Il ruolo della Russia nel cessate il fuoco in Siria

09/10/2017

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L’entrata della Russia nel conflitto siriano nell’autunno del 2015 ha cambiato le sorti della guerra e gli equilibri nella regione. Il governo di Assad ha riconquistato larga parte del terreno perduto, grazie all’aiuto dei Russi e soprattutto degli Iraniani, che combattono sul terreno con l’esercito. L’esercito e la burocrazia siriana hanno retto, non si sono sfaldati, e tramite loro Assad riesce a gestire lo stato. 

La Russia ora intende ricorrere alla strategia del dividere i rivali per arrivare alla vittoria finale: offre ai ribelli la possibilità di ritirarsi da specifiche ‘aree di raffreddamento’ del conflitto (nella mappa a fianco) durante un periodo di cessate il fuoco, per farvi tornare le forze regolari o forze esterne (la Turchia ad esempio nella regione di Idlib) a ripristinare l’ordine. Dopo di che da queste zone pacificate si potranno lanciare attacchi contro le ultime sacche di resistenza dell’ISIS.

L’intenzione della Russia è porre termine alla guerra e ai suoi costi e riportare le truppe a casa. Ma non tutti sono d’accordo. Il gruppo ribelle Hayat Tahrir al-Sham, vicino ad al Qaeda, non ha accettato il cessate il fuoco e continua a combattere contro l’esercito di Assad. Neppure l’Iran sembra accettare la sospensione delle ostilità, per non lasciar tornare alle loro case i ribelli sunniti che potrebbero riprendere le armi in qualunque momento. L’esercito siriano non può sospendere l’attacco contro i ribelli nella regione a ovest di Damasco, che minacciano la sicurezza attorno alla capitale.

Inoltre una coalizione di milizie arabe siriane sostenute dagli USA continua, pare con successo, la guerra contro l’ISIS procedendo verso Deir el-Zour, e la Russia e Assad non possono permettere che la vittoria finale contro l’ISIS la ottengano le milizie filo-americane. Pare probabile perciò che il cessate il fuoco negoziato e apparentemente ottenuto dalla Russia non reggerà.

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