La guerra in Etiopia può destabilizzare il Corno d’Africa?

16/10/2026

(Da un articolo di Ronan Wordsworth del 13 ottobre 2026)

In Etiopia le forze governative hanno scacciato il Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF) da Macallè, capoluogo della regione del Tigray, e stanno avanzando verso il confine con l’Eritrea. Parallelamente è stato segnalato l’ingresso di truppe eritree nel nord del Tigray, dove sono state prese di mira dai droni etiopi. La rapidità dell’avanzata federale è, per certi versi, inaspettata. Gli avversari sono più numerosi rispetto al precedente conflitto nel Tigray. Il governo ora può contare su una superiorità nell’impiego di droni, trae vantaggio dalle divisioni interne al Tigray ed ha importanti fornitori esteri di armamenti. Il presidente eritreo Isaias Afwerki sembra aver fornito sostegno al TPLF durante la ritirata. Isaias vuole impedire che l’Etiopia diventi tanto potente da imporre la propria volontà ai vicini, ma aiutando i ribelli rischia di allargare il conflitto.

Il TPLF fu per 27 anni la forza dominante nella coalizione di governo in Etiopia, prima che le proteste – scoppiate in particolare nelle regioni di Oromia e Amhara – contribuissero all’ascesa al potere di Abiy nel 2018. Seguì un periodo di repressione, crescita economica e crescente tensione fra il governo e la popolazione tigrina. A novembre 2020 scoppiò la guerra: le forze eritree e quelle della regione di Amhara si unirono alla campagna federale contro il TPLF. L’Esercito di Liberazione Oromo (OLA) invece si alleò con il TPLF nel 2021.

L’accordo di Pretoria del 2022 pose fine al conflitto, lasciando però irrisolte molte dispute territoriali e rimostranze a livello regionale. Il rapporto dell'Etiopia con l’Eritrea si è andato deteriorando ulteriormente, man mano che l'Etiopia chiedeva con crescente insistenza l’accesso permanente al mare.

Il 20 settembre 2026 è stata annunciata la formazione di una coalizione di opposizione interna al governo etiope composta da sette membri – tra cui il TPLF, il Movimento Nazionale Fano degli Amhara, l'Esercito di Liberazione Oromo e quattro gruppi minori – con l'obiettivo di rimuovere Abiy dal potere, ma da allora la coalizione ha subito sconfitte. Il TPLF stesso si è frammentato: combattenti che un tempo militavano fianco a fianco si ritrovano ora su fronti opposti, con la Tigray Peace Force (TPF) che sostiene l'avanzata delle forze federali. Nel Tigray si registra oggi una diffusa disillusione tra la popolazione che un tempo sosteneva il TPLF, ma che ora attribuisce al gruppo la responsabilità della ripresa dei combattimenti e del blocco della ripresa economica. Ciò ha portato a reclutamenti forzati, che hanno coinvolto anche ragazzi di appena 15 anni. Con l'aumentare delle perdite sul campo, molti di questi coscritti sono fuggiti verso lo schieramento governativo.

Il governo gode del grande vantaggio del dominio aereo: i droni forniti dall'estero hanno contribuito a invertire l'avanzata delle forze tigrine già nel 2021, poi il governo ha investito e a marzo 2025 ha inaugurato la SkyWin Aeronautics Industries, con due fabbriche di droni di proprietà nazionale.

L'Etiopia ora accusa l'Eritrea di invasione su vasta scala. L’Eritrea respinge l’accusa. L'Eritrea vede la cooperazione con il TPLF come un mezzo per indebolire l’Etiopia di Abiy visto come ostile e aggressivo. L'Etiopia invoca il diritto all'autodifesa al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l'Eritrea lancia un appello per la deterrenza; entrambi i Paesi cercano il sostegno internazionale per le proprie posizioni.

I paesi confinanti con l'Eritrea hanno validi motivi per sostenerla e per temere l’Etiopia. Il 4 ottobre a El Alamein Egitto, Eritrea, Somalia e il governo militare de facto del Sudan hanno ribadito alcune posizioni comuni sul controllo del Nilo, sulla sovranità somala e sulla gestione del Mar Rosso. La loro dichiarazione ha ribadito che la gestione del Mar Rosso deve rimanere responsabilità degli Stati costieri e si è opposta a misure unilaterali che danneggino gli utenti del Nilo a valle. E’ una chiara opposizione alle ambizioni etiopi.

La disputa sull'accesso al mare è l’argomento centrale. L'Etiopia dipende da Gibuti per il 95% delle sue esportazioni. Il porto di Gibuti è costoso, accessibile soltanto attraverso l'ostile regione dell'Afar, e non è in grado di gestire il crescente volume di traffico. Un memorandum d'intesa del gennaio 2024 con il Somaliland ha vincolato ogni altra collaborazione commerciale a un futuro riconoscimento dell’indipendenza del Somaliland stesso. Il riconoscimento del Somaliland da parte di Israele nel dicembre 2025 ha rafforzato la posizione diplomatica del territorio. L'investimento di DP World a Berbera e nelle infrastrutture che collegano il Somaliland all'Etiopia dà agli Emirati Arabi Uniti un importante interesse commerciale nella realizzazione di un corridoio Berbera-Etiopia. Questi interessi convergenti contribuiscono a spiegare l'allineamento emergente fra Etiopia, Somaliland, Emirati Arabi Uniti e Israele.

La Turchia, dal canto suo, ha interessi significativi nella regione e si opporrebbe a qualsiasi conflitto regionale di più ampia portata. Ankara ha fornito droni all'Etiopia e ha firmato accordi con la Somalia per l'esplorazione di petrolio e gas e per la fornitura di materiale bellico. Ha investito nel settore manifatturiero in Etiopia e ha cercato di capitalizzare sull'energia a basso costo prodotta nel paese. Una guerra più estesa metterebbe a repentaglio i suoi investimenti e minerebbe la sua posizione nella regione.

Ma in questo momento le possibilità di intervento effettivo sono limitate: tutti i Paesi della regione sono pesantemente impegnati contro gli Houthi e l’Iran.

In Eritrea l'età di Isaias e la concentrazione del potere nelle sue mani rendono una eventuale sconfitta militare particolarmente critica. Isaias è al potere dall'indipendenza del Paese e non esiste un meccanismo di successione definito. Un conflitto potrebbe destabilizzare gli equilibri militari e politici su cui poggia il suo governo, portando, di fatto, a un cambio di regime.

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