Le infrastrutture di trasporto dell’Africa Orientale
Parte I - il corridoio settentrionale

19/11/2013

Nell’Africa Orientale gran parte del trasporto merci avviene nel Corridoio Settentrionale (in verde nella mappa a lato), che collega il porto di Mombasa − in Kenya − con l’Uganda, il Burundi e la provincia dell’Ituri in Congo. 

Oggi l’efficienza e la capacità del Corridoio Settentrionale sono insufficienti alle necessità, benché superiori a quelle del Corridoio Centrale (in arancione nella mappa), che attraversa la Tanzania. Il Corridoio Settentrionale è particolarmente importante perché attraversa l’area economicamente più vivace dell’Africa Orientale, quella a nord del Lago Vittoria, centro regionale dell’agricoltura.

In entrambi i Corridoi la maggior parte dei trasporti avviene su strada, perché le ferrovie hanno bisogno di essere ammodernate, o ricostruite. Il trasporto su rotaia è meno costoso e – almeno in teoria – più veloce che su strada, ma le linee non sono sicure e i ritardi sono la regola. Perciò le merci del Burundi, anziché arrivare in porto attraverso il Corridoio Centrale, vengono spesso dirottate sul Corridoio Settentrionale, benché il percorso sia molto più lungo. 

Gli stati attraversati da questi due Corridoi fanno a gara per attrarre investitori stranieri per costruire infrastrutture di trasporto. I paesi dell’Africa Orientale sono importatori netti, perciò queste infrastrutture servono per sviluppare la regione, più che per favorire le sue esportazioni. Ma nei prossimi anni il traffico di merci da esportare potrebbe crescere di molto, dati i molti progetti di investimento già avviati nella regione dei Grandi Laghi, quali l’estrazione di minerale di ferro e di oro nell’Ituri congolese. Le risorse minerarie dell’Ituri sono molte, ma per ora lo sfruttamento e l’esportazione sono limitate dai problemi di trasporto, dall’insicurezza e dalla mancanza di trasparenza e di affidabilità del governo congolese.

Migliorare la rete dei trasporti è condizione imprescindibile perché l’Uganda e il Kenya diventino centri manifatturieri. I loro centri abitati non sono situati sulle coste, ma nell’entroterra; per essere competitivi devono quindi poter trasportare facilmente e a basso costo materie prime, acciaio e mezzi di produzione, oltre che i prodotti finiti. Le infrastrutture di trasporto attuali sono così scarse e inefficienti da annullare il vantaggio di un’abbondante forza lavoro a basso costo. Il governo keniota spera di terminare entro il 2018 la costruzione di una rete ferroviaria a scartamento ordinario a fianco della linea ferroviaria a scartamento ridotto già esistente (mappa a lato). Il progetto è realizzabile grazie a un prestito di 3,75 miliardi di dollari dalla Cina – 2,5 miliardi per la costruzione della ferrovia e 1,25 per le locomotive e le carrozze.

Un altro progetto ambizioso che riguarda il Kenya è il Corridoio LAPSETT (Lamu Port - Southern Sudan-Ethiopia Transport Corridor), che prevede strade, linee ferroviarie e oleodotti, ma non raggiungerebbe la regione dei Grandi Laghi e l’Uganda. Il progetto è rallentato da ostacoli politici e dal costo elevato. Il Kenya cerca finanziamenti da Cina, Giappone ed Europa, ma non li ha ancora trovati. 

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