Gli USA abbandonano la guerra, ma non lasciano il campo

01/10/2018

Questo ha dichiarato l’inviato americano in Siria James Jeffrey a fine settembre 2018. Che significa?

Durante la Guerra fredda si fronteggiavano due nemici, Americani e Russi. Ogni contendente era attorniato da molti stati amici e alleati. Non ci fu mai guerra diretta fra i due schieramenti sul proprio terreno, ma ci fu guerra su territori che non appartenevano né all’uno né all’altro schieramento: la Corea, il Vietnam, l’Afghanistan. Anche se avveniva in terre lontane, lo scontro era fra i due rivali, perché Americani e Russi impegnavano direttamente i propri uomini, le proprie strategie militari e le proprie armi sul terreno.

La Guerra fredda terminò con il crollo dall’interno dell’Unione Sovietica. Nelle guerre successive, sempre combattute in territori lontani, gli Stati Uniti continuarono a dispiegare direttamente le proprie forze: lo fecero in Afghanistan, in Kuwait, in Iraq. Data la sproporzione delle forze, le guerre iniziali furono sempre vinte in pochi giorni, per poi impantanarsi in interminabili guerriglie con gruppi armati locali, animati da varie ideologie islamiste più o meno estreme, fino all’obbrobrio dell’ISIS. Non è possibile che forze mandate da un paese lontano vincano definitivamente guerriglie locali, perché l’esercito straniero prima o poi deve tornarsene a casa. I guerriglieri si mimetizzano fra la popolazione, tornano nelle loro case e attendono il momento buono per riprendere le armi, quando lo straniero ha ridotto le forze e sta tornando a casa. Nessuna potenza può pensare di conquistare e controllare in modo permanente un paese lontano contro la volontà di una parte della popolazione locale, che ricorre alla guerriglia. È una verità che tutti gli imperi della storia hanno constatato a loro spese. Gli USA l’hanno fatto negli ultimi decenni.

La politica degli interventi degli USA in paesi lontani iniziò a cambiare sotto il presidente Obama; sotto il presidente Trump il cambiamento è diventato esplicito, programmatico, e accelera il passo. Come ogni altro impero nella storia, gli USA non intendono abbandonare il campo contro forze ostili, ma come ogni altro impero anziché partecipare direttamente alla guerra sosterranno un gruppo locale contro l’altro. La guerra sarà fra i diversi interessi e i diversi gruppi armati regionali, o fra lo stato e i guerriglieri ribelli. Gli USA sosterranno il gruppo più aderente agli interessi e agli ideali americani, utilizzando una varietà di strumenti che vanno dalle sanzioni economiche contro il nemico all’addestramento militare della parte amica, alla fornitura di armi e sistemi di difesa, a operazioni di intelligence. Ma gli USA non manderanno più i propri soldati a combattere e morire in Siria o in Iraq o in Afghanistan.

Oggi in Siria e in tutto il Medio Oriente il nemico degli USA è dichiaratamente l’Iran, perciò gli USA sosterranno i nemici dell’Iran in Siria e nel resto del Medio Oriente. Quando si vedranno i risultati? Sempre e mai: questo tipo di interventi sono mirati a impedire il pieno successo dei rivali, a estenuarli, logorali e impedire che diventino troppo forti, non a debellarli. L’obiettivo non è mai la conquista e la sottomissione, ma il crollo dall’interno dei regimi ostili quando paiono troppo aggressivi, come avvenuto in Unione Sovietica. La rivalità a bassa intensità con la Russia è poi ricominciata con la guerra in Georgia del 2008, seguita dalle guerra in Ucraina, perché le rivalità di fondo non dipendono dal tipo di regime, ma dagli equilibri geopolitici ed economici globali. Le rivalità di fondo durano secoli, cambiano soltanto quando cambia il modello di sviluppo economico prevalente nel mondo. Ed è già un grande passo avanti nella storia dell’umanità se queste rivalità di fondo vengono gestite senza dar luogo a grandi guerre, come le due guerre mondiali del XX secolo, ma si limitano a conflitti locali prolungati ma a bassa intensità. 

Le rivalità di fondo durano secoli, cambiano soltanto quando cambia il modello di sviluppo economico prevalente nel mondo

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