Droga e proibizionismo. Che fare?

04/08/2025

Liberamente tratto da un articolo di G. Friedman per GPF del 28 luglio 2025

Donald Trump ha dichiarato che i cartelli della droga in America Latina sono organizzazioni terroristiche internazionali. Per certi aspetti lo sono, perché si impongono anche con il terrore. Ma non sono né religiosi né ideologici: il loro obiettivo è fare tanti soldi e usare quei soldi per proteggere e rafforzare il proprio potere. Il terrorismo è uno dei possibili strumenti per raggiungere l’obbiettivo.

Distruggere le organizzazioni terroristiche che dispongono di grandi ricchezze è molto difficile se la ricchezza è usata per manovrare la popolazione utilizzando abilmente insieme due delle emozioni umane fondamentali: paura e avidità. La combinazione di questi due fattori rende i cartelli della droga molto più potenti dei gruppi motivati da ideologie. I terroristi ideologici uccidono, ma i cartelli della droga, così come altre mafie, possono sia uccidere sia ricompensare generosamente. L'ideologia è una forza potente, ma la combinazione di avidità e paura è ancora più forte.

L'unico modo per distruggere i cartelli è interrompere il flusso di denaro che compra la lealtà, anche quella degli amministratori e della polizia. Il flusso di denaro si basa sull'enorme domanda globale e si può ridurre soltanto abbassando grandemente il prezzo della droga. Finché i prezzi e la domanda rimangono alti, l'idea di poter fermare il flusso di droga è un'illusione. Ce lo insegna il precedente del proibizionismo in America.

Negli anni '20 gli Stati Uniti misero al bando la vendita e la produzione di prodotti alcolici. Sorsero così diversi cartelli per la vendita di alcolici, gestiti dalle mafie (celebre quella di Al Capone). La teoria era che, rendendo l'alcol illegale, nessuno avrebbe comprato o venduto bevande alcoliche. In realtà il proibizionismo aumentò drasticamente il prezzo dei liquori senza ridurne la domanda. La domanda addirittura aumentò, perché gli alcolici divennero di moda fra i giovani, che sempre amano ribellarsi alle regole dei ‘vecchi’. Il risultato finale del proibizionismo fu dunque il fiorire dei gruppi criminali organizzati, favoriti dalla dipendenza dell'alcol e dal fascino che i beni illeciti emanano, anche fra le classi dirigenti. L’enorme flusso di denaro generato dalla criminalità organizzata durante il proibizionismo portò a una corruzione diffusa di istituzioni pubbliche e private, anche della polizia. Per non parlare dei sindacati, soprattutto quello dei camionisti, che per decenni fu pronto a scioperare su richiesta della mafia, che in tal modo mantenne a lungo un potere di ricatto sulle istituzioni politiche.

Il proibizionismo terminò nel 1933, proprio perché le conseguenze erano simili a quelle che oggi vediamo nella guerra alla droga. Una volta legalizzato, il flusso di denaro proveniente dal commercio di alcolici si ridusse e finì nelle mani di imprese organizzate, non di gruppi criminali organizzati. Non risolse i problemi di dipendenza e non cancellò la domanda, ma abbassò il prezzo degli alcolici, privando così i gruppi criminali della loro fonte di potere.

L'unico modo per smantellare i cartelli sarebbe legalizzare gli stupefacenti. Cercar di smantellare i cartelli senza minare il loro modello di business non ha mai funzionato e non pare probabile che possa funzionare in futuro. Il timore che la legalizzazione delle droghe aumenti e legittimi il consumo di droga è ragionevole. Esiste un autentico imperativo morale a non legittimare qualunque cosa rovini le vite. Ma dobbiamo anche affrontare il fatto che il proibizionismo è la base su cui le mafie e i cartelli costruiscono ed ampliano il loro potere, fino a corrompere le istituzioni e minare le fondamenta degli stati.

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