Cina: i perché
della campagna anticorruzione

02/09/2014

Ciò cui stiamo assistendo ora in Cina non accadeva dai tempi di Mao: dall’elezione del presidente Xi Jinping circa 200.000 funzionari – membri di governo e sottogoverno, burocrati di istituzioni di alto livello come la Commissione per lo Sviluppo Nazionale e le Riforme – sono stati indagati in tutte le regioni del paese, e molti sono stati incarcerati con l’accusa di corruzione. 

Che cosa sta accadendo?

La Cina è giunta al termine di una fase politico-economica basata su due pilastri:

·      esportazione di prodotti a basso costo - politica inaugurata da Deng alla fine degli anni ’70;

·      grandi investimenti statali nell’edilizia e nelle grandi infrastrutture.

Ora la Cina deve modificare l’attuale modello di sviluppo economico per puntare all’aumento della domanda interna, allo sviluppo del mercato domestico. Si tratta di un passaggio che anche altre grandi economie hanno affrontato e compiuto, ma nell’arco di almeno 50 anni. Pechino non può permettersi questi tempi: spera di effettuare grandi cambiamenti nell’arco di 5-7 anni, ma è un’operazione arditissima, che potrebbe destabilizzare il paese creando crisi sociali di ogni sorta.

Per effettuare le riforme i vertici vogliono sentirsi saldamente al comando. Xi Jinping ha lanciato la campagna anticorruzione per eliminare ogni ostacolo alle riforme e ricreare le fondamenta morali del partito e della nazione. Dopo Mao la legittimità del partito si è basata fondamentalmente sulla promessa di sempre maggiore benessere materiale, ora il nuovo tema legittimante diventa la capacità di forgiare la “grande nazione cinese”.

È destinata a cambiare anche la relazione fra Partito ed esercito. La Cina vuole affermare la propria egemonia nel Mare Cinese Orientale e Meridionale.

In caso di a possibili crisi innescate dalle riforme, il governo potrà utilizzare la carta del nazionalismo per ottenere consensi fra la popolazione. Anche l’esercito è stato colpito dalla campagna anti-corruzione, e ora il presidente ha creato un “piccolo gruppo guida”il Consiglio di Sicurezza Nazionale, forgiato sul modello del Consiglio Nazionale di Sicurezza Americano per influenzare l’operato dell’esercito, e indurlo a sposare in pieno la causa della “grande nazione cinese”.

Gas, petrolio e materie prime saranno gli elementi chiave per lo sviluppo del mercato interno e della difesa nazionale. Per la maggior parte della sua storia la Cina è stata quasi autosufficiente, ma dalla fine degli anni ‘90 dipende dalle grandi linee di comunicazione marittime per l’approvvigionamento delle risorse fondamentali per il suo sviluppo. Questo aumenta la determinazione a controllare il Mar Cinese meridionale e i porti lungo le rotte commerciali di primaria importanza, anche con mezzi militari. Come reagiranno gli altri paesi della regione? L’antagonismo con il Giappone, con le Filippine, con la Corea, con il Vietnam, potrebbe portare a momenti di confronto pericolosi. 

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