da un’analisi di Hilal Khashanper GPF del 10 marzo
L'opinione pubblica in Iran ha avuto reazioni contrastanti alla guerra iniziata dagli USA e da Israele. Pur avendo una base di sostegno pubblico, il regime non è popolare tra gran parte della popolazione, soprattutto nei centri urbani. Gli Iraniani sono combattuti tra l'avversione al regime e la mancanza di fiducia nelle motivazioni di Trump e Netanyahu.
La maggioranza del popolo iraniano vede ciò che sta accadendo attraverso la lente dell'umiliazione storica subita a causa delle ripetute incursioni delle grandi potenze nel corso dei secoli, anzi dei millenni. L'ascesa dei musulmani nella penisola arabica nel VII secolo coincise con una debolezza politica, sociale, economica e militare senza precedenti in Persia. L'Impero Sasanide era allo stremo dopo decenni di guerra contro l'Impero bizantino. Nel 633 gli arabi musulmani iniziarono ad attaccare le terre sasanidi e presero il controllo della Persia dopo la battaglia di al-Qadisiyyah nel 636 e la battaglia di Nahavand nel 642. Il popolo persiano respinse l'invasione araba. Gli intellettuali persiani incolparono in parte l'Islam per l'arretratezza del loro paese e i beduini per la distruzione della civiltà persiana. Il pensatore nazionalista persiano Mirza Aqa Khan Kermani (1854-1897) definì l'Islam una strana religione imposta alla nobile nazione ariana da una manciata di mangiatori di lucertole scalzi e abitanti del deserto. La politica iraniana a partire dalla rivoluzione del 1979, compresi i tentativi di diffondere il caos nella regione e destabilizzare gli stati arabi, è in parte radicata in questo senso di superiorità rispetto ai vicini.
Nel 1828, in seguito alla sconfitta subita dalla Russia zarista nella guerra russo-persiana, lo stato Qajar (l'attuale Iran) fu costretto a cedere le regioni di Yerevan e Nakhchivan alla Russia, pagare riparazioni di guerra, concedere alla Russia privilegi e diritti economici e doganali e fissare il confine tra Russia e Persia sul fiume Aras.
Nel 1856 le forze britanniche occuparono l'isola di Kharg e il porto di Bushehr sul Golfo Persico nell'ambito di una campagna militare contro il governo dello Scià Naser al-Din, in risposta alla sua occupazione della città di Herat in Afghanistan. L'operazione si concluse con la sconfitta degli iraniani e il ritiro dall'Afghanistan.
L'umiliazione continuò con il colpo di stato sponsorizzato dalla CIA nel 1953, che rovesciò il governo di Mohammed Mosaddegh e reintegrò lo Scià. I commenti di Trump sulla guerra in corso si inseriscono in questa tradizione.
Trump e Netanyahu hanno frainteso la natura del regime iraniano e la sua capacità di sopravvivenza. Gli Stati Uniti e Israele hanno presentato l'assassinio dell'Ayatollah Ali Khamenei come la rimozione dell'artefice della destabilizzazione regionale e hanno invitato la popolazione a ribellarsi e liberarsi. Non hanno tenuto conto della capacità dell'Iran di resistere a forti pressioni. Nei suoi 47 anni di esistenza, il regime iraniano ha affrontato guerre, embarghi, sanzioni economiche e malcontento interno, tutti fattori che gli hanno conferito la capacità di adattarsi e resistere. La prima guida suprema del Paese, l'ayatollah Ruhollah Khomeini, ha creato un sistema basato su una rete di istituzioni di sicurezza, religiose e militari interconnesse, volte ad aumentare la resilienza e la durata dell’intero sistema.
La deliberata complessità del sistema politico iraniano concede ai suoi funzionari un ampio margine di manovra, consentendo loro di forgiare compromessi e preservare le conquiste delle varie fazioni all'interno della struttura di potere. L'establishment politico tenterà di riparare il sistema e minimizzare i danni. Oggi molti organi governativi sembrano in difficoltà nel dirigere e gestire il potere. Dal Consiglio dei Guardiani all'Assemblea degli Esperti e al Consiglio di Discernimento Opportuno, le autorità sembrano sovrapporsi, il che può causare attriti. I primi due hanno il compito di supervisionare la costituzionalità delle azioni del parlamento e di eleggere la guida suprema. Il Consiglio di Discernimento Opportuno, invece, ha il compito di risolvere eventuali disaccordi tra il Parlamento e il Consiglio dei Guardiani.
Le sanzioni hanno prosciugato l’economia dell’Iran, le operazioni israeliane hanno indebolito la sua rete di milizie regionali, i disordini interni hanno minato l'immagine di stabilità coltivata dal regime. La leadership iraniana rifiuta di riformare il sistema politico, temendo di poter subire un destino simile a quello dell'Unione Sovietica.
L’eventuale rovesciamento del regime iraniano non significherebbe necessariamente stabilità in Iran e in Medio Oriente. Potrebbe scatenarsi il caos, come accaduto in Iraq, Yemen, Libia, Afghanistan e Siria negli ultimi decenni. L'Iran è il paese più popoloso e strategicamente importante. Ha una popolazione di oltre 90 milioni di persone e una complessa composizione etnica e politica. Si trova inoltre al crocevia dell'energia globale, il che rende altamente probabili le conseguenze indesiderate di un attacco.
La debolezza strategica dell'Iran ha aperto il Paese non a una trasformazione politica immediata, ma piuttosto a un'intensificata competizione per il potere. Il nazionalismo è una forza formidabile in Iran, soprattutto se innescato da un'aggressione straniera. Inoltre Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione rimane coeso, potente e profondamente radicato nella struttura politica ed economica dell'Iran.
I sostenitori del governo si radunano ogni notte nelle piazze, sostenuti da istituzioni affiliate al governo. I raduni durano circa tre ore, durante i quali si sventolano bandiere iraniane e si cantano slogan contro gli Stati Uniti e Israele. A questi raduni si oppone una parte dei giovani che sostengono che questa guerra non è diretta contro il popolo iraniano, ma contro il regime, come dimostrano gli attacchi concentrati sui siti militari e di sicurezza e sui centri delle forze impegnate nella repressione delle proteste popolari. Questa parte della società non ha potuto esprimere le proprie opinioni a causa delle interruzioni di Internet e delle attività di repressione. Quando l'apparato di sicurezza sarà indebolito lanceranno una seconda ondata di proteste di piazza, sperando di rovesciare il regime.
L'Iran ha bisogno di riscoprire sé stesso e il popolo iraniano deve decidere che tipo di paese vuole. La rivoluzione del 1979 aspirava a liberarsi del regime repressivo di Mohammad Reza Pahlavi, del suo pensiero imperialista e del desiderio di fare dell'Iran il gendarme del Golfo. L'ayatollah Ruhollah Khomeini ha dirottato la rivoluzione e ha istituito una Repubblica Islamica contro l'orientamento laico del popolo iraniano, fermamente nazionalista. Ora la sopravvivenza del regime è a rischio, perché lo slancio è andato perduto. Ma ancora non si intravvede l’Iran del futuro.
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