L’Africa sub-sahariana fra sviluppo e arretratezza

06/12/2015

L’Africa è il luogo più povero della terra. Secondo il Fondo Monetario Internazionale il PIL medio del globo è di 10.023 dollari annui a testa; ma ben 11 paesi africani hanno un reddito medio pro capite inferiore a 500 dollari annui a testa! Il 70% del PIL africano è frutto di lavoro manuale nella produzione di beni primari.

La classe media è una minuscola minoranza, la corruzione è rampante. Quasi un terzo dei bambini e più di due terzi delle bambine non frequenta nessuna scuola e rimane analfabeta. In Uganda soltanto il 13% del budget speso per l’educazione arriva davvero alle scuole. In Tanzania gli insegnanti sono mediamente assenti dal lavoro per il 67% del tempo.

Il 90% dei morti di AIDS, ebola e malaria sono Africani. In Chad meno dell’1% del budget allocato alla sanità pubblica è usato per i malati. In Tanzania i medici dedicano in media 29 minuti al giorno alla cura dei pazienti.

La governance è spesso atroce. Robert Mugabe e Idi Amin non sono casi isolati: fra il 1960 e il 2010 soltanto il 21% dei capi politici che hanno perso le elezioni si sono ritirati pacificamente, senza scatenare una guerra civile. La sola guerra civile in Congo ha provocato cinque milioni di morti dal 1996 a oggi.

Un continente senza speranza?

No, l’Africa è un continente che arranca, ma cambia velocemente. Negli ultimi dieci anni il PIL dell’Africa sub-sahariana è aumentato in media del 5-6% l’anno, il PIL medio pro capite è raddoppiato in 15 anni. I bambini che imparano a scrivere sono oggi il 69% contro il 54 % del 1998. La durata della vita media è salita da 50 a 57 anni nello stesso periodo.

Nel 1982 la regione era devastata da 12 guerre, oggi ne ha ‘soltanto’ 5.

Perché l’Africa è così povera e arretrata? Il continente ha prodotto la nostra specie umana e l’ha sostentata per millenni, ma è rimasto estraneo allo sviluppo dell’agricoltura finché le società agricole di altri continenti non ne colonizzarono la parte settentrionale. La fitta foresta tropicale a sud del Sahara ha bloccato fino all’epoca moderna l’estensione dell’agricoltura − e del tipo di stato creato nella storia dalle società agricole − all’interno del continente.

L’Africa è entrata a far parte dell’economia globale soltanto attorno al 1850. Gli Africani si sono così trovati a percorrere in 150 anni un processo economico, sociale e politico che altri popoli hanno sviluppato in 3000 anni. La velocità e l’ampiezza del cambiamento hanno ovviamente provocato traumi e resistenze, che si esprimono spesso in modo violento. Ma il cambiamento in Africa è come una valanga che lungo la strada acquista massa e velocità: non si fermerà finché non avrà raggiunto il livello del resto del mondo.

 

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