La seconda età nucleare
rischi e nuova politica di potenza.

05/11/2012

 

È il titolo di un libro del prof Paul Bracken, politologo dell’Università di Yale.

Il prof Bracken sostiene che l’età del pericolo nucleare non è affatto finita, ma piuttosto inizia ora,  perché le nuove potenze regionali del continente asiatico si sono tutte dotate di armi nucleari, o stanno cercando di farlo (Nord Corea, Cina, India, Iran, Pakistan) e altri paesi presto faranno altrettanto, man mano che ne avranno la possibilità tecnica ed economica, perché – al di là della  retorica – un paese nucleare viene trattato a livello internazionale con molta più cautela e con più ‘rispetto’ della sua sfera di interessi. In particolar modo Bracken analizza come cambierebbe  l’atteggiamento degli USA e di Israele verso un Iran sicuramente nuclearizzato, e quanto profondamente cambierebbero gli equilibri regionali.  

Il problema è che alcune di queste nuove potenze asiatiche sono motivate più da interessi ideologici o religiosi che da interessi di potere economico e politico: non sono irrazionali, ma agiscono in base ad una razionalità diversa, che può indurli ad usare armi nucleari per motivi o per scopi contro cui non valgono i concetti di ‘deterrenza’ o di ‘contenimento’ mostratisi validi nel secolo scorso per impedire la guerra nucleare durante la guerra fredda.

Un altro pericolo della proliferazione nucleare fra le nuove potenze asiatiche è che alcune sono politicamente instabili, ed il rischio che in un periodo di futura instabilità le armi nucleari cadano nella mani di gruppi terroristi è  tutt’altro che trascurabile.

Occorre perciò ripensare a fondo gli scenari ed elaborare nuove strategie per gestire gli equilibri di un mondo in cui il rischio di un conflitto nucleare diventa molto più probabile col passare degli anni, soprattutto nel continente euro-asiatico. 

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