La Cina che verrà

13/02/2016

Che la Cina stia diventando una grande potenza è ovvio, ed è anche logico. Ma che tipo di grande potenza? Come agirà in campo internazionale? Cercherà di rovesciare l’ordine internazionale per egemonizzarlo? Si attesterà su posizioni di ‘realismo difensivo’? Uno sguardo alla sua storia ci aiuta ad azzardare previsioni.

Per duemila anni, dal terzo secolo a.C. al 1842, la Cina ha gestito un ordine regionale eccezionalmente stabile. Sia l’alto livello della sua civiltà sia il gran numero dei suoi cittadini ha fatto sì che persino in caso di invasioni da parte di altri popoli (i Mongoli nel 1271, i Manchù nel 1644, i Giapponesi nel 1592) la Cina rimanesse la cultura e il governo centrale dell’Asia. I condottieri invasori posero le loro capitali in Cina, non nei loro territori d’origine, e in breve tempo diedero origine a dinastie cinesi, che proseguirono la politica degli imperatori precedenti, abbandonando la cultura d’origine. Come avveniva nell’Impero Romano al massimo della sua gloria.

Nella storia d’Europa il potere e la cultura di diversi popoli in diverse regioni furono spesso equivalenti, perciò diedero origine a cicli di guerre fra stati, che terminarono nella creazione di assetti di equilibrio di potere fra gli stati, sempre di durata più o meno breve. L’Asia invece non vide mai una pluralità di potenze equivalenti: la Cina fu sempre la potenza indiscutibilmente egemone, anche nei suoi periodi di debolezza.

Gli imperatori cinesi concepivano il proprio ruolo non in quanto capi dei Cinesi, ma come responsabili dell’ordine generale; si immaginavano seduti al vertice del mondo intero (Tian xia, ‘ciò che sta sotto al cielo’). I Cinesi, a differenza degli Europei, non si aspettavano competizione e tentativi di sopraffazione da parte degli altri popoli della regione, tutti poco numerosi e poco sviluppati, ma sottomissione armonica e filiale e il pagamento di tributi sul commercio. Le cause delle grandi guerre e i grandi pericoli nella storia cinese non furono le popolazioni esterne, ma le rivalità interne. Le devastazioni furono prodotte quasi esclusivamente da guerre civili, non da invasioni esterne.

Persino in periodi di decadenza e debolezza della Cina i popoli circostanti mantennero il rispetto formale – anche se non sostanziale − della superiorità gerarchica dell’Imperatore sui loro territori. Anche oggi la sovranità della Cina su Taiwan, che è una repubblica indipendente da quasi 70 anni, non è negata a livello formale da nessuno, neppure dai Taiwanesi.

La Cina riuscì sempre a ricoprire questo ruolo egemone grazie all’uso del ‘soft power’, cioè della sua supremazia organizzativa, culturale e commerciale, non grazie a guerre di conquista e sottomissione. Dal punto di vista militare la Cina adottò sempre una strategia di difesa prudente, in linea con le teorie confuciane che attribuiscono preminenza alle arti pacifiche e alla burocrazia civile, sviliscono le virtù guerriere in un ruolo marginale.

Ma nella storia cinese ci sono periodi di attività militare aggressiva, di solito con un ruolo punitivo nei confronti di stati che non riconoscevano la supremazia cinese e divenivano apertamente ribelli e violenti. L’ultima dinastia, quella Ming, condusse molte campagne punitive contro i popoli vicini, rimuovendone i re ribelli, e invase il Vietnam. Costruì però anche la Grande Muraglia, che è l’affermazione visuale di un concetto di difesa entro i confini, non di volontà di espansione.

Come immaginano oggi il ruolo internazionale della Cina le élite cinesi? È difficile dirlo, ma i Cinesi anche oggi hanno forte la consapevolezza della loro eccezionalità nella storia e nella geografia del mondo, che comporta anche la consapevolezza di una responsabilità eccezionale verso il mondo. E continuano a non apprezzare l’esercizio dell’egemonia tramite la forza, anche se stanno costruendo un esercito e una marina capaci di proteggere i loro interessi contro altri eserciti e altre navi − capacità che nel corso del XX secolo avevano perso totalmente. 

L’Asia non vide mai una pluralità di potenze equivalenti: la Cina fu sempre la potenza indiscutibilmente egemone, anche nei suoi periodi di debolezza.

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