Gruppi armati: un’altra minaccia
per la presidenza Maduro

14/03/2016

I colectivos venezuelani − che si definiscono antimperialisti e anticapitalisti e sono conosciuti come “Guardiani della Rivoluzione” − sono gruppi armati irregolari legati al Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), che è al governo. Si formarono tra gli anni ’60 e ’80 come piccoli gruppi clandestini di estrema sinistra, emarginati dal bipartitismo del sistema politico venezuelano. Non ebbero gran risalto fino al 1989, quando scoppiarono le proteste contro l’allora presidente Carlos Andres Perez a causa dell’aumento dei prezzi del carburante e dei trasporti. Si unirono a sostegno del tentato colpo di stato di Chavez nel 1992 e si radicarono sempre più nei quartieri poveri di Caracas. Quando il PSUV iniziò a cercare il sostegno politico di questi quartieri i colectivos acquisirono importanza, specie tra il 2004 e il 2008, durante il mandato dell’ex sindaco di Caracas Juan Barreto, trait d’union tra colectivos e governo di Chavez. In cambio del loro sostegno politico, il sindaco assicurò posizioni di potere ad alcuni leader, i legami con l’élite governativa chavista crebbero e si moltiplicarono.

Pur legati alle istituzioni, i colectivos operano in maniera indipendente dal governo. Non hanno però un’organizzazione gerarchica che impedisca la loro continua frammentazione: oggi i membri sono più di 35000, divisi in gruppi che competono tra di loro per reperire fondi e per il controllo del territorio. Circa l’80% si concentra nella parte occidentale di Caracas, in quartieri sui quali il governo venezuelano sembra aver perso la propria sovranità, dato che le forze dell’ordine non possono intervenire senza il permesso dei colectivos. Questo consente ai colectivos di dedicarsi indisturbati a ogni sorta di attività illegale.

I colectivos e il PSUV hanno ancora molti interessi in comune, ma la spaccatura sembra sempre più profonda. Molti colectivos criticano apertamente la corruzione dell’élite chiavista e si dicono pronti a combattere per gli ideali del socialismo anche se questo significasse opporsi al presidente Maduro. In risposta alle tensioni crescenti e ai problemi di sicurezza, a metà del 2015 Maduro ha lanciato una “Operazione di liberazione e protezione del popolo”, volta a combattere il crimine organizzato e a disarmare i colectivos paramilitari. Ne è scaturita una guerra sotterranea che ha causato la morte di 350 membri delle forze dell’ordine, cui il governo ha risposto uccidendo più di 200 membri del crimine organizzato. Ma il governo si è dimostrato incapace di riprendere il controllo dei quartieri controllati dai colectivos, che sono ormai entità politiche a se stanti. Ora i colectivos approfittano della pessima situazione economica del Venezuela per dedicarsi al contrabbando di cibo e prodotti di prima necessità. Il governo Maduro potrebbe essere troppo impegnato nella lotta politica con l’opposizione per preoccuparsi di provare a fermarli. 

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