, e rafforzare i loro legami. L’integrazione fra Francia e Germania è il perno su cui è stata costruita l’Unione Europea, ed è ancora il perno su cui l’Unione può contare per rafforzarsi, oppure cedere.

Questa nuova assertività tedesca in politica estera e possibilmente in campo militare potrebbe suscitare molte preoccupazioni in altri paesi europei, ancora memori di quanto accaduto pochi decenni fa. Ma al momento Berlino non ha molte altre strade da percorrere per rilanciare il progetto europeo, e ha bisogno di una politica che rassicuri i Paesi dell’Europa dell’est, preoccupati dalla politica russa. 

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