Riflessioni per le vacanze.

20/08/2026

Aiuto! La guerra fredda è finita!

Noi europei non abbiamo ancora capito che significa. Purtroppo non l’hanno capito subito neppure gli americani, ma sono stati costretti a farlo a partire dall’11 settembre 2001: attacco alle Twin Towers. Ne seguì la guerra in Afghanistan, poi la Seconda Guerra del Golfo, che a sua volta produsse la guerra civile jihadista (l’ISIS vs. le milizie dei Fratelli Mussulmani e quelle dell’Iran), la caduta dei regimi militari andati al potere nel mondo arabo all’inizio degli anni ’60, la destabilizzazione e il cambio di alleanze nei paesi islamici sia in Asia sia in Africa. 

Già nel 2012 gli USA di Obama avevano deciso di abbandonare il Medio Oriente, lasciandolo agli attori regionali, cioè Turchia, Iran e Russia. Quando nel 2016 i Russi entrarono a gamba tesa nella guerra jihadista per proteggere le proprie posizioni in Siria, gli USA lasciarono fare e rimasero a guardare dalle loro basi in Iraq e nella zona curda della Siria, senza più intervenire. Ben presto nelle pianure dell’Iraq e della Siria furono le forze armate, finanziate e addestrate dall’Iran a vincere l’ISIS e spadroneggiare in entrambi i paesi, fino al Libano. 

Obama aveva capito che gli USA dovevano ritirarsi dalle aree lontane dalle coste americane e concentrarsi nel riconquistare e difendere la leadership tecnologica, che era stata svenduta alla Cina nei 20 anni precedenti, quando prevaleva la visione di un mondo eternamente pacificato sotto la leadership americana, tutto felicemente rivolto soltanto a ridurre i costi di produzione sotto la guida dei finanzieri americani. La crisi finanziaria degli anni 2007-2012 aveva mostrato l’idiozia di tale visione, le orrende guerre civili del mondo islamico e l’odio antioccidentale di larga parte degli islamici aveva dimostrato che il mondo era tornato a ribollire di tensioni e di guerre regionali, che durante la guerra fredda erano state congelate. L’impero americano che, seppur informale, aveva egregiamente funzionato per un secolo in tutto l’Occidente, anche tramite istituzioni e accordi sovranazionali come l’ONU e il GATT, non bastava a reggere il mondo, correva il rischio di crollare. Sulla base di questa consapevolezza venne eletto Trump alla fine del 2016. 

La nuova visione strategica americana era già tratteggiata: 

  • la priorità è l’emisfero nord, in cui gli USA debbono mantenere il controllo dei cieli e degli oceani, mentre della sicurezza dei mari interni (Mediterraneo, Mar Rosso, Golfo Persico, Mar Nero, mar Caspio) si debbono occupare le potenze regionali. 
  • Il sud del mondo può cavarsela da solo, perché Cina, India e Sudafrica hanno l’interesse e le possibilità di farlo. 
  • Gli USA sorveglieranno il Sud America, ma soltanto per evitare attacchi da sud e per contrastare il mercato della droga e delle armi. 
  • Il nuovo centro di attenzione è l’Artico, che sta diventando navigabile tutto l’anno a causa del riscaldamento terrestre ed è la via più breve di collegamento di tutto l’emisfero nord. Il controllo dell’Artico richiede un accordo strategico con la Russia, da stringere urgentemente. 

L’attuazione del piano strategico venne rallentata e quasi bloccata dalla pandemia di COVID, l’amministrazione Biden fu poco attiva. La Russia però aveva ben capito il messaggio. Putin pensò: se gli USA vogliono un accordo strategico con noi, è il momento in cui ci possiamo riprendere l’Ucraina, prima che l’Europa interferisca. 

Nessuno pensava che l’Europa potesse interferire e impedire alla Russia di conquistarsi metà Ucraina in un paio di settimane. Ma ci pensarono gli Ucraini, dando a tutti noi Europei (e non solo) una lezione di coraggio, tenacia, intelligenza, unità d’intenti. Forse gli Ucraini ce la faranno a sostenere anche questo quinto anno di guerra contro un nemico che ha dieci volte più risorse. Magnifico! 

Ma l’Europa rimase senza energia, senza il gas russo. Aumentò la nostra dipendenza dal petrolio e dal gas del Medio Oriente e del Nordafrica, e questo fece pensare all’Iran che fosse giunto il momento propizio per lanciare l’attacco che da un lato avrebbe bloccato i rifornimenti ai ‘non amici’ attraverso Hormuz e il Mar Rosso, dall’altro isolato Israele e permesso all’Iran di avere il sopravvento sull’intero Levante, dalla Siria al Sinai, attraverso il Libano e Israele (che l’Iran sperava di distruggere), in condivisione con la Russia. L’Iran avrebbe avuto il controllo del Mediterraneo orientale, del Caucaso e del Caspio, in condominio con la Russia, lasciando uno spazio di rispetto alla Turchia. 

Gli USA intervennero a sventare tale possibilità. Si attivò anche la Turchia, che riuscì a recuperare e mettere a capo della Siria un ex comandante dell’ISIS, el Golani – ora al Sharaa, jihadista sunnita che non vuole il predominio dell’Iran sciita. 

E che fece allora l’Europa? Quale Europa? L’Unione Europea sappiamo che è poco più di una struttura burocratica per facilitare il commercio. Non ha potere politico, non è previsto che possa averlo e possa darsi strategie, elaborare ed attuare una politica estera, darsi un esercito. L’Unione Europea è una di quelle finzioni burocratiche che servono agli imperi nella fase di successo per gestire l’armonia nelle periferie. Ma ora che l’impero (americano) non vuole più esserci, vuole che noi europei ci diamo un nostro esercito e ci assumiamo la responsabilità della politica e della difesa del nostro continente, noi…non sappiamo da dove incominciare. Non sappiamo neppure indicare con precisione i nostri interessi primari ed i nostri pericoli più gravi. Mettere d’accordo su di una unica grande strategia industriale, energetica e bellica paesi e popoli tanto diversi per geografia e per storia come la Spagna e l’Ucraina, Malta e l’Estonia – è impresa da far tremare testa e polsi, in effetti. Eppure ce la dobbiamo fare. Apparteniamo alla stessa civiltà ebraico-cristiana, di cui condividiamo i valori fondanti, quelli che ci hanno portato alla democrazia, al rispetto dei diritti fondamentali. 

Domani, come oggi e come ieri, chi non ha abbondante disponibilità di energia e di cibo, una solida strategia di difesa ed armi tecnologicamente avanzate per proteggere sia l’energia sia il cibo, è destinato a soccombere, a diventare servo altrui. Questo è il rischio concreto per il nostro futuro. Gli imperi non sono quasi mai liberali e benevoli come è stato l’informale impero americano durante la Guerra Fredda. 

L’Europa è un continente ed una civiltà. Per un millennio il Mediterraneo fu il centro di forza di tale civiltà, poi lo divennero le pianure dell’Europa centrale e orientale, poi l’Atlantico. Nell’arco di dieci anni l’Artico sarà il nuovo centro di attenzione della civiltà occidentale – lo diventerà rapidamente dopo la fine della guerra in Ucraina, tanto più se la guerra in Ucraina andrà male per i Russi, che a quel punto dovranno davvero decidere se unirsi all’Europa e rimanere occidente, o sviluppare una strategia asiatica, che li porterà di nuovo in contrasto con gli USA e anche con la Cina. Pare logico che i russi capiranno la convenienza concreta di puntare sul controllo congiunto dell’Artico e sulla cooperazione con l’Europa, senza velleità di conquiste territoriali. 

Noi italiani saremo al margine meridionale del continente, dunque nell’area di frontiera più soggetta a guerre e tentativi di invasione. Dovremo saperci difendere, e dovremo poter contare sul fatto che a nostra difesa accorrano anche le popolazioni più a nord, perché i nostri confini saranno anche i loro. Dovremo poter contare sul fatto che ogni angolo del Continente avrà abbondante energia prodotta all’interno, avrà piattaforme satellitari e piattaforme di intelligenza artificiale autonome sufficienti a coprire i bisogni della sorveglianza e difesa dei mari e dei confini d’Europa. 

Saremo all’altezza di tali necessità, o continueremo a guardarci l’ombelico? 

Negli articoli qui a fianco, vecchi di oltre un decennio, potete rileggere le previsioni e le preoccupazioni di allora, per cui non abbiamo fatto nulla. 

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