Lo stato che verrà,
secondo Bobbitt

02/06/2015

Sostiene Philip Bobbitt che il mondo sta vivendo un periodo di passaggio a una nuova forma di stato, lo stato-mercato, di cui sono ancora in formazione i principi costituzionali, ma che già sta scalzando le fondamenta dello stato nazionale.

Bobbitt è un celebre professore di diritto costituzionale, autore di saggi che hanno avuto vasta risonanza negli ambienti intellettuali e politici del mondo anglosassone, ed è anche parte dell’élite politica americana. Nipote di Lyndon Johnson, ha quasi sempre ricoperto incarichi di governo dagli anni ‘80 in poi. Kissinger lo ha definito ‘probabilmente il più importante filosofo della politica vivente’.

Bobbitt identifica nella storia umana dei cicli di sviluppo che producono ordini costituzionali diversi, basi di legittimità diverse per l’esercizio di potere. I piccoli principati all’interno dei grandi imperi furono sostituiti da grandi stati dinastici, quindi dalle nazioni-stato (in cui la nazionalità determinava il diritto di appartenenza allo stato), infine dagli stati-nazione (in cui l’appartenenza allo stato determina l’appartenenza alla nazione). La transizione da un sistema costituzionale all’altro è sempre chiaramente segnata dai trattati di pace che mettono fine a lunghi periodi di grandi guerre. I trattati di pace delineano i nuovi valori fondanti, i nuovi principi di legittimazione del potere, che vengono poi rispecchiati nelle nuove costituzioni dei nuovi stati.

Così avvenne anche alla fine della Seconda Guerra Mondiale, che sancì l’affermazione dello stato-nazione.

Secondo Bobbitt lo stato che sta sviluppandosi ora è lo stato-mercato: prima o poi i diversi grandi bacini di mercato costituiranno nuovi grandi stati, dotati di nuove costituzioni. Ma nel frattempo gli stati attuali, soprattutto se non sono saldamente integrati in solidi sistemi di mercato, subiscono una serie di pressioni che ne limitano e ne erodono i poteri, causando instabilità, caos e alte probabilità di guerra. È interessante guardare alla situazione dell’Unione Europea in quest’ottica: il sentimento pro-Europa è andato crescendo finché l’economia era in crescita (anche se drogata dal debito e dall’eccesso di finanza), sta scemando da quando l’economia è in crisi (vedi tabella).

In base alla teoria di Bobbitt il sanguinoso caos del Medio Oriente è il disintegrarsi di stati sostanzialmente privi di legittimità e di potere perché non hanno saputo integrare le loro popolazioni in sistemi di mercato efficienti. Anche se la motivazione dei ribelli sembra non aver nulla a che fare con il mercato, le ribellioni non ci sarebbero se l’economia funzionasse bene.

Gli Stati Uniti sembrano in ottima posizione per il futuro, perché sono già al centro di un grande sistema di mercato che si estende attraverso l’Atlantico e il Pacifico. La Cina sta costruendo ferrovie, strade, porti per collegarsi via terra e via mare con gli altri continenti; la legittimità del governo del partito unico in Cina si fonda di fatto non più sui principi ormai abbandonati del comunismo (la proprietà collettiva dell’economia), ma sullo sviluppo costante della sua economia all’interno di reti globali.

Si può obiettare che stato-mercato non è una buona definizione, perché ogni forma di stato coincide sempre con una forma di sviluppo economico, quindi con una forma di mercato. La legittimità sostanziale del potere politico è sempre stata basata su princìpi che permettevano di approfittare al meglio delle opportunità economiche del periodo, suddividendone i benefici fra il massimo numero di persone. Ma i principi di legittimità – per lo meno in Occidente − sono stati identificati o nell’investitura divina, o nella volontà della nazione, o nella priorità del lavoro rispetto al possesso. Quali principi di legittimità adotterà il futuro stato-mercato per gestire e suddividere al meglio il potere reale?

Diceva Marshall McLuhan che per identificare chi detiene il potere reale nella società basta guardare quali sono i grandi edifici che si costruiscono nelle città: all’epoca degli imperi erano le chiese, all’epoca degli stati dinastici furono le grandi regge e i palazzi nobiliari, nell’Ottocento i parlamenti (si pensi al Parlamento di Londra), le fabbriche e le banche. Oggi nel mondo anglosassone i più splendidi grattacieli sono quelli delle aziende multinazionali, da noi in Italia le costruzioni più grandi e più belle ospitano banche.  

In Medio Oriente che cosa si costruirà, alla fine di questo ciclo di guerre civili? A Istanbul si sono costruiti grandi palazzi per uffici e imprese commerciali, ma ad Ankara la costruzione più importante è la nuova residenza del presidente, cioè di Erdogan stesso (immagine di testata). Negli Emirati e in Arabia Saudita nuove città di splendidi grattacieli appartengono alle società petrolifere e commerciali di cui sono per lo più proprietari i membri delle famiglie regnanti. Mentre in Iran si costruisce poco, e gli edifici più alti costruiti dal regime contengono o alloggi per le élite, o uffici per servizi di telecomunicazione e di amministrazione pubblica, ma non aperti al pubblico.

 

 

 

 

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