La competizione nel Corno d'Africa

17/01/2026

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Il 26 dicembre 2025 Benjamin Netanyahu ha annunciato che Israele avrebbe riconosciuto ufficialmente il Somaliland come nazione sovrana. Il Somaliland è una piccola area, abitata da circa 6 milioni di persone, che da quasi 35 anni è formalmente fuori del sistema internazionale. Il riconoscimento israeliano è la svolta diplomatica più significativa dal 1991, anno in cui il Somaliland si dichiarò indipendente. Con questa mossa Israele si pone in concorrenza con la Turchia in un punto di strozzatura marittima di grande valore strategico. La mossa crea l’opportunità per Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Regno Unito e Stati Uniti di rivalutare le proprie relazioni con il Somaliland, potenzialmente rimodellando l'equilibrio di potere regionale.

La regione fu colonizzata dagli inglesi nel 1884 e prese il nome di Somaliland Britannica. Il resto della Somalia fu colonizzato dagli italiani.

Nel 1960 la Somalia fu decolonizzata, il Somaliland dichiarò l'indipendenza e subito dopo si unì volontariamente alla Somalia per formare la Repubblica Somala. Ma l'unione, profondamente sbilanciata, emarginò sempre più le provincie settentrionali, mentre Il potere politico si concentrò sempre più a Mogadiscio.

Nel 1969 Siad Barre assunse il potere con un colpo di stato e intensificò la repressione. Alla fine degli anni '80 il Movimento Nazionale Somalo organizzò un'insurrezione contro il regime, che rispose con una repressione ancora più intensa e con il bombardamento della capitale regionale, Hargeisa. Fu uno degli episodi più violenti della storia della Somalia, che provocò 100.000 morti e innumerevoli profughi. Molti cercarono rifugio in Etiopia, dove trovarono aiuto e sostegno politico. Questo diede vita a un'amicizia duratura tra Addis Abeba (Etiopia) e Hargeisa (Somaliland). Lo stato somalo crollò nel 1991 e i leader del Somaliland dichiararono nuovamente l'indipendenza, rivendicando i confini dell'era coloniale.

Negli ultimi 30 anni Il Somaliland ha gradualmente costruito un sistema politico ibrido, fondendo meccanismi di riconciliazione basati sui clan con istituzioni statali formali. Ha tenuto elezioni competitive, supervisionato trasferimenti pacifici di potere e mantenuto una relativa stabilità interna. Tuttavia il Somaliland non ha riconoscimento formale, il che limita la sua capacità di accedere ai finanziamenti internazionali, stipulare accordi di sicurezza e partecipare alle istituzioni globali. Il riconoscimento israeliano sfida direttamente questo status quo.

Il Mar Rosso è diventato sempre più conteso, alla luce dei conflitti a Gaza e nello Yemen, dove le operazioni dei ribelli Houthi minacciano gravemente la navigazione e il commercio internazionale. Il Somaliland è vicino allo Stretto di Bab el Mandeb, il principale collo di bottiglia per il commercio globale e per le operazioni contro gli Houthi dello Yemen.

Il riconoscimento diplomatico rafforza la presenza di Israele in una regione in cui la Turchia si è espansa in modo aggressivo. La Turchia è il principale sostenitore esterno della Somalia, fornisce addestramento militare, armi, investimenti infrastrutturali e supporto diplomatico al governo federale di Mogadiscio. In parte a spese degli Emirati Arabi Uniti, i cui rapporti con la Somalia si sono deteriorati proprio a causa delle concessioni portuali e della cooperazione in materia di sicurezza con la Turchia. La svolta della Somalia verso la Turchia ha rafforzato le linee di frattura regionali, che ora la mossa di Israele accentua ulteriormente, facendo emergere due blocchi distinti.

Gli Emirati Arabi Uniti sono un attore importante nel Corno d'Africa, ma recentemente gli interessi e gli investimenti emiratini a Gibuti e in Somalia sono stati soppiantati da Arabia Saudita, Turchia e Cina. Nel 2000 DP World, grande società di gestione portuale degli Emirati Arabi Uniti, ha firmato un accordo per lo sviluppo e la gestione del terminal container di Doraleh a Gibuti, seguito nel 2006 da una concessione a lungo termine (30-50 anni). Ma l’accordo è stato rimesso in discussione nel 2014 dal governo di Gibuti, che nel 2018 ha revocato la concessione, trasferendola a China Merchant Port. A marzo 2026 il Red Sea Gateway Terminal, di proprietà saudita, dovrebbe firmare una concessione trentennale per lo sviluppo del porto di Tagiura, nel nord di Gibuti. Il Fondo Saudita per lo Sviluppo sta inoltre finanziando il nuovo aeroporto internazionale Hassan Gouled. Se questi accordi andranno a buon fine, i Sauditi soppianteranno gli Emiratini nella regione e si troveranno in competizione diretta con i progetti regionali della Turchia.

Nel 2014 gli Emirati Arabi Uniti hanno formalizzato un accordo per l’addestramento dell'esercito somalo e pagato gli stipendi a diverse migliaia di soldati nell'ambito di accordi bilaterali. L'impegno si è esteso a una forza addestrata dagli Emirati composta da ben 14.000 soldati, che hanno ricevuto integrazioni salariali e supporto logistico finanziati dagli Emirati. Ma nel 2017 il governo somalo ha rifiutato di aderire all'embargo saudita-emiratino sul Qatar, ad aprile 2018 ha sequestrato circa 9,6 milioni di dollari in contanti da un aereo emiratino e la cooperazione è terminata. Ha invece ampliato la sua influenza economica e di sicurezza la Turchia, che ha costruito un'altra base di addestramento militare a Mogadiscio e firmato una raffica di accordi su porti e infrastrutture.

Che direzione prenderà il Somaliland? A marzo 2018 è stato firmato un accordo che ha assegnato la proprietà del porto di Berbera a DP World (51%), Somaliland (30%) ed Etiopia (19%). L'Etiopia ha perso la sua quota per non aver adempiuto agli obblighi di investimento, ma nel 2024 è stato firmato un memorandum d'intesa per garantire all'Etiopia l'accesso al mare attraverso un contratto di locazione a lungo termine a Berbera. Egitto ed Eritrea hanno condannato l'accordo ed hanno cercato di rafforzare il coordinamento strategico con Gibuti, per contrastare l'influenza etiope. Anche l'Unione Africana e molte capitali africane hanno espresso le proprie preoccupazioni in merito al memorandum d'intesa.

Il riconoscimento del Somaliland da parte di Israele non è una mossa isolata. Anche i legislatori britannici vorrebbero il riconoscimento del Somaliland, ma sono frenati dal timore di risvegliare memorie coloniali. Niente di tutto ciò significa che il resto del mondo abbia fretta di riconoscere il Somaliland come stato ufficiale, ma apre possibilità di un rimescolamento delle carte nella competizione tra grandi potenze.

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