La lotta per il potere in Iran
Le opinioni degli studiosi del CFR

01/07/2009

Il Council on Foreign Relations pubblica una serie di interviste a diversi specialisti di studi sull’Iran su diversi ambiti della società iraniana all’indomani delle contestate elezioni del 12 giugno scorso.
Le opinioni convergono verso la raffigurazione di Mousavi e Rafsanjiani come rappresentanti pragmatici e ragionevoli del ceto medio. Anche in questo caso è difficile valutare il grado di attendibilità di queste opinioni senza conoscere la realtà di prima mano. Ma vale la pena di leggerle, perché sono opinioni qualificate. Qui di seguito i brani più significativi delle interviste.
 
Abbas Milani, direttore degli Studi sull’Iran all’Università di Stanford, collaboratore dell’Istituto Hoover dice:
 
“All’indomani delle contestate elezioni presidenziali di giugno, la società iraniana si trova in uno stato di continua evoluzione. Non si capisce bene se il triumvirato composto da Ali Khamenei, Ahmadinejad e dalle Guardie della Rivoluzione, che con un colpo di mano si è aggiudicato le elezioni, riuscirà a conservare il potere oppure se la popolazione si schiererà a favore di Mousavi, Karroubi e Khatami, appoggiati dall’ex presidente Rafsanjani. Tale empasse potrebbe causare un aumento della disubbidienza civile nelle strade. I democratici iraniani hanno cercato l’appoggio morale degli Stati Uniti, anche se hanno negato ogni contatto diretto con qualsiasi agenzia del governo americano.”
 
Alex Vatankaanalista del Medio Oriente del Jane's Information Group, ricercatore del Middle East Institute.
 
“E’ molto probabile che il blocco anti-Ahmadinejad si serva ora della scusa del nucleare per attaccare l’incompetenza del governo, che finora è riuscito a guadagnarsi esclusivamente una lunga serie di sanzioni. A partire dal 2005 sono emerse le prime differenze fra le due fazioni sul nucleare e con ogni probabilità in futuro l’ala riformista elaborerà una strategia diversa e più accomodante per i paesi occidentali.”
 
Djavad Salehi-Isfahaniprofessore di economia alla Virginia Tech, ricercatore del Centro di Sviluppo Wolfesohn dell’Istituto Brookings:
 
“Tutti i candidati hanno criticato la politica populista di Ahmadinejad perché ha causato un forte aumento dell’inflazione. Prima delle elezioni i riformisti speravano di vincere, cosicché avrebbero potuto introdurre delle riforme per limitare la spesa pubblica e attrarre investimenti dall’estero. La rielezione di Ahmadinejad ha spazzato via ogni speranza.
La politica economica di Ahmadinejad si è sempre basata sulla redistribuzione. D’ora in avanti il presidente dovrà comunque affrontare alcuni problemi. Primo, la sua base elettorale nutre grandi aspettative ed eserciterà una notevole pressione per incrementare la redistribuzione: coloro che hanno ricevuto benefici infatti non hanno nessuna intenzione di perderli e vi è una lunga schiera di persone che ancora aspetta di riceverne. Se Ahmadinejad chiudesse il rubinetto proprio ora che la suo popolarità presso la classe media è al minimo, la pagherebbe senz’altro cara. Secondo, è molto difficile rilanciare l’economia senza il contributo della classe media, che guida il governo, controlla le scuole e gli ospedali e gestisce la produzione industriale. La moderna classe media, che si è espansa grazie alla crescita economica, sperava di ottenere una maggiore rappresentanza alle scorse elezioni. Quello che hanno avuto invece è stato un risultato di cui non si possono fidare ed il divieto di contestare l’esito elettorale.” 
 
C. Fairbanksex analista dell’Iran del Dipartimento di Stato, ex direttore del programma persiano di Radio Free Europe/Radio Liberty, dice:
 
“I mezzi di informazione sono stati sottoposti ad una ferrea censura per iniziativa del governo che si è scagliato contro l’ondata di malcontento riversatasi nelle strade all’indomani delle contestate elezioni del 12 giugno scorso. I media critici di Mahmoud Ahmadinejad hanno subito pesanti restrizioni, i giornali sono stati chiusi, le notizie filtrate, molti giornalisti arrestati, etc. Tuttavia la repressione non è stata capillare e i giornalisti iraniani hanno trovato il modo di aggirare la censura. Infatti i siti di social network come Twitter e Facebook hanno avuto un gran successo durante le recenti manifestazioni.
Ma gli Iraniani istruiti continueranno a cercare notizie e analisi di politica interna sui giornali locali e sui siti internet classici piuttosto che sui blog e su altri mezzi di informazione. Tutti i media locali sono in qualche modo legati all’uno o all’altro personaggio politico e quindi i contenuti sono monitorati dal governo. Tuttavia gli scontri in seno al regime garantiscono un certo dinamismo e quindi, nonostante le restrizioni imposte da Ahmadinejad, alcune notizie riescono comunque a trapelare.
 
La televisione e la radio sono le principali fonti di informazione per gli iraniani, ma non esistono trasmissioni private. In base alla costituzione della Repubblica Islamica ogni trasmissione deve essere controllata dall’ufficio del Leader Supremo e i contenuti quindi sono fortemente condizionati dalla propaganda. Durante la scorsa campagna elettorale le TV di stato si sono schierate spudoratamente in favore del presidente Ahmadinejad, suscitando molte polemiche.
I media stranieri come Radio Free Europe/Free Liberty’s Radio Farda (finanziata dagli Stati Uniti), Voice of America Persian TV e il canale persiano della BBC continueranno comunque a svolgere un ruolo importante in Iran, proprio come numerosi siti internet in persiano e in inglese. Grazie a questi mezzi di informazione gli Iraniani possono accedere a notizie non filtrate dal governo e sovente non disponibili sui media locali.

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