La transizione dell’economia cinese
e la svalutazione dello Yuan

01/09/2015

La Cina sta cercando di sviluppare il mercato domestico, perché non può continuare a puntare soltanto sul mercato esterno. Non è una transizione facile: è come se la Germania volesse diventare come gli Stati Uniti. 

La Cina vuole cambiare questa situazione, vuole che lo yuan diventi una moneta di riserva e di scambio internazionale. Per ottenere questo bisogna che lo yuan sia quotato liberamente sui mercati delle valute di tutto il mondo e venga inserito dal Fondo Monetario Internazionale nel paniere di valute che vengono inseriti nel calcolo del valore dei Diritti Speciali di Prelievo.

Nella tabella a fianco si vede che il PIL annuo della Germania dipende al 40% dalle sue esportazioni, più del PIL annuo della Cina, che dipende dall’export soltanto per il 33 %. IL PIL annuo degli USA dipende dall’export per meno del 10%. 

Esportare tanto è utilissimo per crescere, per arricchirsi, ma mette l’economia alla mercé delle decisioni altrui: se altri svalutano la propria valuta, o se cambiano i regolamenti che regolano le loro importazioni, o i dazi, il paese esportatore non può far altro che perdere parte del proprio PIL, mentre ricerca altri mercati. Per questo i paesi stringono accordi internazionali che garantiscano stabilità e chiarezza nella regolamentazione del commercio estero: il WTO, il Mercosur, l’Unione Europea, l’Asean (immagine in alto). La creazione dell’eurozona ha messo al sicuro la Germania dalle possibili svalutazioni delle valute dei paesi europei cui sono rivolte circa un terzo delle sue esportazioni.

La Cina intende spostare parte dei capitali impiegati per sovvenzioni e incentivi utili a chi produce per l’esportazione, per destinarli allo sviluppo del mercato e delle infrastrutture interne. Ha perciò ridotto le sovvenzioni e il credito alle grandi aziende di stato che vedono materie prime ed energia alle fabbriche che esportano, ha ridotto le esenzioni di tasse e il credito a chi esporta, ma d’altra parte ha permesso alla valuta cinese di fluttuare sul mercato. La valuta cinese, il RenMinBI Yuan o yuan del popolo, non è mai stata quotata liberamente sul mercato: il tasso di cambio con il dollaro, che è la valuta di riferimento mondiale per tutte le altre valute, è fissato ogni giorno dalla Bank of China, secondo una politica di cambi semi-rigidi. La valuta cinese non è usata al di fuori della Cina perchè non è sul mercato, dunque non ha un valore. Se non ha un valore di mercato, non può essere usata come valuta di riserva dalle banche nel mondo. Le banche al di fuori della Cina non comprano yuan per tenerli in cassa, perchè non saprebbero neppure come calcolare il loro valore in bilancio! Chi esporta in Cina non accetta di vendere in yuan, perchè sa che le banche non gli farebbero credito a fronte di contratti di esportazione in una valuta che non ha un valore di mercato: è come se quei contratti non esistessero, in quanto documenti validi per ottenere credito. 

La Cina vuole cambiare questa situazione, vuole che lo yuan diventi una moneta di riserva e di scambio internazionale. Per ottenere questo bisogna che lo yuan sia quotato liberamente sui mercati delle valute di tutto il mondo e venga inserito dal Fondo Monetario Internazionale nel paniere di valute che vengono inseriti nel calcolo del valore dei Diritti Speciali di Prelievo, che sono una speciedi valuta virtuale globale che il Fondo usa per concedere prestiti agli stati. Il resto lo farà la forza dell’economia cinese: i Cinesi sapranno far accettare la loro valuta nei grandi contratti internazionali, come fanno gli Americani con il dollaro e come hanno cominciato a fare gli Europei con l’euro.

Quale è il vantaggio di poter condurre il commercio internazionale nella propria valuta? Si può acquistare qualunque bene all’estero pagandolo con pezzi di carta stampati in casa! Non avviene esattamente così, perchè il mercato dei cambi penalizzarebbe subito la valuta, facendone crollare il valore. Però una politica di svalutazione lenta permette a chi stampa la valuta di riferimento per il commercio internazionale di pagare sempre poco le importazioni (si veda One belt, one road, e la sfida agli USA).

La svalutazione dello yuan sul mercato ‘libero’, non controllato dal Bank of China, è stata considerata positivamente in Cina, perchè aumenta la competitività dell’export proprio in un momento in cui il governo lo penalizza su altri fronti. Ma è stata vissuta con grande timore dei mercati finanziari globali, che hanno subito temuto sia la svalutazione delle aziende cinesi quotate in borsa, sia maggiori difficoltà per le esportazioni occidentali in Cina, sia minore richiesta di materie prime sui mercati globali, sia un ritardo nel rialzo dei tassi sul dollaro da parte della Fed. Le reazioni sul mercato sono state reazione isteriche ed esagerate, e hanno coinvolto tutto il mondo: le conseguenze le abbiamo viste tutti dalle notizie di borsa e le pagheremo tutti, purtroppo, con un più prolungato rallentamento della nostra economia.

 

 

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