Estratto da un'analisi di GeoPolitical Futures del 18 settembre
Le difficoltà della Russia in Ucraina hanno favorito il riemergere dell'influenza turca in Eurasia. La Russia non riesce più a esercitare pressione sul Caucaso meridionale e sull'Asia centrale e gli stati turchi vedono il declino del potere russo come un'opportunità per espandere la propria autonomia strategica. Una maggiore autonomia da Mosca aumenterà l’esposizione alla Cina, per cui l'Eurasia potrebbe presto trovarsi contesa tra una Russia in indebolimento, una Cina in ascesa e uno spazio strategico turco più coeso. L'imperativo dell'Ucraina sarà sostenere l'emergere di questa nuova entità geopolitica per indebolire la Russia, ma questo potrebbe metterla in contrasto anche con gli stati della penisola balcanica, che hanno avuto una lunga storia di oppressione da parte dei Turchi.
Dal punto di vista geopolitico e storico, l'Ucraina e il mondo turco sono profondamente interconnessi. Per lunghi periodi storici l’attuale territorio ucraino ha costituito la frontiera occidentale e settentrionale del mondo turco, la zona di contatto tra il mondo slavo e quello turco. La cultura cosacca, ad esempio, si è sviluppata come un fenomeno organico di frontiera turco-slava. I Turchi vedevano nell'Ucraina uno stato indipendente e potente all'interno della regione che si estende dal Baltico al Mar Nero, che negli anni fra le due guerre mondiali del secolo scorso sviluppò un’alleanza informale, l’Intermarium.
Fin da quando la Russia ha annesso la Crimea nel 2014, l'Ucraina si è gradualmente avvicinata alla sfera d'influenza turca. Lo scopo è stabilire un deterrente efficace contro l'influenza russa nel Mar Nero. I tatari di Crimea partecipano attivamente ai negoziati di alto livello e occupano posizioni diplomatiche e politiche chiave che consentono loro di costruire ponti tra l'Ucraina e il mondo turco. Senza i suoi territori turchi, la Russia sarebbe stata una nazione fondamentalmente est-europea, forse potrebbe diventarlo in futuro. E senza l'Ucraina, l'intero impero sarebbe crollato. I leader russi, dagli imperatori a Vladimir Putin, lo sanno bene.
In quella regione emerse allora l’idea del Prometeismo, movimento di liberazione dei popoli turchi oppressi e baluardo contro il potere imperiale russo. Il Prometeismo fu sviluppato da ucraini, ceceni, tatari, crimeani, azeri e georgiani – nazioni storicamente oppresse da Mosca. Dopo il crollo dell’Impero ottomano infatti si sviluppò in quelle regioni la nostalgia per un regime che negli ultimi decenni era stato talmente debole da lasciare piena libertà ai suoi popoli periferici.
Al crollo dell’URSS nel 1991 venne creata la Comunità degli Stati Indipendenti (CSI) e l'Ucraina ottenne l'indipendenza, ma dovette affrontare forti pressioni proprio lungo l'ex confine turco, in Crimea, in Donbass e nella regione di Odessa, aree in cui infuria oggi la guerra. Nel 1997 l'Ucraina svolse un ruolo cruciale nella creazione di un formato alternativo a quello russo, il GUAM (Georgia, Ucraina, Azerbaigian e Moldavia), definito ‘Organizzazione per la Democrazia e lo Sviluppo economico’. Dal 2006 il GUAM ha sede a Kiev. Turchia e Lettonia partecipano alle riunioni GUAM come stati osservatori.
Kiev sta cercando di trovare un proprio equilibrio - in funzione antirussa - tra due blocchi geopolitici emergenti, uno nell'Europa settentrionale e uno lungo il margine meridionale d'Eurasia, guidato dalla Turchia. Ankara ha molto contribuito alla formazione dell'Alleanza della Mecca (Turchia, Pakistan e Arabia Saudita) e sta promuovendo attivamente un blocco economico e culturale con l'Azerbaigian nel Caucaso meridionale e con gli stati dell’Asia centrale, chiamato l’Organizzazione degli Stati Turchi.
Tutti i Paesi coinvolti sono cauti nel presentare il blocco come un'alleanza geopolitica formale che potrebbe minacciare gli interessi cinesi o russi. Ciononostante, il processo ha una sua logica geostrategica. L'Organizzazione degli Stati Turchi sta attraversando un processo di istituzionalizzazione e interdipendenza economica senza precedenti e la stabilità regionale è vitale per il suo continuo sviluppo. La stessa logica sottende la decisione di questi Stati di continuare a commerciare con l'Iran, aumentando così la sua resilienza alle sanzioni e agli attacchi aerei statunitensi e israeliani.
Fin da quando la Russia ha annesso la Crimea nel 2014, l'Ucraina si è gradualmente avvicinata alla sfera d'influenza turca. Lo scopo è stabilire un deterrente efficace contro l'influenza russa nel Mar Nero. Non è un caso che diversi cicli di negoziati tra delegazioni russe e ucraine si siano svolti in Turchia. Kiev considera la Turchia uno dei suoi partner più affidabili perché anche Ankara vede l'indipendenza e la sovranità ucraina come utile all’equilibrio nel Mar Nero. Negli ultimi anni, tuttavia, l'Ucraina si è spinta oltre questo quadro tradizionale e ha cercato di stabilire relazioni più solide con il mondo turco nel suo complesso.
La vittoria dell'Azerbaigian nella guerra del Nagorno-Karabakh ha contribuito all’avvicinamento dell’Ucraina al mondo turco. La successiva adozione della Dichiarazione di Shusha ha delineato due imperativi principali per il mondo turco: la promozione del progetto di trasporto del Corridoio Medio, rappresentato nella mappa in testata, e l'integrazione degli stati turchi. Subito dopo l'Organizzazione degli Stati Turchi (OTS) ha adottato la Dichiarazione di Istanbul e la Visione del mondo turco 2040.
Ma è stata soprattutto l'invasione russa ad avvicinare l'Ucraina e il mondo turco. La Turchia è diventata l’intermediaria tra Kiev e Mosca. Benché si sia astenuta dal fornire supporto militare e diplomatico diretto all'Ucraina, anche l'Azerbaigian ha iniziato a fornire assistenza umanitaria all'Ucraina. Dal 2014 Kiev ha sostenuto la creazione di unità militari provenienti da gruppi musulmani di origine turca, per combattere contro l'occupazione russa. Dopo il 2022 queste formazioni fanno parte dell’esercito formale.
La convinzione degli Ucraini è che più la Russia si indebolisce, maggiori sono le probabilità che si dissolva in molteplici stati indipendenti. In quest'ottica l'Ucraina ha riconosciuto il movimento separatista noto come Repubblica cecena di Ichkeria nell'ottobre 2022, poi ha tentato di riconoscere l'indipendenza del Tatarstan. Queste mosse sono chiaramente deliberate, poiché la Russia ha tradizionalmente considerato il panturchismo, il turanismo e il panislamismo come minacce esistenziali al suo controllo sui territori abitati dai turchi e sulle nazioni caucasiche all'interno della Russia, nonché alla sua influenza sulle repubbliche dell'Asia centrale e del Caucaso meridionale.
Gli stretti rapporti dell'Ucraina con gli stati del Golfo Persico, la Turchia e, in una certa misura, gli stati dell'Asia centrale sono stati favoriti dai tatari di Crimea. I tatari di Crimea partecipano attivamente ai negoziati di alto livello e occupano posizioni diplomatiche e politiche chiave che consentono loro di costruire ponti tra l'Ucraina e il mondo turco.
Le nazioni turche più piccole sono fondamentali per il progetto geopolitico dell'Ucraina. I popoli turchi sono stati in cattività a fasi alterne sin dal XVI secolo. Ma la nuova realtà geopolitica suggerisce che resisteranno a qualsiasi tentativo di farli rientrare nella sfera d'influenza russa. Si stanno muovendo verso la costruzione di una propria alleanza geopolitica indipendente, basata sui principi di sovranità e trasparenza geopolitica per il commercio internazionale. La Russia ha costruito il suo impero occupando territori turchi in Siberia, Crimea, Impero Ottomano, Turkestan e Caucaso. Senza i suoi territori turchi, la Russia sarebbe stata una nazione fondamentalmente est-europea, forse potrebbe diventarlo in futuro. E senza l'Ucraina, l'intero impero sarebbe crollato. I leader russi, dagli imperatori a Vladimir Putin, lo sanno bene.
La Russia è quindi preoccupata per il quadro generale. Mosca non sta semplicemente perdendo il controllo sulle zone di confine: queste zone stanno acquisendo autonomia e diventando attori geopolitici indipendenti e sofisticati. Il Cremlino vuole impedire una più stretta cooperazione tra Baku e Kiev da un lato e tra Baku e Ankara dall'altro. Tutto ciò non significa che il mondo turco stia tornando a un periodo di dominio sull'Eurasia. Ma è evidente che è in atto una transizione, accelerata dalla guerra in Ucraina.
Per il mondo turco, il sostegno degli Stati Uniti al suo nascente progetto geopolitico sarebbe uno sviluppo positivo. Se ciò accadesse, indebolirebbe la secolare architettura geopolitica eurasiatica, in cui le potenze europee hanno in gran parte definito la traiettoria storica delle nazioni d'Eurasia. L'ascesa dell'alleanza della Mecca e dello spazio geopolitico turco potrebbe rendere impossibile per l’Europa mantenere qualunque forma di egemonia sul continente asiatico.
I vostri commenti
Per questo articolo non sono presenti commenti.
Lascia un commento
Vuoi partecipare attivamente alla crescita del sito commentando gli articoli e interagendo con gli utenti e con gli autori?
Non devi fare altro che accedere e lasciare il tuo segno.
Ti aspettiamo!
Accedi
Non sei ancora registrato?
Registrati