Siria: il regime di Assad è sostanzialmente immutato

13/07/2023

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I governi arabi hanno annunciato il ripristino delle relazioni con la Siria, dopo oltre 12 anni di guerra civile, durante i quali la regione ha isolato il regime del presidente Bashar Assad, sostenuto soltanto dall’Iran e dai Russi. Ma quasi dall'oggi al domani i paesi confinanti hanno iniziato a stendere il tappeto rosso per Assad, la sua famiglia e gli alti burocrati, di cui fino a poche settimane fa denunciavano le atrocità e l’illegittimità. Il regime di Assad ha aperto gruppi di lavoro con Iraq e Giordania per collaborare nella lotta al narcotraffico e per la sicurezza di frontiera.

Gli Emirati Arabi Uniti sono stati i primi a portare funzionari siriani di alto livello – incluso lo stesso Assad – al tavolo di trattative. Poi gli Egiziani hanno proposto la riammissione della Siria nella Lega Araba. La Giordania ha riaperto il valico di frontiera Jaber-Nassim e ha invitato i diplomatici siriani ad Amman per discutere. La riapertura alla Siria ha preso slancio dopo che un catastrofico terremoto ha colpito il paese a febbraio ‘23. Dapprima c’è stata la ripresa di rapporti per motivi umanitari, poi la normalizzazione è continuata.

I paesi vicini sperano di poter trovare soluzioni negoziate per il ritorno sicuro dei rifugiati, operazioni antiterrorismo contro lo Stato islamico, nonché un accordo politico che riduca il potere del clan degli Assad e dia rappresentanza a più gruppi etnici e politici. Ma la posizione massimalista del regime rimane immutata.

La variabile chiave nel futuro della Siria è il destino della famiglia Assad. Gli Assad salirono al potere negli anni '70 e consolidarono il potere attraverso la creazione di un vasto sistema clientelare. Il clan è sopravvissuto a più di un decennio di conflitti civili – resistendo all'opposizione appoggiata dall'estero e recuperando quasi il 70% del territorio perso all'inizio della guerra, ma gli Assad sentono ancora la fragilità della loro posizione. Elezioni nazionali truccate, ripetute epurazioni fra gli alleati (compresi i parenti di sangue) e frequenti arresti di presunti oppositori hanno aiutato gli Assad a mantenere il potere e creare un’aura di legittimità e invincibilità nei territori ancora controllati dal regime.

 

 

Larga parte del territorio siriano è oggi ancora controllato da milizie ribelli ostili, da Curdi o Turchi, ma gli scontri armati sono radi e limitati. Il regime di Assad però rifiuta ancora qualsiasi tipo di concessione che possa minare la sua credibilità politica: è difficile immaginare come il Paese possa davvero tornare alla normalità. 

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