Si sgretola l’influenza della Russia in Eurasia

09/02/2026

L’influenza di Mosca sulle popolazioni lungo la sua frontiera meridionale – dal bacino del Mar Nero al Caucaso e all'Asia centrale – è scemata in modo significativo dopo l'invasione dell'Ucraina. Per gli stati del Caucaso meridionale e dell'Asia centrale si aprono nuovi corridoi di connettività, che consentono di superare i vincoli di una geografia senza sbocchi sul mare e dunque anche la tradizionale dipendenza dalla Russia.

Fino a poco tempo fa le élite politiche e le istituzioni dell'era sovietica erano rimaste sostanzialmente intatte, così come i flussi energetici, commerciali e di manodopera. Mosca ha continuato a garantire la sicurezza con basi militari e accordi bilaterali, ha coltivato legami culturali e linguistici. L’egemonia russa è stata formalizzata in strutture quali la Comunità di Stati Indipendenti, l'Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva e la Comunità Economica Eurasiatica.

Ma il predominio della Russia lungo la sua periferia meridionale si è rivelata più fragile di quanto sembrasse. Mosca si è trovata ad affrontare grandi difficoltà nel Caucaso e in Asia centrale già negli anni ’90. La violenza separatista in Cecenia, i conflitti irrisolti in Georgia e l'instabilità che si irradiava da Afghanistan e Tagikistan la costrinsero a impegnare grandi risorse. La Russia trattava la sua frontiera meridionale come un unico grande teatro di sicurezza interconnesso, più che cercare un'integrazione politica ed economica duratura.

Dopo l’anno 2000 le minacce dall’ Asia si attenuarono, grazie alle campagne guidate dagli Stati Uniti dopo gli attacchi dell'11 settembre e alla presenza costante delle forze NATO in Afghanistan. Mosca poté riorientare attenzione e risorse verso la frontiera occidentale. Ma la Rivoluzione Arancione del 2005 in Ucraina fu vista da Mosca come il tentativo dell'Occidente di sottrarle la sua principale risorsa geopolitica. La guerra del 2008 con la Georgia e la rivoluzione di Maidan del 2014 in Ucraina rafforzarono la convinzione del Cremlino che la NATO volesse strozzare la Russia. Da allora Mosca ha perseguito una politica di confronto continuo nel Caucaso e in Ucraina, che ha prosciugato le sue risorse.

La Cina ne ha approfittato per espandere la sua influenza in tutta l'Asia centrale, soprattutto tramite la Belt and Road Initiative, che ha portato progetti cinesi di finanziamento, commercio e connettività in tutta l'Asia centrale. Anche la pandemia di COVID-19 ha messo a dura prova lo stato russo.

Ora la decadenza delle capacità russe è emersa chiaramente nel Caucaso meridionale, dove il sostegno militare, di intelligence e diplomatico della Turchia all'Azerbaigian durante la Seconda Guerra del Nagorno-Karabakh ha ribaltato decenni di equilibri, con conseguenze profonde. L'Azerbaigian è emerso fiducioso nella propria autonomia strategica. L’Armenia si è messa alla ricerca di partner alternativi. La mediazione degli Stati Uniti ha portato a nuovi equilibri; la Trump Route for International Peace and Prosperity, che collegherà l'Azerbaigian all’enclave di Nakhchivan attraverso il territorio armeno, darà a Washington un punto d'appoggio alla periferia meridionale della Russia. Anche gli stati dell'Asia centrale si sono mossi per sviluppare legami con gli Stati Uniti, alla ricerca di maggiore autonomia. Questi cambiamenti si riflettono nel consolidamento delle identità nazionali, nella rinascita delle lingue nazionali e nel costante declino del russo come lingua franca.

 Ora si aggiunge l’incognita dell’Iran. Se l'Iran dovesse subire una trasformazione interna o muoversi verso un accordo con gli Stati Uniti, modificherebbe radicalmente la mappa della connettività dell'Eurasia, aprendo nuove rotte dal bacino del Caspio ai mercati globali.

 Quella che un tempo era una regione definita dal primato russo oggi è sempre più caratterizzata da allineamenti fluidi, progetti di connettività concorrenti e una crescente possibilità di scelta strategica per gli stati locali. Il centro di gravità geopolitico dell’Eurasia si sta spostando, attori a lungo repressi ora emergono come motori di un nuovo ordine regionale.

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