da un saggio di Ronan Wordsworth
Il Mali sta diventando il banco di prova dell'influenza turca in Africa. Dopo che l'offensiva coordinata condotta ad aprile da gruppi jihadisti ha messo a nudo i limiti del sostegno russo, la Turchia si è fatta avanti come partner flessibile. Ankara non sostituisce completamente la Russia; Mosca mantiene personale, contratti, reti di propaganda e relazioni politiche in tutto il Sahel. Ma la Turchia va gradualmente occupando alcuni spazi che la Russia non può più controllare.
La giunta al potere in Mali non può ritrattare le sue diatribe anti-occidentali senza danneggiare le basi ideologiche del suo potere. Con i colpi di stato del 2020 e 2021 le autorità militari di Bamako hanno sempre più presentato l'assistenza occidentale in materia di sicurezza come un progetto fallimentare e neocoloniale. Le forze francesi, le missioni europee, il sostegno americano e i peacekeepers delle Nazioni Unite sono stati progressivamente ritirati o resi politicamente insostenibili. Il Mali si è poi unito al Burkina Faso e al Niger nell'Alleanza degli Stati del Sahel, blocco di governi a guida militare basato sulla retorica della sovranità, sul sentimento antifrancese e sul rifiuto delle pressioni occidentali per l’adozione di sistemi democratici. Ankara risolve questo problema offrendo assistenza in materia di sicurezza senza il peso politico di un ritorno all’Occidente.
Mosca ha aiutato i regimi a sopravvivere, ma ha fatto ben poco per arrestare l'espansione territoriale dei gruppi jihadisti. Il passaggio dal Gruppo Wagner all'Africa Corps ha reso questo problema più acuto. Il Gruppo Wagner era brutale, opportunista e commercialmente predatorio, ma poteva operare attraverso reti informali, prendere rapide decisioni tattiche e confondere il confine tra politica statale, profitto privato e violenza sul campo di battaglia. L'Africa Corps, al contrario, è più direttamente legato al Ministero della Difesa russo. Ciò rende tutto più burocratico e più vulnerabile ai vincoli strategici della Russia.
La Russia ora deve dare priorità a uomini, equipaggiamento, logistica e attenzione politica sul fronte ucraino. Gli schieramenti in Africa, pur rimanendo rilevanti per le finanze, sono meno cruciali. Inoltre la reputazione della Russia come garante di regimi è stata danneggiata anche dal suo fallimento nel preservare i governi in Siria e Venezuela.
Per la giunta militare del Mali, questo è un problema. La sua legittimità si è costruita sull'affermazione di aver ripristinato la sovranità rompendo con l'Occidente. Ora ci sono notizie di colloqui segreti con l'intelligence statunitense riguardo alla fornitura di sorveglianza e assistenza logistica. Vero o falso che sia, questa è la lacuna che la Turchia sta sfruttando.
Ankara non porta con sé lo stesso retaggio coloniale della Francia, non impone le condizioni dell'UE e non richiede l’allineamento ideologico della Russia. È uno stato pragmatico, a maggioranza musulmana, non occidentale ma membro della NATO, che capisce i concetti di sovranità, sicurezza, sviluppo e sopravvivenza del regime.
Dal 1998 in poi la strategia di Ankara in Africa ha portato all'espansione della sua presenza diplomatica, commerciale, umanitaria e di sicurezza. Soprattutto in Somalia, dove la cooperazione in materia di difesa è legata all'esplorazione di giacimenti petroliferi e di gas offshore.
Il Mali è ovviamente un caso diverso: è un paese senza sbocco sul mare, frammentato e immerso in un'insurrezione regionale. Ma la logica politica è la stessa: un governo vulnerabile ha bisogno di servizi di sicurezza dall’esterno, che non siano né russi né occidentali.
In questo contesto, i droni rivestono un'importanza particolare. Oggi i droni turchi offrono capacità di sorveglianza e di attacco su vasti territori che non sono controllati dall’autorità centrale in Mali, Burkina Faso, Niger, Ciad, Etiopia, Somalia e Nigeria. I droni possono essere usati anche come prova che il regime sta modernizzando le forze armate.
Ma i droni non possono risolvere tutti i problemi, soprattutto in un paese come il Mali, afflitto da una debole autorità statale, servizi di intelligence carenti, tensioni etniche e comunitarie, operazioni di sicurezza predatorie, confini porosi, economie illecite e gruppi jihadisti che di fatto controllano alcune aree rurali. Il ruolo della Turchia potrebbe estendersi alla fornitura di altre attrezzature militari, servizi di intelligence, assistenza tecnica, addestramento e servizi di sicurezza privata.
Un attore chiave da tenere d'occhio è SADAT, la più nota compagnia militare privata turca, fornitrice di servizi di consulenza, addestramento e logistica, che ha stretti legami con i servizi segreti turchi. SADAT può offrire ai regimi africani una via di mezzo tra i mercenari russi e i peacekeeper occidentali. Si tratterebbe di un equilibrio delicato, ma la Turchia ha già dimostrato molto pragmatismo in Libia, dove è intervenuta con decisione a sostegno del governo di Tripoli, pur intensificando anche i rapporti con la fazione rivale a est.
Gli incentivi economici sono considerevoli. Ankara insedia in Africa ambasciate, compagnie aeree, agenzie di sviluppo, istituzioni religiose, reti educative, imprese di costruzione, società energetiche ed esportatori del settore della difesa. Le imprese edili e minerarie turche sono sempre più attive sui mercati africani, e il Mali è letteralmente una miniera d'oro.
Ankara persegue una propria agenda e ha ormai rapporti difficili con Francia, Grecia, Cipro e altri Paesi dell'UE. Ma Francia e UE hanno poco margine di manovra politica per rientrare in Mali, e un membro della NATO con incentivi commerciali e un certo interesse per la stabilità regionale è di gran lunga preferibile a un apparato di sicurezza russo che prospera sulla cattura delle élite, la disinformazione e lo sfruttamento delle risorse. Il sostegno europeo rimarrebbe probabilmente discreto, bilaterale e selettivo.
Ma le realtà strutturali del Mali rimangono un problema. Una partnership di sicurezza che protegga la giunta trascurando la governance, la riconciliazione e i danni ai civili non stabilizzerà il paese. C'è anche un rischio reputazionale. Le attività di sicurezza private legate alla Turchia rischiano di cadere nella stessa trappola dei russi. E se la Turchia si addentra nella zona grigia della protezione del regime, diventa molto difficile mantenere il linguaggio dello sviluppo reciproco e della partnership sovrana.
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