Il gasdotto turco-israeliano che probabilmente non si farà

19/09/2023

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Da più di un anno funzionari turchi e israeliani discutono del potenziale corridoio energetico per collegare il giacimento di gas Leviathan all’Europa. Il progetto di gasdotto, vecchio di un decennio, è stato rispolverato dopo l’invasione russa dell’Ucraina, quando l’Unione Europea cercava di sostituire le forniture di gas russo. Ma la politica regionale, l’imprevedibilità della domanda di mercato e le alternative emergenti stanno facendo di nuovo accantonare il progetto.

Ankara, che aspira a diventare un hub regionale del gas, ha proposto nel 2022 la costruzione di un gasdotto di 500 Km (costo previsto 1,5 miliardi di dollari) dal Leviatano alla Turchia. I rapporti fra Israele e la Turchia erano tesi da anni, ma a febbraio 2022 una delegazione turca di alto livello ha visitato Israele per rompere il ghiaccio, definendo la cooperazione energetica come la chiave per un’ulteriore collaborazione politica, economica e di sicurezza. Il mese successivo il presidente israeliano si è recato ad Ankara, a maggio il Ministro degli Esteri turco si è recato a Gerusalemme e ad agosto le due parti hanno concordato di ripristinare le relazioni diplomatiche. Ma gli ostacoli alla collaborazione non sono svaniti.

In primo luogo il gasdotto attraverserebbe la ZEE di Cipro, ma il governo turco non riconosce il governo greco-cipriota. Inoltre la Grecia, principale sostenitore del governo greco-cipriota, ambisce anch’essa ad essere hub di transito del gas. Grecia, Cipro e Israele sono tutti membri del Forum del gas del Mediterraneo orientale e spesso conducono esercitazioni militari insieme, quindi è improbabile che Israele proceda con il progetto del gasdotto senza il loro sostegno. Poi il gasdotto attraverserebbe la ZEE della Siria, nemico regionale di Israele e longa manus dell’Iran nella regione. 

Un progetto alternativo potrebbe prendere forma, parte del Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa (IMEC), che comprende Israele ma non la Turchia. Composto da ferrovie, porti, collegamenti elettrici e digitali e persino infrastrutture per produrre e spedire idrogeno verde, l’IMEC è un formidabile rivale degli interessi turchi. Gode del sostegno di India, Stati Uniti, UE e Stati arabi del Golfo. Sebbene Israele non abbia firmato il memorandum d’intesa per l’IMEC, Benjamin Netanyahu ha espresso sostegno all’accordo. Per realizzare IMEC Israele e gli stati arabi del Golfo dovrebbero raggiungere la normalizzazione dei rapporti diplomatici. Sarebbe un esito estremamente positivo per l’equilibrio regionale.

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