Ecco che cosa sta succedendo in Iran

19/05/2026

secondo Zineb Riboua, del Hudson Institute's Center for Peace and Security in the Middle. Pubblicato il 14 maggio 2026

L’Iran è entrato nel conflitto contro Stati Uniti e Israele già gravato da una grave crisi economica. Il presidente Masoud Pezeshkian aveva già avvertito nel luglio 2025 che le infrastrutture del paese erano al collasso. I danni odierni sono visibili su tre fronti: la valuta iraniana (il rial), il mercato del lavoro e la base industriale. Il crollo del rial a 1,45 milioni per dollaro a gennaio ha scatenato disordini di massa. Da allora la valuta si è ulteriormente deprezzata, attestandosi ora intorno a 1,87 milioni per dollaro. La banca centrale iraniana ha emesso un avviso pubblico, mettendo in guardia i cittadini dall'acquistare valuta estera.

La Banca Centrale della Repubblica Islamica dell'Iran ha dichiarato: "Se le aspettative vengono riviste, l'offerta aumenta o la banca centrale interviene in modo mirato, è possibile che i prezzi tornino alla normalità e che gli acquirenti che acquistano dollari a tassi elevati subiscano perdite". Ma un avvertimento da parte di una banca centrale alla propria popolazione contro il possesso di dollari segnala che lo Stato ha perso il governo monetario.

La situazione del mercato del lavoro aggrava quella monetaria. Il viceministro iraniano delle Cooperative, del Lavoro e del Welfare Sociale ha ammesso il mese scorso che la guerra ha distrutto direttamente oltre un milione di posti di lavoro, con ulteriori due milioni di perdite dovute a fattori indiretti. Tuttavia i funzionari governativi non riescono a concordare sull'entità dei danni. Alcuni di loro hanno citato dati della previdenza sociale che suggeriscono un aumento di sole 100.000 richieste di sussidi di disoccupazione, mentre il ministro del Lavoro Ahmad Meydari ha detto che si tratta di 150.000 persone. I dati provengono da ministeri diversi, vengono misurati con metodologie diverse e servono scopi politici diversi, con vistose discrepanze. "Nell'ultimo anno, la popolazione iraniana in età lavorativa è aumentata di circa 825.000 persone, eppure sono stati creati soltanto 57.000 nuovi posti di lavoro", scriveva recentemente un articolo del Financial Tribune.

L'azienda Mobarakeh Steel, il maggiore produttore di acciaio del Medio Oriente e del Nord Africa e uno dei maggiori complessi industriali operanti in Iran, ha subito colpi pesanti. Oltre 27.000 lavoratori si ritrovano oggi senza un chiaro status lavorativo. Il personale tecnico specializzato che prima guadagnava l'equivalente di circa 568 dollari al mese ora percepisce una retribuzione vicina al minimo legale, pari a circa un quinto del salario precedente. La produzione siderurgica iraniana dipende da materie prime petrolchimiche e input energetici. Il settore petrolchimico a sua volta si basa sull'acciaio nazionale per la costruzione e la manutenzione degli impianti. I due settori funzionano praticamente come un unico sistema interconnesso, e ciò che ha reso letali gli attacchi statunitensi è stato il fatto di aver colpito entrambi.

Questo è particolarmente dannoso per il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) che controlla entrambi i sistemi. I prodotti petrolchimici generavano circa 13 miliardi di dollari l’anno di entrate da esportazioni, erano la seconda maggior fonte di valuta estera del paese dopo il petrolio greggio.

I prezzi dei farmaci in Iran sono aumentati fino al 400%; le farmacie segnalano carenze in tutto il paese. Il blocco di internet, che da tempo è lo strumento preferito dal regime per controllare la situazione interna, potrà impedire agli iraniani di vedere filmati dei fallimenti in battaglia dell'IRGC, ma non può impedir loro di vedere che la valuta ha perso oltre metà del suo valore.

L'operazione USA-Israele ha costretto la Repubblica Islamica a gestire simultaneamente due fronti: uno rivolto verso l'esterno per proteggere il complesso apparato militare, uno rivolto verso l'interno per gestire la popolazione, che ha ripetutamente dimostrato, a costo della propria vita, che il regime sta superando la soglia di sopportazione.

Il blocco navale statunitense ha interrotto le entrate derivanti dalle esportazioni, per cui le Guardie Rivoluzionarie stanno perdendo circa 170 milioni di dollari al giorno. Secondo le stime di Agon, le perdite totali di entrate petrolifere (rispetto allo scorso anno) ammontano a 4,8 miliardi di dollari fino ad oggi.

Bloccare le esportazioni di petrolio, tuttavia, lascia intatta la rete finanziaria che il regime iraniano ha costruito per elaborare, trasferire e proteggere le entrate attraverso intermediari cinesi, ed è in questo ambito che opera la collaborazione tra Stati Uniti e Israele. I precedenti cicli di sanzioni si sono rivelati inefficaci perché la Cina assorbiva il greggio iraniano attraverso raffinerie improvvisate, trasferiva i fondi attraverso reti bancarie ombra e forniva al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) l'infrastruttura di intelligence che manteneva operative le sue attività regionali. Le operazioni congiunte tra Stati Uniti e Israele mirano a colpire tutto questo. Come ha affermato il Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent: "Prenderemo di mira senza sosta la capacità del regime di generare, trasferire e rimpatriare fondi e perseguiremo chiunque agevoli i tentativi di Teheran di eludere le sanzioni".

La campagna degli USA si articola su due livelli. Il primo livello riguarda la rete finanziaria attraverso cui il petrolio iraniano si muoveva al di fuori della portata delle autorità di regolamentazione occidentali. Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha sottoposto a sanzioni Hengli Petrochemical, la seconda raffineria di petrolio più grande della Cina, circa 40 compagnie di navigazione cinesi legate alla flotta ombra iraniana e le raffinerie cinesi indipendenti che lavorano il petrolio greggio iraniano soggetto a sanzioni.

Il secondo livello è una campagna di denuncia politica diretta contro la Cina. Le sanzioni contro aziende cinesi come Meentropy Technology, The Earth Eye e Chang Guang Satellite Technology per aver aiutato l'Iran a tracciare i movimenti militari statunitensi e alleati con l'intelligence satellitare hanno reso pubblico il coinvolgimento della Cina nelle operazioni militari iraniane, fornendo alle autorità di regolamentazione una base legale per estendere le azioni contro le aziende cinesi di telerilevamento satellitare.

Sebbene gli attacchi militari siano stati sospesi, le operazioni congiunte tra Stati Uniti e Israele continuano a fungere da acceleratore di ciò che la fase militare ha innescato: intensificano il deterioramento istituzionale in Iran e privano le Guardie Rivoluzionarie della capacità finanziaria e organizzativa necessaria per ricostituire le loro risorse.

La Repubblica Islamica non è mai stata tenuta insieme soltanto dall'ideologia, né soltanto dalla coercizione. Ciò che più di ogni altra cosa ha sostenuto questo sistema e lo ha reso così sofisticato è stata la struttura stratificata e coesa in cui l'impegno ideologico, la repressione selettiva e il mecenatismo materiale si rafforzavano a vicenda.

Hezbollah riceveva circa 700 milioni di dollari all'anno. Gli Houthi in Yemen, le Forze di Mobilitazione Popolare in Iraq, Hamas e la Jihad Islamica Palestinese a Gaza, oltre una serie di altri gruppi minori, attingevano tutti alla fonte iraniana. L'ideologia può spiegare perché gli uomini si uniscono a un movimento rivoluzionario, ma non perché vi combattano costantemente per un lungo periodo e in diversi ambiti e aree. Ciò richiede pagamenti, logistica e un regime (quello iraniano) in grado di rispettare i propri impegni. In una regione in cui le istituzioni statali si erano a lungo dimostrate predatorie, inefficienti o semplicemente assenti, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) offriva una cosa rara: un'organizzazione che pagava puntualmente, forniva ai suoi partner attrezzature funzionanti e manteneva i propri impegni. Tale affidabilità operativa ha garantito la sua influenza regionale tanto quanto l’affinità ideologica, e ha sostenuto l’autorità istituzionale del regime all’interno.

I regimi autoritari possono sopportare un notevole malcontento popolare, ma la resistenza prolungata si basa su due condizioni: un apparato coercitivo dotato della coerenza organizzativa e delle risorse materiali necessarie per impiegare la forza su vasta scala, popolazione convinta che il costo della protesta superi il costo dell'obbedienza. In Iran entrambe le condizioni sono ora in declino.

I segni di erosione hanno già iniziato ad emergere nel nucleo istituzionale. A marzo, i membri delle Unità Speciali iraniane hanno comunicato che i pagamenti degli stipendi per alcune unità avevano subito errori di elaborazione. E’ il terzo ritardo di questo tipo da inizio anno. Alcuni membri del personale si sono rifiutati di partecipare alle manifestazioni di mobilitazione filogovernativa. I ??pensionati e alcuni reparti dell'esercito regolare non hanno ricevuto lo stipendio per il secondo mese consecutivo.

Alla Bank Sepah ("Banca dell'Esercito"), una delle principali istituzioni finanziarie iraniane di proprietà statale con sede a Teheran, gli alti comandanti hanno iniziato ad accusare le Guardie Rivoluzionarie di sfruttare la crisi finanziaria per indebolire le forze di polizia e concentrare le risorse sull'establishment clericale.

Alle Guardie Rivoluzionarie si aprono ora due vie, entrambe destabilizzanti. La prima strada è un accordo con gli Stati Uniti. Ma un compromesso con Washington costringerebbe le Guardie Rivoluzionarie a rinunciare alla rete di appalti e ai monopoli, sarebbe la precondizione della loro sconfitta. La seconda strada è continuare la guerra, spingendo le esigenze operative oltre le capacità dell'organizzazione e intensificando le rivalità interne tra la leadership clericale, le Guardie Rivoluzionarie, la burocrazia e le forze armate regolari, tutte in competizione per una maggior quota di risorse sempre più esigue.

Il dilemma è strutturale e nessuna soluzione a breve termine può risolverlo.

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