USA e Cina si confrontano
sul Mar Cinese Meridionale

31/10/2015

Da mesi Pechino e Washington polemizzano con parole e azioni sull’interpretazione della legge marittima internazionale applicata al Mar Cinese Meridionale. In vasti tratti di questo mare si incrociano le rivendicazioni territoriali di Cina, Vietnam, Filippine e Taiwan (si veda la mappa cliccabile a lato). Ora però la disputa si è accesa sul tratto di mare attorno alle isole Senkaku (nome giapponese) o Diaoyu (nome cinese), rivendicato sia dalla Cina sia dal Giappone, dove nell’ultimo anno la Cina ha creato un’isola artificiale a partire da un atollo semisommerso, impossessandosene.

Il 27 ottobre Pechino ha consegnato all’Ambasciatore americano una protesta formale per il transito della porta-missili USS Lassen a meno di 12 miglia nautiche da questo atollo o isola artificiale. Il Pentagono ha risposto che navi e aerei americani percorreranno sempre i mari e i cieli aperti a tutti dalle leggi internazionali. Ma Cina e USA interpretano diversamente l’isola artificiale cinese ai fini della legge internazionale. La legge attribuisce estensione diversa alla territorialità delle acque a seconda della natura del blocco di terra emersa: 12 miglia nautiche attorno alle isole, soltanto una distanza di sicurezza di 500 metri attorno a piattaforme artificiali o rocce affioranti. Per la Cina l’atollo trasformato in isola è un’isola, per gli Stati Uniti è soltanto una piattaforma artificiale costruita attorno a una roccia affiorante.

La diversa interpretazione della legge internazionale è funzionale alle politiche e agli interessi dei due Paesi.

In Asia gli stati si estendono e si confrontano fra di loro attorno al mare − non via terra. La Cina in particolar modo non si affaccia su nessun tratto di mare aperto, ma soltanto su acque condivise con altri stati. Per la Cina il possesso di un isolotto o di una roccia emergente non è questione di sentimentalismo nazionalista, ma è fondamento della strategia volta ad assicurare il diritto della Cina di pattugliare, controllare e porre in sicurezza le vie di navigazione essenziali alla sua economia.

Negli ultimi 35 anni la Cina è diventata la terza economia del mondo, il maggior esportatore al mondo di manufatti e uno dei maggiori importatori di materie prime. Perciò le rotte marittime sono diventate essenziali al mantenimento e allo sviluppo della propria base industriale e commerciale. Da circa cinque anni i Cinesi hanno dunque iniziato il lungo e costoso progetto di costruire una efficiente forza militare marinara, addestrarla e installarla in basi sicure lungo le rotte marittime d’importanza strategica essenziale, anche occupando atolli contesi da più stati. I paesi vicini sono preoccupati, ma nessuno ha l’ardire di contrastare la politica cinese rischiando un serio scontro diplomatico o militare. Lo stanno però facendo gli Stati Uniti, perché la libertà di navigazione dei mari e dei cieli del mondo è il prerequisito essenziale, anche se non sempre dichiarato, della loro strategia internazionale.

Come maggiore potenza economica e commerciale globale, gli Stati Uniti vedono l’apertura e la sicurezza delle rotte commerciali globali come una componente essenziale della loro sicurezza. La garanzia dell’apertura e della sicurezza delle rotte internazionali è il mantenimento dell’egemonia assoluta della loro marina militare e della loro aviazione.

L’attuale confronto fra Cina e USA è una questione di importanza strategica globale per entrambi i paesi. L’esito di questo confronto è uno degli indicatori chiave per capire l’evoluzione economica e politica del globo ne prossimi decenni.

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