Accordarsi con la Cina
per evitare un conflitto mondiale

22/06/2015

Così raccomanda George Soros agli Stati Uniti nel suo ultimo articolo. Eccone un estratto.

I mercati finanziari non regolati sono naturalmente instabili: invece di assicurare l’equilibrio generale che garantisce la migliore allocazione delle risorse, generano crisi finanziarie. Ma regolare i mercati finanziari richiede collaborazione politica internazionale, consenso sulle regole da implementare.

Il crac del 2008 segnò in modo drammaticamente chiaro la fine della supremazia politica americana nel mondo e del ‘Washington consensus’ sulle regole per la gestione delle crisi internazionali. Iniziò un processo di disintegrazione politica e finanziaria sia nel microcosmo dell’Unione Europea sia nel resto del mondo. Ebbe un effetto negativo durevole su tutte le economie del mondo, a eccezione della Cina. Il sistema bancario cinese era relativamente isolato dal resto del mondo ed era nelle mani del governo. Di conseguenza le banche cinesi, su richiesta del governo, poterono controbilanciare il crollo della domanda estera con una pioggia di credito. L’economia cinese sostituì allora i consumi americani come elemento propulsore dell’economia globale. Considerata la dimensione dell’economia cinese oggi, si tratta però di un motore debole, che ha generato poca crescita globale.

La ragione per cui il mondo ha evitato la depressione economica globale è che gli economisti hanno imparato alcune lezioni dall’esperienza degli anni ’30. La mole dei debiti e i persistenti pregiudizi politici hanno limitato la portata di stimoli fiscali (con l’eccezione della Cina), ma la Federal Reserve intraprese una politica monetaria non ortodossa lanciando il quantitative easing – iniezioni di denaro su larga scala attraverso l’acquisto di obbligazioni. Questo ha impedito che il calo della domanda si trasformasse in una depressione globale.

Il crac del 2008 fu anche indirettamente responsabile della crisi dell’euro. L’euro è una valuta incompleta: ha una Banca centrale comune ma non ha un Tesoro comune (una riserva di ricchezza comune accumulata). Gli architetti dell’euro erano consapevoli di questo difetto ma credevano che in caso di necessità la politica sarebbe intervenuta. La storia dell’Unione Europea è sempre stata così: fu costruita un passo per volta, ben sapendo che sarebbe stato insufficiente ma sapendo anche che, qualora la necessità si fosse presentata, si sarebbe passati al passo successivo. Sfortunatamente le condizioni politiche sono cambiate tra il 1999, momento dell’adozione dell’euro, e il 2008, quando la necessità si è presentata. Sotto la leadership di Helmut Kohl la Germania aveva guidato il processo di integrazione europea, sobbarcandosi anche il peso della riunificazione del paese. Ma la riunificazione fu molto costosa e l’opinione pubblica tedesca ora rilutta all’idea di doversi assumere qualsiasi tipo di onere addizionale.

Quando, dopo la bancarotta della Lehman Brothers nel 2008, i ministri delle finanze europei dichiararono che nessun istituto finanziario di importanza sistemica sarebbe stato lasciato fallire, Angela Merkel, ascoltando l’opinione pubblica, insistette per attribuire la responsabilità del salvataggio delle banche ai singoli stati, non all’Unione Europea nel suo insieme. Questo impedì la creazione di un Tesoro comune proprio nel momento in cui ce n’era più bisogno. Fu l’inizio delle crisi dell’euro. I problemi in Grecia, Italia e Irlanda sono essenzialmente varianti della crisi dell’euro. Le crisi finanziarie si sono ovviamente trasformate in crisi politiche. Le differenze tra paesi creditori e paesi debitori hanno trasformato l’Unione Europea da un’associazione volontaria di eguali in un legame tra creditori, come la Germania, e debitori, come la Grecia, che non è più né volontario né eguale.

L’Unione Europea è nata come un audace tentativo di una governance internazionale su scala regionale. Nel periodo successivo al 2008 l’Unione Europea ha iniziato a concentrarsi sui problemi interni e ha perso peso nell’economia internazionale. Anche gli Stati Uniti si sono isolati, ma seguendo un percorso di trasformazione differente. La chiusura dell’UE e degli USA ha portato ad un declino nella cooperazione internazionale su scala globale. Poiché le potenze occidentali sono il pilastro dell’ordine mondiale predominante, il loro declino ha creato un vuoto di potere nella governance internazionale. Le potenze regionali in crescita e gli attori non statali disposti a usare la forza militare si sono affrettati a riempire il vuoto. Conflitti armati proliferati in Medio Oriente si sono estesi ad altre parti di Asia, Africa e anche d’Europa. Con l’annessione della Crimea e l’aiuto ai separatisti in Ucraina, la Russia di Putin ha sfidato l’ordine mondiale predominante e i valori su sui si fonda l’unione Europea. Né l’opinione pubblica europea né quella americana sono pienamente consapevoli della gravità della sfida. Il presidente Vladimir Putin vuole destabilizzare l’Ucraina portandola al collasso finanziario e politico. Non vuole occupare l’Ucraina, non intende sobbarcarsi il peso di doverla aiutare economicamente. In due occasioni ha deciso deliberatamente di rinunciare a una sicura vittoria militare nell’Est dell’Ucraina per ricorrere a un instabile cessate il fuoco che destabilizzerà il Paese a lungo.

La severità del pericolo russo è direttamente correlata con la debolezza dell’Unione Europea. L’UE in qualche modo se l’è cavata, ma adesso deve affrontare non una ma ben cinque crisi in contemporanea: Russia, Ucraina, Grecia, l’immigrazione e il referendum britannico sulla permanenza o meno del paese nell’Unione. La sopravvivenza dell’Unione è concretamente a rischio.

La governance internazionale è ugualmente fragile - il mondo potrebbe dividersi in fronti rivali sia finanziariamente che politicamente. La Cina ha iniziato a costruire una serie di grandi istituzioni finanziarie internazionali parallele: la Asian Infrastructure Investment Bank, la Asian Bond Fund Initiative, la Nuova Banca di Sviluppo (formalmente la banca dei BRICS) e la Chiang Mai Inititative, che è un accordo regionale multilaterale asiatico per lo scambio di valute.

Il Fondo Monetario Internazionale potrebbe svolgere un ruolo importante nel costruire una connessione vincolante tra i due fronti facendo leva sugli SDR - Diritti Speciali di prelievo - la valuta del FMI che si basa su un paniere di diverse valute. La leadership cinese ha intrapreso una campagna per far includere lo Yuan (la valuta cinese) nel paniere del SDR, e lo staff del FMI ha offerto segnali di apertura, dicendo che lo yuan non è più una valuta con un cambio artificialmente manipolato. Lo FMI vorrebbe un graduale processo di riforma del sistema monetario cinese per assicurare un tranquillo funzionamento degli SDR e preservare la stabilità finanziaria in Cina.

Ora molto dipende dall’atteggiamento del governo americano, che ha diritto di veto al FMI. Per gli Stati Uniti è una decisione importante permettere allo yuan di diventare un potenziale rivale del dollaro. La Cina vuole partecipare agli SDR non tanto perché ha l’ambizione di fare dello yuan la nuova valuta degli scambi internazionali, ma per ragioni che riguardano la propria economia. Pechino vuole utilizzare la liberalizzazione finanziaria come motore di crescita, vuole ampliare il mercato obbligazionario e aprirlo agli investitori stranieri, ridurre l’eccessivo indebitamento promuovendo la conversione del debito in patrimonio. L’inclusione dello yuan nel paniere del FMI faciliterebbe questo processo e il suo successo farebbe aumentare il peso e l’influenza dello yuan nel mondo.

Il governo USA potrebbe ostacolare questo processo, ma si tratterebbe di una mossa pericolosa. Il presidente Xi Jinping si è assunto la responsabilità personale della sicurezza economica e militare. Se le sue riforme orientate al mercato dovessero fallire, potrebbe decidere di scatenare un conflitto esterno per mantenere l’unità del paese e non perdere il potere. La Cina potrebbe allearsi con la Russia non solo finanziariamente ma anche politicamente e militarmente. In questo caso, il conflitto potrebbe intensificarsi trasformandosi in un confronto militare con gli alleati degli Stati Uniti in Asia: si aprirebbero le porte di una possibile terza guerra mondiale. Sia gli USA che la Cina hanno interessi vitali nel raggiungere un accordo. I benefici di un eventuale accordo tra Cina e USA potrebbero essere di ampia portata. La rivalità tra USA e Cina è inevitabile ma ha bisogno di essere mantenuta all’interno di confini precisi per precludere l’utilizzo della forza militare.

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