Noi europei. Chi siamo?

21/09/2026

La geografia ha condizionato lo sviluppo della civiltà europea, come quella di tutti i popoli. L’Europa è una grande penisola che protrude dall’Asia. Da questa penisola centrale si estendono tante penisole minori, da cui si staccano piccole e grandi isole. Queste penisole minori sono costituite da catene montuose di varia altezza, nelle cui valli si estendono pianure non molto estese, con coste circondate da stretti litorali fertili. Soltanto lungo la costa nord della penisola centrale c’è continuità di estensioni fertili, dalla Normandia fino alla Russia.

Racchiuse fra le montagne ed il mare, le popolazioni delle penisole minori hanno sempre dovuto integrare le risorse dei propri territori con quelle di altri territori al di là dai monti e al di là del mare, perché in loco sia il cibo, sia il legname (per costruzione e riscaldamento) erano scarsi. Dato che il trasporto sull’acqua è molto più economico di quello via terra, potendo utilizzare l’energia di correnti e venti, queste popolazioni hanno sviluppato civiltà essenzialmente marinare e mercantili, con caratteristiche diverse da quelle essenzialmente agricole. Servono infatti tecnologie e infrastrutture diverse e diverse attitudini personali. La tecnologia dell’andar per mare deve essere leggera e mobile, utilizzabile in una grande varietà di situazioni diverse da parte di pochi uomini, soli fra acqua e cielo, che debbono saper governare in proprio se stessi e la barca, in qualunque circostanza, senza autorità superiori. E debbono saper comunicare efficacemente con qualunque straniero, quando raggiungono un’altra riva. Le doti più utili sono lo spirito di avventura, la capacità di rapide decisioni, la capacità di adattarsi e comunicare.

Vaste distese agricole richiedono invece tantissimo lavoro, per lo più molto faticoso, sempre nella stessa regione, non soltanto per la coltivazione ma anche per la raccolta e l’imbrigliamento delle acque e il drenaggio dei fiumi, nonché per la costruzione di grandi magazzini in cui depositare e conservare il cibo. Occorre tanta manodopera che lavori insieme per un grande e complesso progetto di gestione dell’intero territorio. E occorre poter proteggere i raccolti e la terra dalle incursioni di nemici armati che se ne vogliono impadronire. Occorre che a capo di questo grande progetto complesso per cui lavora quasi tutta la popolazione esistano regole per la suddivisione sia dei compiti sia della ricchezza così prodotta. Occorre cioè un potere centralizzato, con schiere addestrate e armate a protezione del territorio, della popolazione e della ricchezza collettiva. Prima o poi però le schiere di guerrieri, guidate da capi di grande valore, finiscono con l’impossessarsi delle terre essi stessi, sotto il comando di un re condottiero, che usa tutte le risorse per conquistare anche i territori vicini, se fertili, fino a raggiungere ‘confini sicuri’: catene montuose, mari o deserti, cioè terreni aspri e poveri che non fanno gola a nessuno e dove bastano poche guarnigioni militari per identificare e fermare potenziali invasori.

Si formano così imperi vasti tanto quanto l’intero territorio pianeggiante, in cui dinastie diverse si contendono il potere, ma non cercano guerre all’esterno, se ritengono di aver raggiunto confini sicuri e se non vengono attaccati da un altro impero. Sono autosufficienti, possono sopravvivere anche senza commerci con l’estero. Il pericolo maggiore è costituito da potenziali ribellioni interne, perciò gli imperi di pianura sviluppano e mantengono imponenti apparati repressivi, che rendono il potere molto stabile. Nei rari casi in cui avviene un cambiamento di potere all’interno, il nuovo potere diventa subito altrettanto repressivo di quello precedente. Così è avvenuto in Cina e in Russia nel passaggio dall’impero tradizionale all’impero comunista all’impero ‘nazionale’ attuale. In questi imperi le ideologie politiche tendono sempre a esaltare il senso di comunità e di armonia sociale, temere e condannare l’individualismo e l’intraprendenza personale.

Potrebbe succedere nel corso di questo secolo, o di quello successivo, anche agli Stati Uniti d’America, che hanno le caratteristiche geografiche di un grande impero di terra? Gli USA sono ancora in fase di espansione alla ricerca di ‘confini sicuri’, cioè facilmente difensibili. Hanno ancora bisogno di capitani coraggiosi e di spirito d’impresa, finché hanno confini potenzialmente a rischio. Oggi, come sempre, sono confini facilmente difensibili i grandi mari e gli oceani. Gli USA ancora non controllano le coste dell’Oceano Artico, su quel lato sono ancora molto vulnerabili. E non hanno il controllo politico del Golfo del Messico (appena rinominato Golfo d’America), il che provoca uno stillicidio quotidiano di pericoli minori ma molto fastidiosi, sotto forma di infiltrazioni massicce di persone e droghe di contrabbando. La retorica di Trump esprime chiaramente la preoccupazione di dover ottenere il controllo del continente fino all’Artico e fino al Messico, per raggiungere la sicurezza.

Le popolazioni delle striminzite pianure nelle isole e penisole della nostra Europa non sono e non saranno mai autosufficienti, non hanno abbastanza risorse all’interno per continuare a svilupparsi. Debbono per forza aver accesso alle risorse dei vicini, da sole sono troppo deboli. Questa debolezza è stata anche una fortuna per le popolazioni di Italia, Spagna e Inghilterra, perché le ha protette dallo sterminio e dalla conquista definitiva da parte di popoli invasori. Gli invasori si sono sempre accontentati di controllarne le coste, ma non l’interno, dato che l’interno non era molto ricco.

Per 2500 anni i popoli europei hanno tentato di creare un grande impero europeo. Ci riuscirono per primi i Romani. Ma erano troppo pochi: dovettero affidarsi ai popoli conquistati per gestire sia la difesa sia la produzione, e presto i popoli conquistati vollero gestire in proprio il potere, si ribellarono e rovesciarono il potere di Roma. Già nel 410 d.C. i barbari saccheggiarono Roma. Il papato cristiano sopperì al crollo dell’Impero e mantenne viva la sua civiltà.

Ci riprovò la tribù germanica dei Franchi, nella vasta regione pianeggiante del nord, con il sostegno del papato. Ne nacque il Sacro Romano Impero Germanico, che teoricamente ebbe lunga durata, dal 962 al 1806, ma non controllò mai davvero i territori d’Europa.

Ci riprovò la Francia di Napoleone, ma il suo impero fu di brevissima durata.

Ci riprovarono i popoli germanici con la Prima e la Seconda guerra mondiale, utilizzando ideologie diverse, ma portarono l’Europa allo sfacelo e all’irrilevanza politica.

Molto più successo ebbero gli Europei a costruirsi imperi in altri continenti, grazie alle loro superiori tecnologie. Gli imperi coloniali europei ebbero larga parte nello sviluppo della civiltà occidentale e nel processo di globalizzazione.

Ma l’unico impero europeo che unificò il continente (quasi) e durò abbastanza a lungo per lasciare tracce durature e profonde nella civiltà occidentale fu l’Impero Romano. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale l’Europa in rovina si ritrovò suddivisa fra il nuovo impero Russo (URSS) e il nuovo informale impero americano, sotto forma di alleanza difensiva (NATO). Non a caso, il confine fra i due blocchi durante la Guerra fredda (1946-1990) quasi coincideva con il confine dell’Impero Romano.

Su pressione degli USA, dopo il crollo dell’URSS abbiamo creato l’Unione Europea, ente pieno di buoni propositi e dotato di una burocrazia smisurata, ma privo di poteri politici e militari. Ed ora? Torneremo a frammentarci o riusciremo a creare gli Stati Uniti d’Europa?

Lascia un commento

Vuoi partecipare attivamente alla crescita del sito commentando gli articoli e interagendo con gli utenti e con gli autori?
Non devi fare altro che accedere e lasciare il tuo segno.
Ti aspettiamo!

Accedi

Non sei ancora registrato?

Registrati

I vostri commenti

Per questo articolo non sono presenti commenti.