La domanda se la pose dapprima l’ebreo Saul, funzionario dell’Impero romano, ideatore di una forma di ebraismo universale, universalmente noto come San Paolo. Saul/Paolo dedicò la seconda parte della sua vita a predicare ai non-ebrei la dottrina di Gesù, ebreo vissuto all’epoca dell’imperatore romano Tiberio, condannato a morte dai Romani in quanto ribelle, discendente di Davide e potenziale re dei Giudei.
Dopo un lungo dibattito con se stesso e con i discepoli, San Paolo concluse che il patto fra Dio e gli Ebrei non è mai stato revocato, perciò essi sono ‘salvi nella carne’ e non necessitano di battesimo. I non ebrei non debbono farsi circoncidere: basta il battesimo e l’osservanza di alcune regole di vita per essere ‘salvi nella fede’. Gli Ebrei sono dunque visti da San Paolo come gruppo distinto per nascita, cioè come nazione, che in quanto tale ha accettato il patto con Dio e per questo è ‘salva’. Su questo ed altri argomenti collegati, consigliamo di leggere l’ottimo saggio di Gabriele Boccaccini e Piero Stefani ‘ Dallo stesso grembo’. Le origini del cristianesimo e dell’ebraismo rabbinico’.
Per ripercorrere a grandi linee il percorso che portò i due fratelli nati ‘dallo stesso grembo’ (l’ebraismo antico), cioè l’ebraismo rabbinico e i cristianesimo, a diventare rivali e persino nemici, si veda Le radici della storia d’Europa: da Gesù ebreo all’antigiudaismo cristiano. Per conoscere le caratteristiche di base dell’ebraismo rabbinico, sviluppato dopo a caduta del Tempio e dello stato, si veda La capacità di sopravvivenza del popolo ebraico
Attraverso tutto il Medio Evo gli Ebrei vennero combattuti e poi perseguitati dai re cristiani in nome della religione, che forniva una ‘nobile’ copertura ideologica a rivalità imperiali ed economiche. Nella penisola iberica gli Ebrei furono perseguitati, scacciati o uccisi per motivi religiosi, ma quando, nel corso del XV secolo, rimasero soltanto gli ex-ebrei convertiti al cristianesimo, le autorità presero a perseguitare, uccidere e depredare i convertiti attraverso il Tribunale dell’Inquisizione, proclamando la loro impurità razziale come nazione. Per saperne di più, si vedano i testi ed i video del dossier L'antigiudaismo cristiano , in particolare Dai padri della chiesa alle crociate.
Soltanto l’illuminismo del tardo 1600 iniziò a considerare gli Ebrei come un gruppo religioso, non come nazione o razza, e con le rivoluzioni di fine 1700 e primo 1800 diede loro piena cittadinanza nei moderni stati nazionali laici. Gli Ebrei d’Europa e delle Americhe divennero allora rapidamente buoni cittadini e ferventi patrioti degli stati nazionali in cui vivevano, si integrarono e considerarono il proprio ebraismo soltanto come una tradizione religiosa privata, riservata all’ambito familiare.
Il momento di rottura di questo modello liberale e laico fu il 1871. Dopo la disfatta della Francia nella guerra franco-prussiana del 1870, che vide la Francia capitolare a gennaio del 1871, a Parigi prese il potere per circa due mesi e mezzo un gruppo di rivoluzionari che si ispiravano alla dottrina comunista, il cui teorico era l’ebreo tedesco Karl Marx. Fra i dirigenti di questo temporaneo governo locale (la Comune di Parigi) c ’era anche l’ebreo Leo Frankel, amico di Marx. Fu un potere breve e feroce: in poche settimane molti sacerdoti di Parigi vennero fucilati. L’episodio inondò di paura le chiese e i governi. Mentre i governi d’Europa correvano a reprimere i moti dei ribelli comunisti, il Vaticano lanciò feroci campagne di stampa contro gli Ebrei, visti come ispiratori ideologici e finanziatori dei rivoluzionari. Tutti i temi dell’antigiudaismo medievale e del razzismo spagnolo del 1500 vennero rievocati e riutilizzati. Si veda L'antigiudaismo nell'Europa cristiana - Parte III: l'invidia sociale, l'anticlericalismo, l’antisemitismo e la politica vaticana.
La capillare e costante campagna antiebraica di tutta la stampa cattolica venne ripresa e amplificata dalle chiese e dai governi protestanti, eccetto in Inghilterra e in Olanda. Una delle accuse costanti e ricorrenti fu che gli Ebrei sono una nazione estranea e una razza nemica nel cuore della nazione ospitante, seguace di Satana. A sostenerlo era la Chiesa, non gli stati. Lo stato francese, così come il novello Regno d’Italia, mantenevano il principio che tutti i cittadini avessero pari diritti in quanto cittadini, indipendentemente dalla loro religione. Ma la paura della rivoluzione portò i governi formalmente liberali a non contrastare le campagne antisemite e antigiudaiche della chiesa. In poco tempo i benpensanti presero ad aver paura degli Ebrei e a detestarli, pur non conoscendoli. Chi scrive si è sentita raccontare dai nonni nella sua prima infanzia la storia di come la nonna – cristiana – fosse stata cacciata da casa per aver conosciuto per caso un ebreo (mio nonno) ed essersene innamorata. Per questo era stata diseredata e non aveva mai più potuto rivedere la famiglia – neppure al funerale del padre, per espressa volontà testamentaria del padre stesso. Avvenne alcuni anni prima della Grande Guerra, decenni prima del sorgere di fascismo e nazismo, nell’Italia liberale dei Savoia.
Nel 1881 la campagna antigiudaica e antisemita venne ripresa e utilizzata a scopo repressivo dallo zar Alessandro IV, salito al trono dopo l’assassinio del padre Alessandro III da parte di ribelli ispirati da dottrine sociali che il nuovo Zar additò come stratagemma degli Ebrei (ricordiamo che Marx era ebreo...) per indebolire il mondo cristiano e dominarlo. Iniziarono i pogrom contro gli Ebrei dell’impero zarista in est Europa e i servizi segreti zaristi crearono e diffusero ‘I protocolli dei Savi di Sion’ (oggi stampati e ampiamente diffusi gratuitamente nel mondo islamico).
Negli ultimi due decenni del 1800 la paura e l’odio per gli Ebrei erano già rampanti in tutta Europa. Le persecuzioni giudiziarie (clamoroso il caso Dreyfus in Francia) e i sanguinosi pogrom portarono milioni di Ebrei a fuggire dall’Europa verso le Americhe e verso l’Impero Ottomano, nella piccola regione che nel corso del 1900 divenne dapprima Mandato britannico e poi Stato di Israele. Così riuscirono a salvarsi circa la metà degli Ebrei presenti allora al mondo; l’altra metà fu sterminata entro il 1945. Si vedano in proposito le due belle lezioni di Haviv Rettg Gur allo Shalem Center (https://www.fondazionecdf.it/index.php?module=site&method=article&id=4464https://www.fondazionecdf.it/index.php?).
Dopo la Shoah e dopo il crollo del nazismo si addebitò l’antisemitismo assassino ai nazionalismi, soprattutto al nazionalismo nazista e fascista, dimenticando che il nazismo - e poi il fascismo - utilizzarono la paura dell’Ebreo non tanto per rafforzare il proprio potere interno, ma per conquistare o rafforzare imperi al fuori dei propri confini nazionali, in nome della presunta purezza morale e intellettuale delle razze ‘ariane’, che avrebbero il diritto di dominare il mondo. La paura e il disprezzo per l’Ebreo fu peraltro uno strumento di morte che nazismo e fascismo trovarono già pronto e affilato. L’antisemitismo nell’Europa del tardo 1800 e del 1900 non fu voluto, sviluppato e diffuso dai nazionalisti, ma dalle chiese, in primis dal Vaticano. E’ una verità storica che si preferisce dimenticare, ma che occorre ricordare per capire la storia ed evitare di cadere nuovamente nello stesso tipo di baratro.
Per ulteriori informazioni sull’antisemitismo in Europa, si vedano i video e gli articoli raggruppati sotto il titolo: Robert Wistrich - A lethal obsession
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