L’ennesimo giro di valzer della Turchia, ora con i Russi

09/10/2017

L’esercito turco sta per entrare nell’area di Idlib, nel nord della Siria, che da tempo è stata liberata dall’ISIS ed è controllata da un mix di forze ribelli anti-Assad. Le forze turche sarebbero appoggiate da alcune milizie ribelli di Aleppo, da tempo sostenute da Ankara. Inoltre avrebbero la protezione aerea della Russia, secondo quanto ha dichiarato un portavoce del governo turco.

I Turchi avevano già inviato militari in Siria a sostegno dell’operazione ‘scudo dell’Eufrate’ contro l’ISIS, ma ne avevano approfittato per condurre attacchi soprattutto contro i combattenti curdi del Rojava, impegnati a combattere l’ISIS.

La Turchia ha sostenuto per anni alcune forze ribelli a Idlib. Nel corso del 2016 le ha abbandonate e ora pare aver raggiunto un accordo con i Russi, che invece sostengono Assad.

Nei mesi scorsi si sono tenuti molti incontri ad Astana (in Kazakhistan) fra rappresentanti di Iran, Russia e Turchia, oltre che di alcune milizie ribelli. Il risultato è stata la decisione di aprire ‘aree di raffreddamento’ (de-escalation zones) in Siria, da cui permettere la ritirata dei combattenti verso altre regioni, o il loro ritorno a casa e l’abbandono delle armi. La zona di Idlib è una di queste aree, e la Turchia pare aver ottenuto il compito di riportarvi l’ordine, anche a nome dei Russi e di Assad.

Il completo voltafaccia della Turchia nell’arco degli ultimi 18 mesi è frutto della consapevolezza che i ribelli ormai hanno perso, che Assad non cadrà finché non lo lasceranno cadere i Russi. Inoltre le forze ribelli che ancora non hanno abbandonato la battaglia sono divenute più radicalizzate e tendono ad accorparsi con il gruppo più forte, che è Hayat Tahrir al-Sham, cioè al-Qaeda in Siria, anche perché negli ultimi mesi gli USA hanno cessato di fornire armi ai ribelli, mentre al Qaeda è ben armata. Sostenere al Qaeda alle proprie frontiere non è cosa che i Turchi intendano fare.

Benché volesse la caduta di Assad, la Turchia considera obiettivo prioritario evitare che i Curdi stabiliscano uno stato indipendente a armato sul confine siriano, nel Rojava. I Curdi del Rojava e le loro milizie armate (YPG) sono associati al PKK turco, il partito estremista, già radicalmente comunista, che da decenni compie attentati in Turchia in nome sia del comunismo sia dell’irredentismo curdo. Il Rojava e le sue milizie sono ora sotto la protezione dei Russi, ma Erdogan spera che, diventando amico dei Russi, questi convincano lo YPG a non sostenere i confratelli in Turchia.

La Russia di Putin tuttavia non sembra propensa a lasciare i Curdi alla merci dei vicini. Pur non avendo sostenuto il referendum sull’indipendenza nel Kurdistan iracheno, i Russi hanno firmato un contratto con il governo regionale curdo per lo sfruttamento di risorse energetiche proprio pochi giorni prima del referendum. Poi si sono esplicitamente opposti al blocco delle esportazioni dal Kurdistan richiesto dall’Iraq e dalla Turchia. Per i Russi un Kurdistan politicamente indipendente ma commercialmente e militarmente legato alla Russia sarebbe una carta importante per contenere l’egemonia iraniana in Medio Oriente e per spingere i Turchi a collaborare su tutti i fronti, in base alla logica che non si attaccano gli amici degli amici, perciò se i Curdi sono amici dei Russi e i Turchi anche, i Curdi non agiranno contro i Turchi e viceversa. 

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