La Cina e il nuovo Bangladesh

03/07/2026

Tarique Rahman, primo ministro del Bangladesh da febbraio 2026, si è recato a Pechino a fine giugno in visita ufficiale. Il Bangladesh è storicamente così vicino all'India da essere considerato un satellite di Nuova Delhi, ma il nuovo governo persegue una propria autonomia strategica, dopo 15 anni di immobilismo sotto il governo di Sheikh Hasina.

Pechino e Dacca hanno firmato 13 memorandum d'intesa su commercio, investimenti, infrastrutture, agricoltura, scienza, tecnologia e sanità pubblica. Una dozzina di aziende cinesi hanno proposto investimenti per un totale di circa 9,2 miliardi di dollari, concentrati su infrastrutture, logistica, industria manifatturiera ed energia. Si tratta di uno sviluppo allarmante per Nuova Delhi, ma anche per altri paesi della regione, soprattutto per il Myanmar, la cui instabilità ostacolerà i piani di connettività cinesi.

Dal punto di vista di Dacca il risultato più significativo della visita è il rinnovato slancio politico a sostegno del Progetto di Gestione e Ripristino Integrato del Fiume Teesta. Il Bangladesh è afflitto ogni anno da inondazioni durante la stagione dei monsoni, seguite da carenze idriche nella stagione secca. L'iniziativa sul fiume Teesta, a lungo discussa ma mai attuata, mira a porre fine a questo ciclo attraverso dragaggi, argini, bacini idrici e sistemi di irrigazione modernizzati. Per oltre 15 anni, Bangladesh e India non sono riuscite a raggiungere un accordo sulla condivisione delle acque del Teesta, a causa dell'opposizione politica nello stato indiano del Bengala Occidentale. Ora il progetto finanziato dalla Cina riguarda opere interamente situate in territorio bengalese, eliminando la necessità di consenso da parte delle autorità locali indiane. Se Pechino riuscirà a realizzare il progetto, verrà accresciuta la sua reputazione come partner per lo sviluppo, capace di realizzare infrastrutture di importanza politica.

La China Civil Engineering Construction Corp., ha offerto un investimento di 650 milioni di dollari per sviluppare la Zona Economica del Porto di Mongla, il che rafforzerà la presenza commerciale di Pechino lungo il Golfo del Bengala, riaccendendo il dibattito sulla proposta di Corridoio Economico Bangladesh-Myanmar-Cina.

Gli investimenti commerciali cinesi non si traducono automaticamente in accesso militare, ma l'India è in allerta, anche per le preoccupazioni relative alle future capacità di intelligence e logistiche della Cina nella regione dell'Oceano Indiano.

L'India condivide oltre 4.000 chilometri (2.500 miglia) di confine con il Bangladesh, con cui ha profondi legami storici, culturali e linguistici, nonché un ampio commercio bilaterale, collegamenti di trasporto e decenni di cooperazione in materia di sicurezza. È probabile che l'India rimanga un partner geografico ed economico indispensabile per il Bangladesh. Nuova Delhi probabilmente accelererà le proprie iniziative di connettività, amplierà la cooperazione energetica transfrontaliera e cercherà anche di rilanciare i negoziati per la condivisione delle acque del Teesta. L'India può probabilmente contare sul sostegno degli Stati Uniti, che condividono le preoccupazioni di Nuova Delhi riguardo alla crescente presenza di Pechino nell'Indo-Pacifico.

La guerra civile in corso in Myanmar rappresenta la maggiore fonte di incertezza per la pianificazione strategica di Cina, India e Bangladesh. Il persistente conflitto tra la giunta militare e le diverse organizzazioni armate etniche ha prodotto un controllo territoriale frammentato, attacchi alle infrastrutture, alleanze locali mutevoli e un'instabilità diffusa. La Cina ha una notevole influenza sulla leadership militare del Myanmar, ma non controlla gli sviluppi sul campo. Il conflitto complica anche la strategia di connettività orientale dell'India, creando flussi di rifugiati e pressioni umanitarie.

Pechino sta finanziando importanti progetti infrastrutturali e di sviluppo in Pakistan, Sri Lanka, Bangladesh, Myanmar, Cambogia, Laos, Asia centrale e numerosi Stati africani. Il mantenimento di questi impegni richiede ingenti risorse finanziarie, impegno diplomatico, gestione del rischio politico e sicurezza per il personale e le infrastrutture cinesi. La Cina pare pensare che l'influenza economica porti necessariamente a un allineamento politico a lungo termine. Pechino può finanziare importanti progetti infrastrutturali e diventare il principale investitore del Bangladesh o di altri paesi, ma ciò non garantisce una lealtà politica duratura, se in contrasto con l'interesse nazionale. 

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