Geopolitica della Cina: la sfida di conciliare unità e sviluppo

05/12/2018

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La Cina è più chiusa rispetto a qualsiasi altra grande potenza perché le dimensioni della popolazione, la sicurezza delle frontiere e la relativa abbondanza di risorse le consentono di vivere pur avendo rapporti minimi con il resto del mondo, se lo desidera. È perciò un paese relativamente pacifico, che raramente entra in guerra. Internamente però sviluppa periodicamente il caos. Cerchiamo di capire perché.

Dato il rapporto tra terra coltivabile e popolazione, una Cina chiusa è una Cina povera. La popolazione non accumula mai abbastanza risorse, sfruttando soltanto il potenziale interno, per mettere in moto uno sviluppo economico sorretto dalla domanda interna. Tutta la produzione possibile copre soltanto le necessità di consumi basilari, non c’è accumulo di risparmi utilizzabili per altri scopi. Però una Cina isolata è più facile da gestire da parte di un governo centrale. Il grande pericolo è la lacerazione della nazione degli Han. Se ciò avvenisse e si indebolisse il governo centrale, le regioni periferiche abitate da altre etnie ne approfitterebbero per allontanarsi e la Cina si troverebbe in condizioni di grande vulnerabilità.

Per prosperare la Cina ha sempre dovuto impegnarsi nel commercio, esportando seta, argento e manufatti. Storicamente il commercio si è sviluppato via terra, lungo la Via della seta. Le differenze di ricchezza create dal commercio lungo a Via della seta portarono un certo grado di instabilità interna, che però poté essere gestita senza grandi rischi. Ma quando gli Europei costrinsero il governo cinese alla concessione di basi commerciali sul suo territorio si aprì un nuovo capitolo nella storia della Cina. Per la prima volta la costa, non più l’Asia Centrale, divenne il collegamento della Cina con il mondo e questo destabilizzò il paese, perché gli abitanti delle regioni costiere divennero molto più ricchi, mentre i Cinesi delle regioni interne restarono poveri. Il governo centrale doveva gestire l’equilibrio fra gli interessi divergenti della costa e dell’interno. Ma la leadership della costa voleva mantenere e intensificare le proficue relazioni con l’Occidente e diventare sempre più ricca, facendo aumentare la disparità tra le regioni. Gli stranieri, alleati con mercanti e politici delle regioni costiere, divennero più potenti del governo centrale, avverando il peggior incubo della Cina, la divisione degli Han. Pechino perse il controllo del paese e il Giappone ne approfittò per invaderlo.

Per svilupparsi la Cina deve impegnarsi nel commercio internazionale, collegandosi al mondo tramite le città della costa. Ma quando gli interessi degli stranieri e dei Cinesi delle coste convergono entrano in contrasto con agli interessi del governo centrale

L’obiettivo di Mao nel XX secolo era triplice, marxismo a parte. Primo, voleva ristabilire Pechino come capitale e centro politico della Cina. Secondo, voleva porre fine alla grande disuguaglianza tra la regione costiera e il resto della Cina. In terzo luogo, voleva espellere gli stranieri dalla Cina. In breve, voleva unificare di nuovo la Cina Han. Tentò di innescare una rivolta nelle città nel 1927, ma fallì perché la coalizione di interessi fra i Cinesi delle coste e le potenze straniere era troppo forte. Portò poi la Lunga Marcia nell’interno della Cina, dove creò un grande esercito di contadini nazionalisti ed egualitari, a capo dei quali ritornò nelle regioni costiere nel 1948, espellendovi gli stranieri. Mao isolò la Cina, la riorganizzò ed eliminò le disuguaglianze, ma la rese incredibilmente povera. Decine di milioni di Cinesi morirono di fame sotto il suo governo. 

Il principale problema geopolitico della Cina è che per svilupparsi deve impegnarsi nel commercio internazionale, collegandosi al mondo tramite le città della costa. Quando ciò accade, le città costiere e le aree circostanti diventano ricche, l’influenza degli stranieri aumenta e gli interessi degli stranieri e dei Cinesi delle coste convergono, iniziando a opporsi agli interessi del governo centrale. La Cina deve costantemente riuscire a evitare questo problema, pur impegnandosi nel commercio internazionale. La risposta è sviluppare in commercio via terra, riattivare la Via della seta. 

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