Ottobre 2026: Il presidente statunitense Donald Trump ha preso a criticare il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, arrivando a chiederne le dimissioni. Poi ha annunciato il raggiungimento di un'intesa con la Russia, in base alla quale gli Stati Uniti avrebbero rinunciato ad applicare le sanzioni previste dal pacchetto di Lindsey Graham – mirate ai principali acquirenti di petrolio e gas russi – in cambio della fornitura di gasolio dalla Russia agli Stati Uniti. Mosca ha dapprima smentito l'esistenza di un tale accordo, ma Trump ha continuato ad agire come se fosse stato già concluso.
Prima dell'annuncio di Trump Vladimir Putin aveva chiesto di poter dislocare truppe sul lato ucraino del confine, lasciando intendere che si sarebbe trattato di uno schieramento limitato. Più o meno nello stesso periodo Kiev ha reso noto che l'intelligence satellitare fornita da Washington per sostenere lo sforzo bellico contro la Russia era stata interrotta. Si tratta di informazioni fondamentali per la difesa dell'Ucraina dall'aggressione russa.
Infine Putin ha confermato che un accordo era stato raggiunto e che il gasolio sarebbe stato spedito. Poco oltre metà mese, il governo ucraino ha riferito che la condivisione dell'intelligence è ripresa. Non è giunto alcun segnale dalla Russia che indichi l'annullamento dell'accordo sul gasolio, ma non c’è neppure traccia di operazioni di carico del combustibile destinato agli Stati Uniti.
I paesi europei – chiaramente all'oscuro della situazione – sono apparsi disorientati, limitandosi a esprimere rammarico per l'iniziativa di Trump. Nel frattempo la Francia si trova ad affrontare diffuse proteste studentesche, con il coinvolgimento di altri gruppi, che causano ingenti danni in tutto il Paese. Anche in Italia e in Albania ci sono mobilitazioni analoghe. Il caos in Europa sembra favorire la Russia, anche se non ci sono prove che la Russia abbia avuto un ruolo nei disordini.
Negli Stati Uniti alcuni osservatori hanno ipotizzato che Trump abbia concluso l'accordo sul diesel in vista delle elezioni di metà mandato. Ma non ha molto senso: la crisi del costo di gas e petrolio è stata generata dai dazi e aggravata dalla guerra in Iran. Il semplice acquisto di maggiori quantità di diesel non porterà a una significativa riduzione dei prezzi. La Russia peraltro non dispone di una capacità produttiva di diesel o altri prodotti petroliferi raffinati tale da compensare in modo significativo le perdite derivanti dalla chiusura delle rotte marittime in Medio Oriente. Inoltre mancano solo due settimane alle elezioni di metà mandato. Se davvero Trump ha pensato che un accordo sul diesel – o anche solo l'aspettativa di un maggiore afflusso di petrolio nel prossimo futuro – potrà cambiare l'esito del voto, si sbaglia di certo.
Di maggiore interesse è il fatto che il 18 ottobre l'Iran si sia dichiarato pronto a riaprire lo stretto di Hormuz in cambio della fine della guerra. Teheran ha altresì precisato che non accetterà alcuna richiesta di porre fine al proprio programma nucleare, che è la ragione principale per cui gli Stati Uniti hanno dato inizio al conflitto. L’Iran ha affermato che lo stretto verrebbe riaperto in meno di una settimana, qualora gli Stati Uniti accettassero le condizioni.
Se Trump è davvero preoccupato per le elezioni di metà mandato, la proposta dell'Iran appare ben più interessante di una fornitura di diesel dalla Russia: non solo sarebbe più efficace nel risolvere la crisi petrolifera, ma agirebbe su un arco temporale che ha un impatto concreto per gli elettori americani.
Che legame c’è fra le due proposte? Siamo alla vigilia di un accordo per la cessazione della guerra sia in Russia sia in Iran, o si tratta soltanto di piccole trappole diplomatiche usate per tattica diversiva?
Potrebbe essere l’avvio di una narrazione che addossa la ‘colpa’ delle guerre e della crisi energetica ed economica agli aggrediti e non agli aggressori, cioè all'Ucraina e Israele, anziché a Russia e Iran, per permettere agli USA di uscire da entrambe le guerre.
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