Gli attacchi con droni dell’ultima settimana di giugno contro raffinerie e depositi di petrolio in Russia, incluso uno a Mosca,
hanno dimostrato alla popolazione russa che, dopo quattro anni di guerra, l’Ucraina può attaccare obbiettivi strategici russi e mettere in gravi difficoltà la logistica russa, persino il rifornimento di petrolio per uso civile.
La Russia ha bisogno di esportare petrolio per finanziare i costi della guerra - e lo esporta in Cina, India e altri paesi. Attaccando la capacità petrolifera russa, gli Ucraini colpiscono una risorsa fondamentale. È una grave escalation, progettata per portare la Russia al tavolo delle trattative. Ma i Russi ovviamente non vogliono trattare sotto pressione.
I Russi hanno intensificato gli attacchi all’Ucraina con droni, colpendo sistematicamente obiettivi strategici in tutto il paese, ma si tratta più o meno delle stesse cose fatte in passato. Gli attacchi ucraini nel cuore della Russia sono invece una novità che mette Putin nella condizione di non poter più nascondere alla popolazione che la Russia non soltanto non riesce a vincere la guerra, ma non riesce neppure a proteggere la propria popolazione.
I leader russi hanno dichiarato pubblicamente di aver tenuto riunioni per discutere la risposta. La risonanza mediatica che ha accompagnato gli incontri suggerisce la gravità della situazione.
La Russia sa di dover trovare un modo per cambiare strategia. Negli ultimi giorni i leader russi hanno dichiarato pubblicamente che qualsiasi "intesa" politica emersa dal vertice Trump-Putin in Alaska lo scorso agosto è crollata e hanno lasciato intendere che Mosca sta chiedendo alla Bielorussia di intervenire nella guerra.
I colloqui tra Putin e il presidente bielorusso Alexander Lukashenko si sono conclusi domenica 28 giugno a Mosca, pare senza accordi concreti. Lukashenko deve la sua presidenza al sostegno russo, ma sino ad ora ha rifiutato di intervenire. Ha capacità militari limitate, non è sicuro di avere il pieno controllo dell’opinione pubblica, quindi non vuole entrare in guerra.
Che decisione può prendere Putin? I Russi devono rispondere con forza all’escalation degli attacchi ucraini.
Ma come? A Mosca si dice che una fazione all’interno della leadership vuole impiegare armi nucleari. Negli scorsi giorni si sono tenute moltissime riunioni all’interno della leadership russa. Ad alcune ha partecipato anche il presidente della Bielorussia.
Le armi nucleari tattiche potrebbero forse cambiare il corso della guerra. Ma gli Stati Uniti rifiutano di distinguere fra armi nucleari tattiche o strategiche: un attacco nucleare è un attacco nucleare e basta. Gli USA dopo il 1946 hanno combattuto molte guerre, spesso perdendole, senza mai ricorrere alle armi nucleari.
L’uso di armi nucleari dopo Nagasaki e Hiroshima rappresenta un pericolo inaccettabile per gli USA, che quasi certamente interverrebbero pesantemente. Potrebbero reagire anche gli Europei, presi dal panico.
Le armi nucleari tattiche possono distruggere aree significative, forse costringerebbero l'Ucraina alla capitolazione, ma probabilmente si verificherebbe un massiccio allargamento del conflitto. Sicuramente entrerebbe in guerra la Polonia, con il sostegno degli USA e della NATO.
Persino la Cina sarebbe preoccupata se i Russi ricorressero alle armi nucleari.
Un’altra fazione in Russia vuole negoziare e porre fine alla guerra. Questo probabilmente segnerebbe la fine della presidenza di Putin.
La Russia è in profonda crisi e non sa che cosa fare. Può continuare la guerra come ha fatto finora, senza successo. Può intensificarla fino a raggiungere un livello nucleare, perdendo il controllo dei possibili sviluppi. Oppure può far pace, entrare in una profonda crisi politica, correre il rischio di rivolte interne.
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