Da un articolo pubblicato da GPF il 7 gennaio 2026
Fu il presidente Gamal Abdel Nasser a definire per primo il concetto di sicurezza nazionale egiziana negli anni '50, collegandolo allo sviluppo economico, alla giustizia sociale, all'unità araba e alla creazione di un forte esercito nazionale. La sicurezza implicava lealtà al regime, rafforzata da un rigido sistema di sorveglianza che incarcerava gli oppositori.
L'idea di unità araba svanì dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967, ma i presidenti succeduti a Nasser continuarono a perseguire lo sviluppo economico e si affidarono alle forze di sicurezza e di intelligence per mantenere il regime, evitando al contempo di invischiarsi in questioni regionali.
Dal 2014 l'attuale presidente, Abdel Fattah al-Sissi, fa costante riferimento alle sfide economiche e di sicurezza che l'Egitto si trova ad affrontare, ma non ha mai definito quali siano. Ha recitato slogan, senza tradurli in politiche orientate all'azione. Il massimo che al-Sissi è arrivato a delineare è la necessaria capacità dell'Egitto di proteggere le sue risorse, alludendo alla storica quota di acqua del Nilo e alla zona economica esclusiva nel Mediterraneo orientale.
L'obiettivo principale di al-Sissi pare sia proteggere il suo regime. È convinto di non poter sviluppare l'economia egiziana a un livello tale da garantire un reddito ragionevole ai cittadini e mira alla sopravvivenza mantenendo le masse disilluse, impaurite e divise. Il suo messaggio agli egiziani è: "Siamo molto, molto poveri, eppure persevereremo".
Dal colpo di stato del 1952 che rovesciò la monarchia, l'Egitto ha avuto sei presidenti. Ognuno dei cinque che precedettero al-Sissi fu attore e testimone di un'aspra lotta di potere, perpetrata dai massimi comandanti militari, che non ebbe lieto fine.
Il primo ad assumere la presidenza dopo la destituzione di re Farouk fu il generale Muhammad Naguib. Subito si scontrò con il colonnello Gamal Abdel Nasser, che depose Naguib nel 1954, si dichiarò primo ministro e assunse la presidenza nel 1956. Nasser entrò presto in conflitto con il comandante delle forze armate ed amico, il feldmaresciallo Abdel Hakim Amer, che accusò di non aver preparato l'esercito alla battaglia durante la crisi del Canale di Suez del 1956. Un colpo di stato militare in Siria nel 1961 portò allo scioglimento della Repubblica Araba Unita, un'unione politica di brevissima durata tra Siria ed Egitto. Gli ufficiali siriani denunciarono Amer, affermando che li trattava con grande condiscendenza. Ma Amer, che godeva dell'incrollabile lealtà degli ufficiali dell'esercito, minacciò di estromettere Nasser. I due uomini raggiunsero un accordo in base al quale Amer si sarebbe accontentato del secondo posto nel regime. Tuttavia la pesante sconfitta dell'Egitto nella Guerra dei Sei Giorni del 1967 convinse definitivamente Nasser che Amer doveva andarsene. Una dichiarazione ufficiale annunciò che Amer si era suicidato ingerendo una pillola di cianuro.
Il vicepresidente Anwar Sadat succedette a Nasser dopo la sua morte nel 1970. Dopo alcuni mesi Sadat epurò l'intero establishment politico e militare ed esercitò il potere assoluto. Nel 1975 nominò vicepresidente il comandante dell'aeronautica militare, Hosni Mubarak. Sadat temeva la popolarità tra le forze armate del Ministro della Difesa, il Feldmaresciallo Ahmad Badawi, che nel 1981 morì in un dubbio incidente in elicottero, insieme a altri 13 comandanti di alto rango. Diversi mesi dopo, un ufficiale dell'esercito assassinò Sadat durante una parata militare in commemorazione della guerra arabo-israeliana del 1973.
La presidenza passò a Mubarak, che governò l'Egitto per quasi 30 anni. Nominò un vicepresidente solo due settimane prima che l'esercito gli intimasse di dimettersi dopo la rivolta popolare del gennaio 2011. Le dimissioni senza cerimonie di Mubarak crearono un vuoto politico in Egitto. Il Consiglio Supremo delle Forze Armate governò l'Egitto per un anno prima di organizzare elezioni presidenziali, vinte dal candidato dei Fratelli Musulmani, Mohammed Morsi. Un anno dopo Abdel Fattah al-Sissi, il generale dell'esercito e capo dell'intelligence militare che Morsi aveva nominato ministro della difesa, rovesciò Morsi con un colpo di stato militare. Al-Sissi non ha però risparmiato nessuno dei suoi complici nella cacciata di Morsi, incluso l'ex capo di stato maggiore Sami Anan, arrestato per aver osato competere alle elezioni presidenziali del 2018.
Oggi l'Egitto si trova ad affrontare gravi e varie difficoltà economiche, sociali, politiche e di sicurezza. Tuttavia, secondo al-Sissi, la sfida principale è interna, orchestrata da governi stranieri non identificati che complottano per erodere la coesione e la stabilità dello Stato. Quando al-Sissi si rivolge ai membri delle forze armate, dà loro l'impressione che stiano proteggendo l'Egitto da un collasso simile a quello che ha colpito i vicini: Siria, Libia, Sudan e Yemen. Al-Sissi crede di combattere due battaglie importanti: la prima contro il terrorismo (i Fratelli Musulmani) e le forze del male (i suoi concorrenti nell'esercito e nei servizi segreti), la seconda per lo sviluppo economico.
I due problemi principali dell’Egitto sono la quota di acqua del Nilo e la povertà. L'Egitto dipende dal Nilo per circa il 98% del suo approvvigionamento idrico, che sostiene un settore agricolo che rappresenta il 20% del prodotto interno lordo del Paese, il 34% delle esportazioni totali e un terzo dei suoi posti di lavoro. La maggior parte della produzione agricola nazionale egiziana si concentra nel Delta del Nilo. La crescita demografica riduce la quota pro capite di acqua dolce disponibile, e le pratiche di irrigazione inefficienti aumentano lo spreco idrico. Inoltre, la quota di acqua del Nilo destinata all'Egitto è diminuita di circa il 25%, a causa dei livelli di piena del Nilo Azzurro e dell’utilizzo che ne fa il Sudan.
La disoccupazione tra le persone di età pari o inferiore a 24 anni supera il 31%. Inoltre vi è un'enorme disparità nella distribuzione del reddito e una drammatica crescita demografica. La popolazione è passata da 26 milioni nel 1960 a 119 milioni nel 2025, concentrata su appena l'8% del territorio. Circa il 60% della popolazione ha meno di 30 anni. Nel 2024, il prodotto interno lordo pro capite ha raggiunto i 3.225 dollari, ma il reddito mediano è inferiore alla metà.
Le agenzie governative sono in grave difficoltà nel fornire i servizi essenziali: servizi igienico-sanitari, istruzione e alloggi. I terreni coltivabili sono sotto pressione per produrre quantità crescenti di cibo e cereali. Il settore pubblico e quello privato non creano posti di lavoro con sufficiente rapidità per tenere il passo con la crescente forza lavoro. La situazione è così critica che da cinque anni il governo ha deciso di non pubblicare statistiche sui tassi di reddito e di spesa o sul numero di persone che vivono in povertà. Secondo la Banca Mondiale, sulla base dei dati del 2024, il 66% degli egiziani vive al di sotto della soglia di povertà di 6,80 dollari al giorno.
La preoccupazione per la coesione del regime domina la concezione di al-Sissi della dottrina di sicurezza nazionale egiziana. Dopo aver rovesciato Morsi nel 2013, al-Sissi ha nominato un presidente ad interim, Adly Mansour, che nel 2014 ha istituito il Consiglio di Sicurezza Nazionale egiziano. Tre mesi dopo al-Sissi ha vinto le elezioni presidenziali con il 97% dei voti. Il nuovo Consiglio per la Sicurezza Nazionale ha tenuto la sua prima riunione nel novembre 2015 per trovare il modo di dissuadere i giovani dall'aderire ai Fratelli Musulmani, percepiti come il principale nemico del regime. Il governo di al-Sissi ha rafforzato il controllo sul flusso di informazioni, arrestato migliaia di islamisti e altri presunti oppositori, promulgato leggi che reprimono la libertà di stampa e indeboliscono le organizzazioni della società civile, e smantellato la classe media, che aveva svolto un ruolo di primo piano nella rivoluzione del 2011. Ha inaugurato la nuova capitale amministrativa nel mezzo del deserto, a 45 chilometri dal Cairo, per proteggere le istituzioni statali e gli organi sovrani da manifestazioni o disordini. Per contrastare il dissenso interno al regime, ha inoltre periodicamente rimescolato la leadership del consiglio militare e i vertici delle agenzie di intelligence.
La combinazione di privazione dei diritti politici, mancanza di giustizia sociale e limitate opportunità economiche in un periodo di crescita demografica esplosiva è una bomba a orologeria. Al-Sisi cerca di mitigare la rabbia dei giovani contro lo Stato incontrandoli regolarmente. In questi incontri illustra le sue politiche economiche, affermando che l'economia è in costante crescita. Ha anche affermato che l'esercito controlla non più del 2% della produzione economica, ma le stime esterne indicano che i militari controllano circa il 50% dell’economia.
In politica estera, le priorità di al-Sissi spesso appaiono casuali. Al-Sissi ha riposizionato l'esercito egiziano lontano da Israele, concentrandolo a ovest di Alessandria, vicino al confine libico. Ha creato due divisioni di Forze di Supporto Rapido, assegnando loro la missione principale di contrastare eventuali manifestazioni.
L’ingente acquisizione di materiale militare da parte del suo governo nell'ultimo decennio ha sollevato interrogativi. I critici si chiedono se abbia senso spendere miliardi di dollari in armamenti quando l'economia è in condizioni così gravi. Sembra che al-Sissi tema la Turchia. I due paesi sono in conflitto per le zone economiche marittime e l'esplorazione dei giacimenti di gas naturale nel Mediterraneo orientale. Ma per al Sissi la Turchia è anche un nemico ideologico, sostenitore dei Fratelli Mussulmani.
Per al-Sissi, la sicurezza nazionale egiziana si identifica con la sicurezza e stabilità del suo regime. Le sue politiche interne fanno affidamento sulla repressione, in particolare contro i movimenti islamisti e su politiche economiche neoliberiste che schiacciano le classi medie e basse e aggravano le disparità di ricchezza. Al-Sissi ritiene che questo approccio – che divide la società in una piccola élite che vive nel lusso e una grande maggioranza che lavora in povertà – faccia vivere tranquilli i cittadini, nella quotidiana preoccupazione di assicurarsi il sostentamento.
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