Attacco sul fronte orientale in Iran

03/06/2009

Il 29 maggio 2009 un terrorista suicida appartenente a Jundallah, un gruppo ribelle baluco, si è fatto saltare in aria in una moschea sciita a Zahedan, nella parte orientale dell’Iran, causando circa 30 morti e diversi feriti.

Jundallah è un movimento sunnita che opera nella regione sudorientale del paese – il Sistan-Balucistan - che confina con l’Afghanistan e il Pakistan. Il governo iraniano teme che dietro all’attacco si celi la mano degli Stati Uniti, che avrebbero organizzato e fomentato la rivolta dal Pakistan grazie ai legami militari con Islamabad.

Negli ultimi anni Jundallah, che si batte per l’indipendenza dei Baluci contro la dominazione persiana, ha intessuto rapporti con i Talebani del Pakistan e dell’Afghanistan e con alcuni membri di al-Qaeda, il che ha aumentato le preoccupazioni del governo iraniano.

Nonostante le recenti aperture dell’amministrazione americana il governo di Teheran teme che gli Stati Uniti vogliano destabilizzare il regime dall’interno: per evitare che questo accada, nelle ultime settimane i leader iraniani hanno incrementato le attività dei Guardiani della Rivoluzione e delle milizie paramilitari Basiji.

Negli ultimi mesi Washington ha cercato di coinvolgere Teheran nella pacificazione dell’Afghanistan, ma finora il regime ha partecipato in maniera soltanto formale.  

Dopo l’attentato di Jundallah è probabile che l’Iran cercherà di intervenire in modo unilaterale per arginare il pericolo di  terrorismo e per proiettare la propria influenza in Afghanistan, facendo leva sulla componente sciita e persiana (farsi) della popolazione afgana.

Il clero e i Guardiani della Rivoluzione non hanno gradito l’apertura dell’amministrazione statunitense, che hanno percepito come una minaccia: con l’aumento dei contatti fra i due paesi - e l’aumento dell’influenza americana - il regime rischia infatti di crollare.  

Gli Stati Uniti potrebbero decidere di appoggiare non soltanto i movimenti indipendentisti baluci, ma anche i ribelli azeri, curdi e arabi che vivono entro i confini iraniani.  

 

Fonte: Strategic Forecast

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