La Cina oggi:
un'analisi

12/11/2012

In occasione dell’aperura del 18° Congresso Nazionale del Popolo, che si concluderà probabilmente il 15 novembre 2012, dopo aver nominato il nuovo Segretario Generale del Partito (che coincide con il  Presidente della Repubblica) e i membri della nuova dirigenza cinese, vediamo a grandi linee qual è oggi la situazione politica ed economica  della Cina, sia all’interno sia sul piano internazionale.

A  -    Istituzioni politiche dello stato.

1 -  La sovranità popolare è formalmente rappresentata dal Congresso Nazionale del Popolo  e gestita dal suo Comitato Centrale Permanente, che durano in carica 5 anni. A ottobre 2012 il presidente del Congresso è Wu Bang Guo, il segretario generale è Li JianGuo. La sua funzione principale è quella di nominare le massime cariche dello stato e di approvare le leggi nazionali.

2 - La massima autorità dello stato è il suo Presidente,  che a ottobre 2012 è HuJinTao,  che ha come vicepresidente Xi Jin Ping. Il Presidente della repubblica cinese è anche il Presidente del Partito unico, il partito comunista cinese. C’è coincidenza fra il Congresso del Popolo - equivalente grosso modo al parlamento dei paesi occidentali - e il Congresso del Partito.

3 - Il Presidente della Repubblica è anche di diritto il Presidente della Commissione Militare Centrale, ruolo formalmente equivalente a quello del nostro Capo di Stato Maggiore della Difesa, ma in realtà molto più influente a livello politico.Per esemplificarlo basti pensare che negli anni ’80 Deng XiaoPing riuscì a cambiare radicalmente il paese ricoprendo la carica di Presidente della Commissione Militare, mentre a livello di Partito e di Congresso non fu mai più che vicepresidente.

4) Il Consiglio di Stato è il governo centrale. A ottobre 2012 ha come Presidente Wen Jiabao e come Segretario Generale Ma Kai.

5)  Ci sono poi i  27 governi locali – quattro  municipali e 23  provinciali - costituiti sempre da alti funzionari del Partito e da alti funzionari dell’esecutivo.

B -  I maggiori problemi che la prossima dirigenza cinese dovrà affrontare si riassumono in:

·      pericoli derivanti dalle tensioni fra riformisti e antiriformisti all’interno del partito;

·      pericoli derivanti dalla crescente ineguaglianza all’interno della società cinese;

·      pericoli derivanti dalla diffusa corruzione.

Ma questo elenco non fa capire la realtà, se non sappiamo da quali problemi strutturali nascono le tensioni, le ineguaglianze, la corruzione.

La Cina è arrivata alla fine di un ciclo economico costruito su di un modello di sviluppo che non è sostenibile ancora a lungo senza riforme. A partire dall’inserimento della Cina nel WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) nel 2001, l’economia cinese si è sviluppata ad una velocità senza pari nella storia, grazie a un processo di industrializzazione su scala monumentale, che ha richiamato centinaia di milioni di contadini dalle campagne dell’interno ai centri manufatturieri e commerciali delle regioni costiere. La produzione industriale è stata mirata fondamentalmente dall’esportazione, per cui oggi l’economia cinese è eccessivamente dipendente dalla domanda estera: se la domanda dall’estero rallenta (come sta avvenendo ora a causa della crisi sia in USA sia in Europa), l’economia cinese ne risente grandemente e s’impenna la disoccupa-zione.

Le esportazioni hanno permesso alla Cina di accumulare grandissime riserve in valuta estera (155 miliardi di dollari a fine 2011), che il governo usa per finanziare investimenti. Poco invece è stato fatto per sviluppare i consumi interni, anche se il reddito medio dei Cinesi è cresciuto.

Vediamo le cifre: nel 2002 il PIL della Cina era di 1500 miliardi di dollari, nel 2011 è stato di oltre 7300 miliardi di dollari, con un rapporto di 1 a 4,87. Nello stesso periodo il reddito medio annuo pro capite dei Cinesi delle città è passato da 1000 a 3500 dollari, cioè è aumentato soltanto di 3,5 volte. La differenza fra l’aumento della ricchezza nazionale della Cina e l’aumento della ricchezza privata dei Cinesi è andata allo stato, che l’ha usata per finanziare investimenti industriali ed edilizi e per costruire infrastrutture di trasporto.  

I consumi privati invece sono rimasti relativamente compressi. Poco è stato investito per migliorare la qualità della vita dei Cinesi: la spesa sanitaria finanziata dal settore pubblico è modesta, inferiore a quella sostenuta dai privati. L’inquinamento ambientale è tremendo e crea grandi problemi di salute alla popolazione.

Lo sviluppo industriale ha richiesto grande produzione di energia, fornita soprattutto (al 70%)  dal carbone, di cui la Cina è ricca. Ma poco si è fatto perché lo sfruttamento dell’energia da carbone avvenisse senza eccessivo inquinamento atmosferico e proteggendo i minatori dai rischi di  incidenti. Nel 2002 si ebbero 7000 morti per incidenti in miniere di carbone, nel 2011 ‘soltanto’ 2000, ma sono ancora tante! L’aria delle città cinesi è la più inquinata al mondo.

Poco si è fatto per sfruttare bene l’energia: la quantità di energia usata per la produzione è aumentata più della produzione stessa, il che significa che l’industria spreca energia, e che occorrono migliorie tecniche per evitare gli sprechi. Nel 2009 si stima che la Cina abbia consumato più energia degli USA, pur avendo un PIL inferiore!    

Il fatto che sia lo stato a gestire la massima parte delle risorse e degli investimenti, unito al fatto che lo stato è gestito da funzionari del partito unico e non esistono rappresentanze politiche alternative per gli interessi diversi dei diversi gruppi sociali, ha come conseguenza il fatto che ad  avvantaggiarsi dall’aumento della ricchezza nazionale e dalla disponibilità di investimenti  pubblici sono coloro che sono legati al partito e alla politica, a scapito di chi non ha legami con la politica e con il partito. Questo ha portato a una crescita dell’ineguaglianza economica che sfiora il punto di rottura della pace sociale. Quando i Cinesi parlano di corruzione portano ad esempio casi di ingordigia di funzionari pubblici, ma si tratta di casi estremi di una situazione di squilibrio strutturale dell’accesso al potere decisionale, che si trasforma in squilibrio strutturale del potere di iniziativa economica e di accesso ai finanziamenti. Affrontare il problema in termini moralistici e/o giudiziari non risolverà il problema, perché si tratta di un problema di struttura della rappresentazione politica della società cinese. Senza una riforma politica, la percezione della corruzione dei funzionari pubblici non diminuirà, e il solco che divide vaste  aree della società dal partito e dalle istituzioni politiche si amplierà.

Un incremento dello sviluppo dei consumi personali della popolazione potrebbe non soltanto  provvedere  un’alternativa economica alla frenata della produzione per l’export, ma potrebbe anche  allentare – almeno temporaneamente – le tensioni sociali, migliorando la qualità di vita della  popolazione. Questo richiederebbe un cambiamento nel modello di sviluppo che non è facile implementare ovunque.

C -  L’immagine internazionale della Cina è oggi molto diversa rispetto a 10 anni fa. 

L’avvio di missioni spaziali, l’organizzazione delle Olimpiadi di Pechino, la modernità di città come Shanghai o Pechino stanno cancellando la visione della Cina arcaica e arretrata che  era corrente pochi decenni fa.  

Per quanto riguarda i rapporti internazionali, la Cina ha grandemente migliorato i rapporti in Taiwan, che oggi non rappresentano più un problema. Ha invece mostrato i denti contro il Giappone e contro altri  paesi che si affacciano sul mar di Cina, per questioni di sovranità sul mare. 

La Cina negli ultimi cinque anni ha sviluppato un programma di modernizzazione e rafforzamento della propria capacità militare sui mari e nei cieli. Leconomia cinese dipende  dalle  materie prime e dall’energia  importata  attraverso il  Mare Cinese, dal commercio internazionale che si svolge tutto attraverso il Mare Cinese. Perciò sta dimostrando di esser pronta a difendere con grande determinazione  la  sovranità  su tutte le acque su cui  si svolgono i  suoi commerci.

Questo ha messo paura ai paesi limitrofi, che si stanno cautamente  organizzando, all’interno dell’ASEAN, sia  per migliorare la collaborazione regionale sia per coinvolgere di più gli USA  nelle dinamiche del Sud-Est asiatico, per contenere la Cina. Giappone e Corea del Sud in particolare stanno modernizzando e rafforzando  la difesa sui mari e sull’aria, in collaborazione con gli USA.

Gli Stati Uniti  peraltro stanno esplicitamente spostando il focus della loro attenzione dal Medio Oriente ai mari dell’Estremo Oriente. Alla prossima riunione dell’ASEAN in Myanmar parteciperà personalmente il presidente Obama. Non era mai successo prima che un presidente USA  andasse personalmente all’ASEAN.

Ma gli USA sono anche il maggior partner economico della Cina, che a sua volta investe largamente in titoli di debito  del Tesoro USA. I due paesi fanno parte dello steso sistema economico, hanno stretti rapporti di collaborazione in molti campi, sono interdipendenti. Anche se il rapporto fra i due paesi dovesse diventare più conflittuale, non si tratterà certamente del tipo di rapporto che esisteva all’epoca della guerra fredda fra USA e Unione Sovietica, che vivevano in sfere diverse e indipendenti fra loro.   

 

 

 

 

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