Il declino dell’Arabia Saudita

06/12/2016

Il surplus di produzione di energia nel mondo e il conseguente calo dei prezzi costituiscono un grave pericolo per tutti i paesi la cui economia dipende in grande proporzione dall’esportazione di petrolio, primo fra tutti l’Arabia Saudita, che sta cercando di diversificare e ammodernare l’economia, ma per ora è ancora totalmente dipendente dal petrolio. Negli ultimi due anni le riserve monetarie accumulate si sono ridotte da 737 miliardi a 534 miliardi di dollari. Questo significa che per mantenere l’attuale livello di spesa per la difesa, l’educazione, la sanità e le infrastrutture lo stato saudita sta perdendo ogni anno 100 miliardi di dollari. Ci sono poche speranze che la situazione cambi prossimamente, perciò da un lato il governo – che coincide con la famiglia dei Saud − sta introducendo un sistema di tassazione della popolazione (che non ha mai pagato tasse prima d’ora), dall’altra acquista pacchetti di azioni di aziende all’estero, sperando di ricavarne profitti da poter utilizzare in patria.

Il 25% del budget dello stato saudita viene speso annualmente per la difesa. La difesa del territorio, dei pozzi petroliferi e delle rotte marittime attorno al paese è una ossessiva necessità per l’Arabia Saudita, che teme attacchi e invasioni, oggi soprattutto da parte dell’Iran, ma un domani teoricamente anche da parte della Turchia, l’unico altro paese del Medio Oriente che potrebbe aver la forza militare e demografica per tentare di unificare la regione sotto la propria egemonia, come in epoca ottomana.

Gli Arabi dello stato saudita non sono abituati alla tassazione, alla povertà e alle attività dell’economia moderna; sono inoltre iper-tradizionalisti neii costumi sociali e nelle abitudini religiose. Come reagiranno alla nuova situazione? La coesione sociale terrà? I paesi vicini faranno di tutto per destabilizzare la coesione politica e sociale del regno. Il problema non si pone per l’immediato, ma si porrà entro i prossimi cinque anni.

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