Libia: quali possibilità per l’Italia?

09/05/2019

Un editoriale di Maurizio Molinari sulla Stampa di domenica 5 maggio sottolineava l’urgenza per l’Italia di fare scelte chiare in Libia, perché non soltanto corriamo il rischio di perdere il peso culturale, politico ed economico che abbiamo raggiunto con decenni di collaborazione prima con Gheddafi, poi direttamente con le tribù, ma potremmo anche ritrovarci con un regime ostile a poche centinaia di chilometri dalle nostre coste.

La scelta fra le fazioni libiche e i loro sostenitori esterni non è di natura morale: non è una guerra fra buoni e cattivi, non è un contrasto fra ideali e politiche diverse, è una lotta per il potere locale, in cui noi cerchiamo di non prendere apertamente posizione − anche se i nostri migliori ‘amici’ sono, come sempre, le tribù e le milizie di Misurata, sostenitrici del governo di Tripoli − mentre alcuni nostri partner europei e gli stati della regione prendono posizioni molto chiare a favore della fazione opposta, sottraendoci prestigio, influenza, potere economico in tutta la Libia.

Dovremmo perseguire una politica dettata esclusivamente dall’interesse nazionale, ma non abbiamo il potere di attuare – tanto meno di imporre ad altri − una politica ‘nostra’. Francia, Inghilterra, Stati Uniti, Arabia Saudita ed Egitto sostengono il generale Haftar, cioè la controparte rispetto al governo di Tripoli e alle milizie di Misurata sulla cui vittoria noi contiamo per proteggere i nostri interessi. Possiamo metterci di traverso e opporci ai nostri alleati europei e NATO? Vogliamo peggiorare i rapporti con l’Egitto? Che forza militare, economica e politica abbiamo per imporre agli alleati il rispetto dei nostri interessi?

La Libia è la prova della nostra fragilità geopolitica: pieni di debiti, in declino demografico ed economico, con nessuna capacità militare di rilievo al di fuori della NATO, possiamo protestare e fare capricci, ma non abbiamo il prestigio e la potenza necessaria per far valere i nostri interessi, neppure all’interno dell’Europa. O saremo capaci di costruire alleanze strategiche forti con almeno alcuni dei partner europei, o fra pochi decenni torneremo a essere la ‘schiava Italia’ su cui piangeva Leopardi.

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