Nel 1818 la Spagna aprì Cuba al commercio internazionale e gli Stati Uniti svilupparono un intenso rapporto commerciale con l'isola, allora ancora sotto il controllo spagnolo. L’estromissione della Spagna da Cuba e dagli altri possedimenti nell'emisfero occidentale fu uno degli obbiettivi della Dottrina Monroe, proclamata nel 1823, che rimase la prevalente dottrina strategica degli USA. Nel 1854 gli Stati Uniti offrirono 130 milioni di dollari per acquistare Cuba, offerta che la Spagna respinse.
I Cubani si ribellarono alla Spagna tra il 1868 e il 1878, con il pieno sostegno politico ed economico degli USA. Nel 1898 gli Stati Uniti combatterono contro la Spagna (Guerra ispano-americana) e presero il controllo di Cuba, Porto Rico, le Filippine, Guam e ad altri possedimenti dell'impero spagnolo. Fu durante quella guerra che Teddy Roosevelt guidò la sua famosa carica sulla collina di San Juan, a Cuba. Cuba rimase sotto occupazione militare statunitense fino al 1902, quando ottenne formalmente l'indipendenza dalla Spagna. Da allora fino al 1958 gli Stati Uniti mantennero basi navali a Cuba, dove tuttora controllano Guantanamo Bay. Gli Stati Uniti furono profondamente coinvolti negli affari cubani fino al successo della rivoluzione di Fidel Castro nel 1959, quando Cuba divenne un alleato sovietico. Nel 1962 i sovietici installarono missili a capacità nucleare a Cuba, il che aprì una crisi pericolosa, che tutti ricordano: Kennedy minacciò la guerra aperta contro Mosca.
Gli Stati Uniti hanno combattuto due secoli per Cuba. Cuba è a soli 145 chilometri da Key West, in Florida, lo stretto passaggio tra Cuba e le Florida Keys è il tallone d'Achille per la sicurezza degli USA. Quasi la metà del commercio marittimo statunitense si svolge attraverso porti sul Golfo e attraversa lo stretto tra Key West e Cuba. Se lo stretto venisse chiuso dalla marina o dalle mine di una potenza ostile, l'impatto sull'economia americana sarebbe enorme. Cuba è per gli USA quello che lo stretto di Hormuz è per l’Iran.
I presidenti americani, da James Monroe a William McKinley fino a John F. Kennedy, sono stati ossessionati dal rischio di una Cuba ostile. Donald Trump si inserisce in una lunga tradizione di timore che potenze straniere possano utilizzare l'isola come base per minacciare gli Stati Uniti.
L'interesse di Trump per Cuba si inserisce anche nel desiderio della sua amministrazione di ritirare gli Stati Uniti dal coinvolgimento nell'emisfero orientale e concentrarsi sull'emisfero occidentale (ovviamente con l'eccezione della guerra con l'Iran). L'intervento statunitense in Venezuela è stato il preludio all'intervento a Cuba. Inviare una portaerei nei Caraibi per bloccare il Venezuela non ha senso, sarebbero necessari molti più marines e più mezzi per invadere il Venezuela. Ma ha senso se si pensa che Cuba sia il prossimo obiettivo.
Cuba si trova attualmente in una situazione economica catastrofica. Il regime comunista creato da Fidel Castro è da tempo degenerato in uno stato in cui l'esercito controlla di fatto ciò che resta dell'economia cubana. L'esercito è oppressivo e incompetente allo stesso tempo, collabora con forze criminali in America Latina per il proprio tornaconto, mentre il tenore di vita all’interno è crollato. C'è carenza di cibo ed elettricità. Qualsiasi pretesa di ideologia o principio morale che Castro sembrava avere è completamente scomparsa. Quel poco che restava per sostenere la vita a Cuba è diventato proprietà dell'esercito, lasciando la popolazione in una situazione disperata.
Gli Stati Uniti hanno sempre considerato Cuba un problema, l’hanno spesso trattata in modo spietato, ma in questo caso la crisi è il risultato delle scelte interne di Cuba nel corso dei decenni.
Cuba dipendeva fortemente dal Venezuela per il petrolio e, in cambio, forniva al Venezuela sicurezza e intelligence nell'ambito di una relazione iniziata con Castro e Hugo Chávez decenni fa. Quando gli Stati Uniti hanno effettuato l'estrazione ‘chirurgica’ del presidente venezuelano Nicolás Maduro e della moglie, a gennaio 2026, i soldati a loro difesa erano cubani.
Trump si trova ora ad affrontare un vecchio problema americano: che fare con Cuba. Recentemente il capo della CIA si è recato a Cuba per parlare a nome degli Stati Uniti. A quanto pare, portava con sé un'offerta di aiuti per un valore di 100 milioni di dollari. Data la situazione di Cuba, questi soldi non andranno al popolo cubano. Inoltre per risolvere il disastro in cui versa Cuba 100 milioni di dollari sono un’inezia.
Il problema cubano deve essere risolto. Il pericolo che Cuba rappresentava durante la Guerra Fredda si basava sui missili sovietici. L'idea che altre nazioni ostili agli Stati Uniti e dotate delle risorse necessarie per schierare forze a Cuba, criminali o meno, possano insediarsi sull’isola, non può essere accettata. L'interruzione delle forniture di petrolio e la mancanza di elettricità rappresentano l'atto finale di un lungo declino nella vita dei cubani, incapaci di ribellarsi a causa del potere dell'esercito. Questo sembra il momento giusto per Washington di agire. Ma ogni volta che gli Stati Uniti agiscono contro Cuba, il controllo tende sempre a sfuggirgli. Gli Stati Uniti stanno mettendo in scena un dramma secolare in cui hanno sempre avuto posizioni di forza, ma non sono mai riusciti a prevalere a lungo.
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