La Guerra Fredda, finita da decenni, ci ha lasciato strutture di alleanza che si allentano e talora si sgretolano, perché parzialmente obsolete rispetto ai cambiamenti intervenuti nella realtà.
Le vecchie alleanze sono vitali come supporto strategico, ma sono sempre più integrate da una cooperazione regionale limitata a specifiche missioni, utili per bilanciare minacce regionali ma non vincolanti a tempo indeterminato. A noi sembra un gran cambiamento, ma è un ritorno alle consuetudini storiche. Il rigido sistema di alleanze della Guerra Fredda era il prodotto di bipolarismo, ideologia e rischio di escalation nucleare, non consentiva sfumature e flessibilità. Ma è stata un’eccezione storica.
Di norma gli Stati combinano più livelli di impegno simultaneamente. Più importante di qualsiasi singolo accordo è la stratificazione delle strutture. Le alleanze vere e proprie forniscono limiti strategici per la deterrenza, mentre gli accordi bilaterali e multilaterali basati sulla cooperazione consentono di gestire specifici pericoli regionali. La cooperazione in materia di sicurezza è in gran parte condizionata, sovrapposta e spesso deliberatamente ambigua, per adattarsi al mutare dei rapporti di potere.
Nell’Europa del XIX secolo, ad esempio, Bismarck gestiva la sicurezza tedesca attraverso accordi sovrapposti volti a prevenire l'isolamento e a reprimere le rivalità. La Lega dei Tre Imperatori univa Germania, Austria-Ungheria e Russia in un allineamento flessibile che riduceva gli incentivi al conflitto senza vincolare nessuna delle parti a interventi militari automatici.
Il coinvolgimento della NATO in Afghanistan nel 2001 dimostrò che la coesione dell’Occidente già richiedeva una pressione costante della leadership, perché non c’erano interessi strategici davvero condivisi. La campagna d’Afghanistan fu una priorità degli USA, non condivisa dagli altri paesi NATO.
Un fallimento simile si osserva nell'Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, la risposta post-sovietica della Russia alla NATO. Esiste dal 1992, ma è praticamente inattiva. La sua ripetuta incapacità di difendere l'Armenia durante i conflitti con l'Azerbaigian tra il 2016 e il 2023 sottolinea come i rigidi quadri di alleanza non funzionino in caso di guerre locali. Anche se le strutture formali dell'alleanza rimangono in vigore, le diverse percezioni del pericolo lasciano sempre più l'onere della risposta agli stati più vicini.
Gli attori regionali, soprattutto quelli su linee di faglia geopolitiche attive, stanno integrando le vecchie alleanze con accordi più in linea con i contesti regionali. La Turchia, ad esempio, rimane integrata nella NATO per la deterrenza e il controllo dell'escalation in Europa, ma le priorità strategiche della Turchia in Medio Oriente e nel Mediterraneo orientale divergono da quelle della NATO. Da anni Ankara agisce in modo indipendente a livello regionale. Collabora sempre più con l'Arabia Saudita e con il Pakistan per ampliare l'accesso operativo e la capacità industriale, ma evita impegni di alleanza a tempo indeterminato. D’altra parte è emerso un raggruppamento di sicurezza parallelo fra Israele, Grecia e Cipro nel Mediterraneo orientale.
Una logica simile è visibile in Europa e nell'Indo-Pacifico. La Polonia non fa più affidamento esclusivamente sui meccanismi NATO, ma ha accordi di cooperazione bilaterale con il Regno Unito e con gli Stati baltici, che permettono rapidità, presenza avanzata sul territorio e interoperabilità.
Anche il Giappone ha ampliato la cooperazione in materia di sicurezza oltre la sua tradizionale dipendenza dagli Stati Uniti, istituzionalizzando i legami di difesa con le Filippine, concentrati su esercitazioni congiunte e sulla sicurezza marittima, pur senza costruire un'alleanza formale. Questi accordi operano parallelamente alla rete di sicurezza delle garanzie statunitensi – necessaria per attacchi a lungo raggio, intelligence satellitare, trasporto aereo e logistica, comando e controllo digitale. La cooperazione a più livelli integra la proiezione di potenza sostenuta dall'alleanza NATO, permettendo di tenere efficacemente sotto controllo i pericoli regionali.
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