Il Board of Pace e il piano per Gaza

25/01/2026

Liberamente riassunto da una serie di articoli di ‘Future of Jewish’

Il 22 gennaio 2026 a Davos Trump ha organizzato l’evento di presentazione del piano per Gaza del Board of Peace. Sembrava la rappresentazione hollywoodiana di un vertice internazionale, o un video generato dall’intelligenza artificiale.

All’evento hanno parlato il Segretario di Stato USA Marco Rubio, l'Inviato Speciale USA per il Medio Oriente Steve Witkoff, il genero di Trump Jared Kushner e, tramite un video preregistrato, Ali Shaath, neonominato capo del Comitato Nazionale per l'Amministrazione di Gaza, l'organo tecnocratico destinato a gestire l'amministrazione civile di Gaza. Nato a Khan Younis, nel sud della Striscia, nel 1958, Shaath è un ingegnere civile con un dottorato conseguito alla Queen’s University di Belfast e una lunga carriera nell’amministrazione palestinese, dove ha ricoperto incarichi legati alla pianificazione e allo sviluppo infrastrutturale. Per anni è rimasto lontano dai riflettori, muovendosi in ambito tecnico. Il messaggio video di Ali Shaath, accompagnato da una musica travolgente, diceva 'Giudicateci per le nostre azioni. Misurateci su standard chiari e state con il popolo di Gaza mentre ci assumiamo la responsabilità del nostro futuro'. Il logo del Board for Peace è un globo su di uno scudo affiancato da rami d’ulivo.

Oggi gran parte di Gaza è ancora in rovina, disseminata di ordigni inesplosi, con infrastrutture distrutte e una grande popolazione sfollata. Circa l'85 per cento del PIL di Gaza proviene dagli aiuti, intercettati da una leadership straordinariamente corrotta. Non è una novità: Il leader palestinese Yasser Arafat è morto miliardario, i leader di Hamas oggi sono eccezionalmente ricchi e vivono comodamente in Qatar e in Turchia. L'economia palestinese dipende da una sola risorsa naturale — la vittimizzazione — ed è di conseguenza profondamente dipendente dagli aiuti.

All’evento di Davos Jared Kushner ha promesso velocità, mostrando rendering assurdi, di cui vedete qualche slide in testata. 'In Medio Oriente questo si costruisce in tre anni', ha affermato, e ci sarà 'piena occupazione e opportunità al 100% per tutti.' Nel 2035 il PIL di Gaza supererà i 10 miliardi di dollari e il reddito medio delle famiglie sarà superiore a 13.000 dollari.’

Che probabilità c’è che questo avvenga? Per decenni miliardi di aiuti e risorse sono stati deviati dalla prosperità civile all'economia di guerra palestinese: reti di tunnel, scorte di armi, infrastrutture di comando, stipendi per i combattenti e stipendi per le famiglie dei terroristi. Senza parlare corruzione radicata a ogni livello e della sistematica militarizzazione di quella che avrebbe dovuto essere una ricostruzione civile.

Perché il piano del Board of Peace sia realizzabile e non rimanga una ridicola messa in scena occorre una trasformazione totale della governance, degli incentivi e delle strutture di sicurezza. Occorre smantellare la cultura che ha sempre trasformato la generosità internazionale in un motore di violenza.

Quello che sembra un semplice piano di ricostruzione postbellica potrebbe in realtà essere l'anteprima di una possibile nuova struttura di potere globale?

Geograficamente, Gaza si trova al crocevia tra Israele, Egitto e il Medio Oriente in generale, fungendo sia da cuscinetto che da punto critico. Politicamente, è governata da Hamas dal 2007. Hamas è ideologicamente legata ai Fratelli Musulmani e allineata, direttamente o indirettamente, con paesi come Turchia, Qatar e Iran. Questo rende Gaza una piattaforma per la politica di delega, dove potenze esterne possono esercitare la loro influenza senza uno scontro diretto.

Il Board of Peace potrebbe fornire un programma pilota, l'anteprima di un'ONU ripensata, in cui l'influenza non è ideologica ma transazionale, l'autorità operativa è legata a interessi strategici e la governance è concentrata in un gruppo ristretto.

Gaza potrebbe rappresentare il banco di prova per un nuovo modello in cui le Nazioni Unite e i suoi affiliati funzionino come strumenti di una governance globale applicabile?

Otto importanti paesi musulmani, tra cui Arabia Saudita, Egitto, Turchia, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, hanno annunciato congiuntamente a Davos la loro decisione di aderire al Board of Peace. Israele, Argentina, Azerbaigian, Bahrein, Bielorussia, Ungheria, Kazakistan, Kosovo, Marocco e Vietnam avevano già accettato. A sorpresa si è aggiunta la Russia di Putin. Trump ha commentato: "Ho alcune persone controverse, ma sono persone che portano a termine il lavoro, che hanno un'enorme influenza’ ed ha aggiunto: il Board of Peace "svolgerà molto lavoro che avrebbero dovuto svolgere le Nazioni Unite".

Il Board of Peace è ben lontano dall'immagine che le Nazioni Unite hanno di sé come forum neutrale per il consenso morale, è basato sul potere e orientato ai risultati. La sua legittimità non deriva più da discorsi, risoluzioni o voti simbolici, ma dall’effettiva capacità di far rispettare le decisioni e di plasmare la realtà sul campo. Questa logica spiega perché persino Putin sia stato invitato e perché abbia accettato, rivelando una verità che molti diplomatici preferiscono non dire ad alta voce: al Board of Peace viene chiesto di fare ciò che le Nazioni Unite avrebbero dovuto fare molto tempo. L’esperimento riuscirà?

La resistenza dell'Europa occidentale è molto forte. Noi Europei siamo profondamente coinvolti, politicamente e filosoficamente, nell'attuale quadro delle Nazioni Unite. Siamo anche alle prese con una crescente frammentazione sociale e polarizzazione politica, che ci rende più proni a rimanere attaccati alle istituzioni internazionali familiari, che promettono continuità, prevedibilità e legittimità morale, anche se hanno da tempo smesso di produrre risultati.

Sostituire l'ONU non sarebbe esente da rischi. Ma anche aggrapparsi a un'istituzione la cui efficacia è da tempo scaduta comporta gravi pericoli. Gaza potrebbe segnare l'inizio di un nuovo capitolo nelle relazioni internazionali, che accetta una scomoda realtà: la pace non si mantiene con le dichiarazioni, ma con un potere allineato alla responsabilità.

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