Cina: grandi prospettive
e pesi da trascinare

09/06/2015

Da un articolo di Francesco Sisci per Asia Times, del 27 maggio 2015

 

Andrew Sheng, del Fung Global Institute, prevede con toni fantascientifici che in Cina stia per avvenire una grande trasformazione che porterà il paese in una nuova dimensione. Ma nel sistema cinese ci sono ancora grandi falle da riparare prima che la Cina possa partire per questo lungo viaggio.

1) Il costo dei finanziamenti è molto più alto rispetto al mercato internazionale. Oggi è al 6-7% annuo, con punte fino a tre volte superiori, anche se l’inflazione è bassa. Questo perché il sistema finanziario cinese è primitivo, appesantito dal debito perenne delle amministrazioni locali e delle imprese statali, che non può essere cancellato né ripagato. È un fardello pesante e inutile che grava sull’economia. La soluzione richiederebbe una completa ristrutturazione del sistema bancario e la sua reale privatizzazione. Le ultime dichiarazioni di Lou Jiwei, ministro delle Finanze, indicano che il governo intende procedere in questa direzione.

2) La logistica interna presenta gravi inefficienze, anche se è migliorata negli ultimi dieci anni, grazie a ingenti investimenti in strade e ferrovie. Ma trasportare carbone da Shanxi a Shanghai costa ancora di più che farlo arrivare via nave dagli USA. Si stima che il trasporto delle merci all’interno della Cina sia tre volte più costoso che in Europa, sia perché alcuni singoli costi sono eccessivi, sia perché manca una gestione integrata della logistica, per cui i tempi di trasporto sono lunghissimi. Il sistema funziona ancora meglio che in India, dove una spedizione da Mumbai a Chennai può richiedere tre mesi. Ma è una magra consolazione. I problemi di trasporto potrebbero rallentare o far fallire l’iniziativa “One Belt One Road”, conosciuta anche come la Nuova via della Seta (mappa a lato). Se costa troppo spedire via terra merci a Kashgar, che senso ha investire per spedirle via terra fino a Berlino? Coinvolgere imprese già dotate di know how per servizi logistici integrati potrebbe essere la soluzione.

3) Il costo dello sviluppo urbanistico di molte città cinesi è più elevato e imprevedibile che in Europa o USA. Negli ultimi dieci anni i terreni di proprietà pubblica sono stati venduti al miglior offerente, o ceduti gratuitamente per progetti immobiliari, ma soltanto per far cassa, quasi sempre senza una pianificazione mirata alla funzionalità economica e sociale dei quartieri.

3) Il costo dell’ingombrante apparato burocratico è un serio problema. Le amministrazioni pubbliche in Cina hanno molti più funzionari del necessario, uffici esageratamente lussuosi e molti più benefici extra (ristoranti, auto…) che nel resto del mondo. Il governo non ha i dati completi né delle retribuzioni totali, né degli spazi occupati dall’enorme apparato burocratico. Una prima soluzione rapida potrebbe essere vendere gli uffici e gli spazi occupati dalla burocrazia a imprese private. Questa operazione farebbe entrare un po’di denaro nelle casse pubbliche e metterebbe in riga i funzionari che trattano le proprietà pubbliche come se fossero loro proprietà private. La campagna anticorruzione in corso si concentra proprio su questo aspetto. Andrà comunque elaborato un elenco dettagliato delle proprietà pubbliche, che andranno gestite in modo più trasparente e rigoroso. Ora le informazioni disponibili sono confuse e non affidabili. Imprenditori e funzionari locali approfittano di questa area grigia per impossessarsi di beni pubblici in cambio di favori e denaro. Affrontare questa questione aiuterebbe anche a ridurre i costi finanziari. Lo stato e le imprese pubbliche potrebbero vendere le proprietà o emettere bond garantiti dalle proprietà, generando così risorse per ripagare l’enorme debito accumulato.

4) C’è poi il problema dei consumi privati interni, che possono essere largamente potenziati, ma per ora sono stati piuttosto frenati dalla politica economica. Occorre imparare a considerare le città come centri pulsanti di crescita, consumo e distribuzione libera, anziché dirigerle verso un tipo di sviluppo rigido, concentrato su di una specifica industria.

Il problema è acuito dallo squilibrio oggi esistente fra le città della costa e l’interno. Molte città della costa, dopo un periodo di sviluppo senza freni a partire dalla metà degli anni ’80, stanno collassando sotto il peso della sovrappopolazione. I servizi non riescono a far fronte alle necessità di un eccesso di persone concentrate in spazi ristretti, il traffico è sempre orribilmente congestionato. 

Invece le città dell’interno vedono l’esodo di persone e di risorse. Nelle città costiere tutti i servizi sono insufficienti, ma il costo della vita è molto alto, talora più alto che nelle città dei Paesi occidentali. Si sviluppa così un modello di consumo in cui accanto alla domanda evidente di beni di lusso c’è una diffusa povertà di consumi di tutto ciò che costruisce la qualità della vita della classe media.

Eppure le città sulla costa attraggono ancora molto i giovani e i lavoratori. Una soluzione sarebbe imitare il modello americano o tedesco e distribuire le funzioni e le istituzioni statali in città diverse. Le principali università di Pechino e molti uffici amministrativi pubblici potrebbero essere spostate nelle province occidentali di Xinjiang, Gansu o Qinghai. Funzionari e professori non sarebbero d’accordo a doversi spostare, ma il governo autoritario cinese per ora è in grado di imporre misure di questo tipo; però potrebbe non riuscire più a imporsi fra alcuni anni.

5) Infine, ecco il problema più spinoso: sia all’interno sia all’esterno del paese c’è poca fiducia sul lungo termine, il che influisce negativamente sugli investimenti e sul consumo, favorendo invece il risparmio. La situazione è già molto migliorata rispetto a quindici anni fa, perché ora la maggior parte dei Cinesi vive in case di proprietà e si sta abituando a sottoscrivere polizze assicurative per spese mediche e fondi pensione. Avendo assicurato la certezza di avere casa, cure mediche e pensione, i Cinesi saranno più incentivati a spendere il resto in consumi.

Ma rimane scarsa fiducia nel sistema politico sul lungo termine. Senza dubbio la Cina oggi è stabile, ma tra dieci anni il sistema politico potrebbe vacillare. La democrazia è molto instabile di giorno in giorno, ma è molto stabile sul lungo termine: per il sistema cinese vale esattamente il contrario. La campagna anticorruzione in corso e le violente lotte di potere che scoppiano all’incirca ogni dieci anni ricordano che il sistema cinese è intrinsecamente debole.

Ma ecco il dilemma: Xi Jinping ha bisogno di concentrare tutti i poteri nelle proprie mani per affrontare i problemi di fondo che abbiamo elencato − tuttavia dovrebbe avere tutt’altro approccio per risolvere il problema politico di fondo che può destabilizzare la Cina sul medio o lungo termine. Insomma, un tiranno illuminato è quello che pare necessario nel breve termine, ma un sistema di leader liberali sarebbe necessario per garantire stabilità tra dieci anni. Sarà possibile una trasformazione del genere? 

Prosegui con:

Lascia un commento

Vuoi parteipare attivamente alla crescita del sito commentando gli articoli e interagendo con gli utenti e con gli autori?
Non devi fare altro che accedere e lasciare il tuo segno
Ti aspettiamo!

Accedi

Non sei ancora registrato?

Registrati

I vostri commenti

Per questo articolo non sono presenti commenti.