L’idea che i problemi economici costringano una nazione alla capitolazione è in contrasto sia con la storia che con la teoria, presupponendo che la nazione abbia una cultura comune che la unisce. Una delle dimensioni fondamentali della potenza militare è la solidarietà della popolazione di una nazione (chiamata anche patriottismo), oltre a un'ideologia e una religione condivise. Questa è una forza particolarmente potente quando la nazione viene attaccata da una potenza straniera. Si pensi agli Stati Uniti dopo Pearl Harbor. Prima di quell'attacco, i sondaggi mostravano che l'opinione pubblica statunitense era profondamente contraria a un coinvolgimento in una guerra. Il giorno dopo Pearl Harbor si formarono file davanti ai centri di reclutamento. Quella solidarietà continuò anche quando venne introdotto il razionamento di diversi beni.
Forse ancora più rilevante è l'intervento statunitense in Vietnam, Iraq e Afghanistan. In tutti e tre i casi, gran parte delle popolazioni locali hanno combattuto contro gli Stati Uniti, a prescindere da interessi, ideologia o storia, fino a quando gli Stati Uniti non hanno scelto di ritirarsi. Dal loro punto di vista, gli Stati Uniti avevano invaso la loro patria. Le popolazioni hanno sopportato grandi difficoltà economiche e danni fisici, ma non hanno capitolato. Sono invece nate profonde divisioni all’interno della popolazione degli Stati Uniti. L’amore per ciò che sentiamo ‘nostro’ è la molla che alimenta la passione di coloro che difendono il proprio paese. Crea una solidarietà che è difficile sconfiggere, che crolla soltanto davanti alla disfatta totale e certa, come ben sappiamo anche noi: non ci furono partigiani in Italia prima dell’8 settembre 1943, quando l’Italia capitolò ufficialmente. L’armistizio fece emergere l’opposizione ai tedeschi, che a quel punto erano invasori, non alleati. Né ci fu ribellione aperta contro Hitler in Germania, neppure quando fu chiaro che la guerra era persa e continuare la carneficina avrebbe soltanto portato alla distruzione totale della patria tedesca.
Pur essendo composto da molteplici gruppi etnici, l'Iran è unito dall'essere persiano e islamico. Così legati, gli iraniani sono motivati ??a morire per la loro patria. I soli problemi economici non li faranno capitolare. Anche in Iran, nonostante le gravi manifestazioni e l’opposizione al regime, il legame che unisce le nazioni può essere infranto soltanto dalla totale disperazione. Raggiungere quel punto richiederebbe anche agli USA una lunga guerra brutale e sanguinosa - che gli USA sicuramente non sono disposti a fare. Non tutte le nazioni del mondo sono animate da una forte passione patriottica, ma l’Iran, antichissimo paese imperiale e grande combattente, lo è di certo.
Per gli Stati Uniti il programma nucleare iraniano, unito alla sua politica internazionale, costituisce un pericolo serio, che è meglio non lasciar crescere. Per questo era necessario attaccare ora l’Iran. Tanto più che il controllo delle risorse di energia del globo è tornato ad essere una delle politiche di base nella strategia americana per mantenere e rafforzare la propria sicurezza. Ottenuto un certo grado di controllo e annullato il pericolo imminente dell’arma nucleare, gli USA non continueranno la guerra, per lo meno non una forma di guerra ‘calda’.
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