Scriveva Hazony nella prefazione (era l’anno 2018): ‘è definitivamente tramontato il tempo dei discorsi vacui. La nostra attualità consiste proprio nel confronto fra nazionalismo e imperialismo. Due eccezionali ed opposti ideali, che si sono scontrati tra loro nel passato e che oggi hanno riacceso il loro antico conflitto …. Al fine di contribuire a una discussione che sia il più possibile perspicua e comprensibile, considererò il ‘globalismo’ per ciò che evidentemente è, ossia una versione del vecchio imperialismo. …. Un nuovo impero ‘liberale’ che va a rimpiazzare il vecchio ordine protestante basato su Stati nazionali e indipendenti: ... Sarà l’impero, secondo queste opinioni, a salvarci dai mali del nazionalismo.
L’argomento più comunemente impiegato contro le politiche nazionalistiche è quello secondo cui il nazionalismo alimenti l’odio e il fanatismo. Vi è del vero in questo. Nella terza parte di quest’opera … mi propongo di investigare questo fenomeno comparando l’odio tra gruppi avversari tribali o nazionali, che si sentono minacciati gli uni dagli altri, con l’odio che i propugnatori di ideologie imperialiste o universaliste nutrono per quei gruppi tribali o nazionali che non accettano la loro pretesa di portare salvezza e pace al mondo. Il più famoso esempio d ‘odio ingenerato da ideologie universaliste o imperialiste è probabilmente l’antisemitismo cristiano. E purtuttavia Islam, marxismo e liberalismo si sono dimostrati altrettanto concretamente capaci di eccitare odio feroce …’
Nel primo capitolo Hazony scrive che ‘il conflitto tra queste due visioni circa il miglior ordinamento politico è antico quanto l’Occidente. L’idea di un ordine politico strutturato su nazioni indipendenti è un aspetto essenziale dell’antico pensiero ebraico, così come trova espressione nella Bibbia ebraica’. Proprio la presenza della Bibbia nel cuore della civiltà e delle società occidentali ‘ha garantito che questa idea di autodeterminazione e indipendenza nazionale trovasse sempre nuovo slancio. … Il mondo dei profeti di Israele era dominato dal succedersi di potenze imperiali: l’Egitto, Babilonia, l’Assiria e la Persia’. È vero che ogni impero aspirava a far sì che gli esseri umani vivessero nella pace e nel benessere. Questa è l’aspirazione di ogni tipo di impero, sempre, e talora per un certo intervallo di tempo realizza davvero pace e benessere. Hazony non lo nega. Ma ogni impero deve prima o poi soffocare e opprimere alcune popolazioni o alcuni gruppi, sia per imporsi sia per mantenere il potere e l’ordine, finendo col ridurre in qualche forma di schiavitù parti sempre più ampie delle proprie popolazioni. La Bibbia è nata su un’opposizione ben radicata contro gli imperi visti come ‘casa di schiavitù’. È nella Bibbia che, per la prima volta, viene sostenuta un’opzione differente: un ordine politico fondato sull’indipendenza di una nazione che dimori entro confini limitati accanto ad altre nazioni indipendenti. È nella Bibbia che si distinguono e si limitano i poteri, per evitare che i re o i sacerdoti finiscano con l’esercitare il potere in modo tirannico. I re d’Israele non hanno il potere di fare le leggi: il potere legislativo spetta al popolo, all’interno della cornice fissata dalla Legge mosaica, accettata col Patto con Dio. Il re non ha il potere di nominare i sacerdoti, né può tassare e schiavizzare il popolo. Inoltre tutte le storie della Bibbia ci dicono che la nazione non è questione di razza: anche egiziani e moabiti entrano a farne parte, se accettano di condividerne il destino e la Legge, rispettando il Patto.
Questo è soltanto l’avvio del libro, che a ogni pagina riserva interpretazioni non conformiste e non banali della storia di stati e imperi del mondo occidentale e del pensiero politico che li ha plasmati. Due concetti vanno sottolineati:
C’è poi la questione della legittimità dei confini. Nella tradizione filosofica e politica legata alla Bibbia c’era l’assunzione che ogni nazione avesse un proprio territorio ancestrale con confini sufficientemente delimitati. Nel mondo contemporaneo la legittimità dei confini non poggia su null’altro che il potere del vincitore dell’ultima guerra (fin che quel potere dura). Già Locke sosteneva che ‘il genere umano è una unica comunità’ e le frontiere sono il prodotto ‘della corruzione e del vizio’ albergante negli esseri umani. Altrettanto sostennero i pensatori liberali del 1900, da Ludwig von Mises a Friedrich Hayek. Oggi le élites intellettuali e politiche statunitensi ed europee sono per lo più imprigionate in questo schema liberale, che però sta mostrando i suoi lati negativi. Con l’indebolirsi del potere dei vincitori della Seconda Guerra Mondiale, regole e confini vengono apertamente violati. Trump ed il programma ‘MAGA’ sono proprio la reazione ai danni e ai pericoli generati dalla presunta - ma non reale - accettazione di regole globali da parte di tutti i popoli, incluse le frontiere della fine degli anni 1940.
Prendiamo il caso dell’Europa, dice Hazony: il suo splendore culturale, economico, scientifico e sociale si è sviluppato costantemente nel periodo di formazione degli stati nazionali, dal 1300 in poi. Ebbe una battuta d’arresto con il ciclo di guerre ‘di religione ‘, concluso dall’accordo di Westfalia (1648) con cui tutte le nazioni europee si riconobbero reciprocamente il diritto ad esistere all’incirca entro i loro confini storici, rinunciando alla creazione di imperi all’interno dell’Europa. Gli Europei svilupparono imperi alacremente e con grande successo negli altri continenti, ma non più in Europa. Quando ci provarono i Francesi con Napoleone, le altre nazioni li fermarono e ritrovarono l’accordo per una convivenza pacifica. Le numerose guerre limitate e locali per l’ampliamento o la rettifica di confini nazionali (in Italia, ad esempio) non coinvolsero mai la stabilità del Continente, né provocarono battute d’arresto nel suo sviluppo, finché il tentativo dei Tedeschi di ristabilire un grande impero germanico sul territorio d’ Europa (non in altri continenti) portò alla Prima e alla Seconda Guerra mondiale, devastando il Continente e portandolo a un inesorabile declino. L’Unione Europea, ennesimo tentativo di costituire (pacificamente) un impero europeo a guida germanica, non potrà aver migliore successo, secondo Hazony. Soltanto la coesistenza ora competitiva ora cooperativa di un mosaico di stati-nazione stimola lo sviluppo continuo delle società umane.
Molti non saranno d’accordo - ed è questo il bello. Hazony e gli studiosi dello Shalem Center stimolano a getto continuo riflessioni e discussioni storiche, politiche, sociali, giuridiche che escono in modo dirompente dal mainstream, dall’insieme ideologico che diamo per scontato, inviolabile e ineludibile. Hazony ci obbliga a rimettere in moto cervello e cuore e guardare con occhi critico la nostra realtà. Qualunque siano le conclusioni cui ognuno di noi arriverà, leggere questi saggi ci fa bene.
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