Costituzione, Classe e Deuteronomio

14/08/2025

Riassunto del saggio di Joshua Berman Constitution, Class, and the Book of Deutheronomy , in Hebraic political studies, vol 1 no. 5 pagg. 523-548, Shalem Press 2006

 Una politica del Deuteronomio evidenzia due temi centrali ricorrenti in ogni capitolo:

  • Legittimità e limiti del potere del Re,
  • Contestazione delle strutture di governo basate sul patriarcato tribale

Occorre una premessa: nelle società premoderne del Levante e del Medio Oriente il potere regale veniva conquistato e mantenuto monopolizzando con la forza l’accesso alle risorse (beni di varia natura, controllo delle strade e dei commerci, controllo delle tecnologie e delle armi), quindi concordando con i capi tribù ed i capi clan le condizioni di accesso alle risorse. Le famiglie dominanti spartivano le risorse con il monarca, riconoscendone l’autorità, tutti gli altri venivano esclusi. A loro volta le famiglie dominanti le singole tribù utilizzavano le risorse per esercitare il potere sull’intera tribù, monopolizzando non soltanto la ricchezza, le armi e la tecnologia, ma anche il culto, il rapporto con la sfera soprannaturale e tutte le forme di conoscenza. Tutto il potere e la conoscenza, nelle loro varie forme, venivano trasferite di generazione in generazione per via ereditaria e accentrate in una unica dinastia. Il ‘popolo’ in quanto collettività era totalmente escluso. Le società con struttura di potere collettiva, cioè basata su burocrazie selezionate e gestite in base ad un codice di leggi e regolamenti, erano sconosciute.

Perché la società abbia una struttura di potere a base collettiva, basata sulla legge, è di vitale importanza che si crei e si mantenga un forte senso di appartenenza al gruppo, al di là dei legami famigliari. Ed è essenzialmente questo che narra il Deuteronomio in tutti i suoi 34 capitoli, attraverso i successi e i fallimenti di Israele, contestando costantemente la struttura di potere patriarcale e tribale.

Il Deuteronomio narra gli eventi che concludono il soggiorno nel deserto, dopo la fuga dall’Egitto, e dà per noti molti eventi narrati in Esodo, Levitico e Numeri. Nella narrazione è più importante osservare che cosa non viene detto riguardo al potere dei re, piuttosto di quello che viene detto. I re d’Israele nel Deuteronomio non hanno poteri rituali di culto, hanno limiti nella composizione dell’esercito, appaiono già soggetti alla legge, non dispensatori di leggi. Israele ha un Patto con Dio in quanto comunità. Il Patto non è con il re, né con una dinastia. Dio promette la terra alla comunità d’Israele, non a un re o una tribù. La responsabilità di mantenere il Patto è dell’intera comunità. La collettività sceglierà un re al proprio interno, non uno straniero – e qualunque membro della collettività potrà essere re. Questo ugualitarismo di base era allora sconosciuto nel mondo circostante.

II Deuteronomio narra che ci sono restrizioni al numero di mogli che il re può avere, per evitare che attraverso i matrimoni si crei una rete di alleanze personali con tutti i capitribù, com’era allora abituale. Il re ha anche restrizioni al numero di cavalli (perciò di carri da guerra) che può possedere. Ed ha il dovere di ‘leggere e copiare la Torah’, cioè di conoscere la Legge, ma non per esserne interprete, tanto meno creatore, a differenza dei sovrani ‘figli di Dio’, o per diritto divino. Il Deuteronomio parla di ‘figli di Dio’, ma riferendosi all’intero Israele.

Il Deuteronomio narra a lungo del ruolo di Mosè, in parte profeta, in parte sacerdote, in parte giudice. Mosè è spesso rappresentato in consultazioni con il popolo su questioni pubbliche. In Deuteronomio 1.9-18 Mosè dice esplicitamente di non aver mai preso decisioni unilaterali, di aver presentato proposte e richiesto l’approvazione della comunità, ed aver anche accettato proposte altrui, ad esempio l’invio di spie in ricognizione.

Nel Deuteronomio i sacerdoti ed i Leviti appaiono come guardiani delle Legge e giudici, mentre nel Pentateuco hanno un ruolo soltanto nei riti sacri connessi a leggi e regole: giuramenti, prove di iniziazione, pratiche di divinazione. Nel Deuteronomio Mosè stesso chiama i Sacerdoti a leggere la Legge, indica i Leviti come custodi dell’Arca. Però il compito di costruire il Tempio non viene data né al Re né ai Sacerdoti, ma all’intero Israele.

Nell’intero Deuteronomio nessun gruppo appare mai avere responsabilità completa di un singolo compito legato al potere: né il Re, né i Sacerdoti, né i Leviti, né i Profeti: ogni compito è responsabilità congiunta di almeno due di queste ‘istituzioni’, se non tre. I re non pagano i sacerdoti-giudici: li mantiene la popolazione con le offerte. La lettura pubblica della Torah ogni sette anni garantisce che tutta la comunità conosca la Legge e la possa interpretare. La responsabilità finale di scegliere i giudici è dell’intera comunità (Deuteronomio 16:18-19), anche se lo fa attraverso una commissione.

A pag. 540 Berman si sofferma sull’errore (intenzionale) nella traduzione dei Settanta, che traduce l’ebraico ‘voi’ come ‘essi’ in tutte le parti in cui Dio indica i doveri di giustizia: ‘voi non dovrete giudicare ingiustamente’, ‘voi non dimostrerete parzialità’,’ ‘voi non vi lascerete corrompere’, etc… Nel testo originale del Deuteronomio tali responsabilità ricadono sull’intera collettività (voi), ma la traduzione dei Settanta le fa ricadere sui soli giudici (essi).

Anche il ruolo dei profeti non appare legato ad alcuna struttura sociale tribale o dinastica. ‘Io susciterò da voi un profeta in mezzo a voi’ dice il Deuteronomio, e a riconoscerli ed ascoltarli sarà il popolo, non i sacerdoti né il re né i giudici. Però anche il potere dei profeti dipende dall’accettazione delle loro proposte da parte della comunità.

Nel Pentateuco sono spesso citati i Nesi’im, i capitribù, ma nel Deuteronomio non appaiono più avere nessun ruolo di rilievo. Il termine ‘anziani’ o Nesi’im nel Deuteronomio è usato per indicare i Patriarchi - Abramo, Isacco e Giacobbe - non più i capitribù. Nel Deuteronomio la collettività viene già pensata come una nazione unica, non come un insieme di tribù. Il Deuteronomio parla soltanto di due entità socio-politiche: la città e la nazione d’Israele nella sua totalità.

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