La nuova geostrategia americana mira a spostare gli oneri di sicurezza sugli attori regionali. Il Medio Oriente è il primo banco di prova di questa strategia. Qui Washington vorrebbe raggiungere un equilibrio di potere tra i suoi tre principali alleati (Turchia, Israele e Arabia Saudita), che però hanno interessi divergenti, mentre si affronta il rapido declino dell'Iran, il principale avversario nella regione. La questione chiave è la rivalità tra Israele, il partner di sicurezza più capace e affidabile, e la Turchia, che sta rapidamente diventando il protagonista principale in Medio Oriente. Per Israele l'ascesa della Turchia – per di più con il consenso di Washington – è un grande pericolo.
La risposta militare di Israele all'attacco di Hamas dell'ottobre 2023 ha profondamente cambiato l'architettura di sicurezza della regione. Ora il Board of Peace dovrebbe supervisionare l'amministrazione e la ricostruzione di Gaza, ma Stati Uniti e Israele sono sempre più in disaccordo.
Il brusco crollo della sfera di influenza iraniana, causato dalla decimazione di Hezbollah da parte di Israele e dal disfacimento del regime di Assad in Siria, ha avuto come apice la guerra di 12 giorni del giugno 2025 tra Israele e Iran, che ha messo a nudo le vulnerabilità del regime iraniano e ha contribuito in modo significativo all'ondata di disordini di massa che ha sta scuotendo il paese. Il futuro del regime ora dipende dalla sua capacità di porre fine a quasi mezzo secolo di ostilità verso gli Stati Uniti. In un editoriale del 20 gennaio sul Wall Street Journal il ministro degli Esteri iraniano ha fatto appello a Trump perché a rinunci a cercare di cambiare il regime con la forza e dia un'altra possibilità alla diplomazia.
Ma qualcos'altro è cambiato nella regione: la Turchia sta cercando di dominare le sue vicinanze. Se gli USA vogliono ridurre la propria esposizione al rischio globale, un partner del genere è inestimabile. Nessun paese in Medio Oriente è meglio preparato della Turchia a guidare l'iniziativa americana di condivisione degli oneri. Ma nemmeno Ankara può sostenere questo sforzo da sola, perciò Washington si è rivolta all'Arabia Saudita – e alle sue ingenti risorse finanziarie – per ottenerne l’assistenza. Un matrimonio fra Arabia Saudita e Turchia non è facile, ma è possibile. I Sauditi, con una capacità militare limitata, temono che i Turchi acquisiscano troppa influenza nel mondo arabo, perciò hanno stipulato un accordo strategico di difesa reciproca con il Pakistan lo scorso settembre. Anche questa mossa si adatta perfettamente agli obiettivi strategici degli Stati Uniti. Ci sono altre piccole linee di frattura, tra cui le relazioni tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, deteriorate per le divergenze sullo Yemen, o fra Arabia Saudita e Qatar, che è più vicino alla Turchia di chiunque altro nella regione. Ma i Paesi arabi e musulmani del mondo sembrano pronti a collaborare per gestire la Gaza del dopoguerra e, per estensione, la più ampia questione palestinese.
Per Israele questo approccio alla sicurezza regionale è un nuovo pericolo potenziale. Dopo la guerra del 1973 con l’Egitto, Israele non ha dovuto affrontare minacce significative da parte di altri stati, i pericoli sono venuti da attori non statali, dall’OLP a Hezbollah ad Hamas. Ora le cose sono più complicate. La capacità di Israele di imporre la propria volontà a Gaza è a rischio. L’emancipazione della maggioranza sunnita in Siria, sotto un governo islamista sostenuto dalla Turchia e dagli Stati Uniti, rappresenta una nuova sfida strategica per Israele. Non solo perché gli USA guardano oltre Israele per gestire la sicurezza regionale, ma perché per la prima volta Israele ha la Turchia alle porte. Le forze governative siriane hanno conquistato aree delle forze curde nella Siria orientale, col pieno sostegno della Turchia. Prima del crollo del regime di Assad nel dicembre 2024 Israele ha creato una posizione operativa avanzata ben oltre la regione delle alture del Golan, nel sud-ovest della Siria ed ha sfruttato le sue relazioni con la minoranza drusa siriana per contenere l'influenza turca, fortissima nel nord della Siria.
Non è nell'interesse della Turchia confrontarsi direttamente con Israele, ma le attività turche per ricreare la propria sfera di influenza nella regione sono in conflitto con gli imperativi di sicurezza nazionale di Israele. Questo è il motivo per cui Israele si è così fermamente opposto al coinvolgimento turco nella Forza Internazionale di Stabilizzazione per Gaza.
La strategia statunitense in Medio Oriente, volta a condividere gli oneri e le leve di influenza con gli attor regionali, può pacificare la regione nel breve periodo, ma al contempo getta le basi per futuri conflitti.
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